[Il ritratto] Rabbia e lacrime, Mihajlovic il guerriero: "Guarderò la leucemia negli occhi e partirò all'attacco"

Quando gli hanno dato la diagnosi, si è chiuso due giorni in camera e la vita gli è passata davanti in un attimo, i giorni belli e quelli brutti, «perché ti cambia tutto una cosa come questa», e allora ha pianto, ma ha pianto di rabbia

[Il ritratto] Rabbia e lacrime, Mihajlovic il guerriero: 'Guarderò la leucemia negli occhi e partirò all'attacco'
Sinisa Mihajlovic durante la conferenza stampa.

«Leucemia», dice. «Leucemia acuta». Si ferma, trattiene le lacrime, e vorrebbe solo dire che lui non piange perché è disperato, «e non voglio far pena a nessuno, non devo far pena». Quando gli hanno dato la diagnosi, si è chiuso due giorni in camera e la vita gli è passata davanti in un attimo, i giorni belli e quelli brutti, «perché ti cambia tutto una cosa come questa», e allora ha pianto, ma ha pianto di rabbia, il guerriero Sinisa Mihajlovic: «non vedo l’ora di cominciare a combatterla questa malattia, e la vincerò, io la rispetto, ma lo so che la vincerò, e lo farò a modo mio, guardandola negli occhi, senza scappare, senza paura». Comincerà martedì, all’ospedale Sant’Orsola, «il guerriero Mihajlovic», come lo definisce anche il suo direttore sportivo, Walter Sabatini, annunciando che lui resterà comunque «il nostro condottiero, l’allenatore del Bologna qualunque cosa succederà nei prossimi giorni. Non è solo una decisione di natura morale, ma soprattutto tecnica: preferisco avere Mihajlovic non al massimo delle condizioni che qualunque altro al posto suo».

Mihajlovic alla fine della conferenza stampa va via con la moglie Arianna.


E’ una conferenza strana, questa al centro sportivo di Casteldebole, con lo striscione enorme dei tifosi appeso lungo tutta la parete esterna, «Sinisa non mollare, Bologna è con te», la sala affollata come non era mai successo e Walter Sabatini, che non si capisce se suda o se piange, ma forse tutt’e due mentre presenta «quest’uomo alla mia destra che ha in mano il Bologna adesso e l’avrà sempre». L’ha voluta lui, Mihajlovic, e Sabatini dice che ci vuole tutto il suo coraggio per farla: «Io mi sarei nascosto in una grotta». Ma l’allenatore serbo che citava John Kennedy e Che Guevara, - «bisogna pagare qualunque prezzo per il diritto di tenere sempre alta la nostra bandiera» -, e persino Dante, «fatti non foste a viver come bruti», questo signore di cinquant’anni dal mancino rapace e dalle letture profonde, ha sempre avuto faccia tosta e coraggio da vendere.

Sinisa Mihajlovic durante la conferenza stampa.

C’è una atmosfera diversa dal solito, perché questa volta non si parla di calcio, e di formazioni e di mercato. Si parla della vita e della morte, una partita che dobbiamo giocare tutti. «Io ho chiesto questa conferenza stampa, perché volevo per primo dare la notizia di quel che è successo. Purtroppo, o per fortuna, abbiamo fatto alcuni esami dove si sono scoperte delle anomalie». Mihajlovic spiega che si è trattato di un vero fulmine a ciel sereno, «è stata una bella botta, tutto in cinque giorni appena. Suo padre è morto di cancro, e allora lui fa ogni tanto dei controlli. Ma il 28 febbraio quando aveva fatto gli esami, era tutto normale e i valori erano perfetti. Poi, finito il campionato era partito per le vacanze e si era tenuto in forma, si era allenato e aveva fatto anche un mucchio di partite con il pallone. Poi 5 giorni fa si era presentato al centro medico del Bologna per un dolore muscolare, e gli avevano fatto la risonanza magnetica solo per capire che genere di strappo o stiramento fosse. E lì, chiosa il dottore sportivo Gianni Nanni, avevano trovato qualcosa di strano, ordinandogli degli eami approfonditi per il giorno dopo. «Io mi sentivo benissimo, non avvertivo  stanchezza, fastidi di alcun genere, perdite di sangue, tutte quelle cose che annunciano una malattia del genere». «Il mister sta bene, non ha niente», aggiunge Nanni. E Sinisa scuote la testa: «Sono solo un po’ incazzato, questo sì».

L'incoraggiamento via social di Roberto Mancini, ct della Nazionale e grande amico, oltre che ex collega di Mihajlovic.


Nanni spiega poi che non è più come vent’anni fa: «Oggi parlianmo di una malattia che si può combattere e si può vincere completamente. Martedì comincerà le cure e dobbiamo solo stabilire il tipo esatto di leucemia. Ma il fatto che siamo riusciti a trovarla già all’inizio, questa è una gran bella notizia». Mihajlovic ne parla trattendendo ancora le lacrime: «E’ una malattia in fase acuta, aggressiva, ma attaccabile. La guarderò negli occhi. E vincerò questa battaglia. Se abbiamo paura si perde. L’ho detto anche ai miei giocatori, quando gli ho spiegato quello che avevo. Io devo usare la tattica che piace a me, quella di andare all’attacco, e la vincerò per me, per la mia famiglia, e per la gente che mi vuole bene». Racconta di aver ricevuto 500 messaggi in questi giorni e si scusa per non aver risposto, «ma avevo bisogno di star da solo, di buttare via tutto per essere pronto ad andare ad affrontare quello che devo affrontare». Tra i 500 ci sono quelli di Vialli, che sta combattendo anche lui la sua battaglia contro il cancro, e poi di Roberto Mancini, che l’allenatore serbo ha sempre definito come un fratello («gli devo tutto, ho iniziato a fare l’allenatore con lui e mi ha insegnato tutto. Abbiamo giocato tanti anni insieme e dopo ogni gol che prendevamo, si arrabbiava, perché era sempre colpa della difesa secondo lui, ma poi ci volevamo troppo bene e ci abbracciavamo»). Il ct degli azzurri gli ha mandato un commovente messaggio di incoraggiamento su Instagram, accanto a delle foto che li ritraggono insieme mentre ridono seduti sulle panchine o in piedi sui campi di calcio: «Tu sei troppo forte, questo ti fa un baffo, e poi dobbiamo giocare a padel».
Riesce anche a fare un appello per la prevenzione, «perché», afferma, «l’unica speranza che abbiamo è quella di anticipare il male, di riuscire a trovarlo in tempo». Dice: «Nessuno di noi deve pensare di essere indistruttibile e invincibile. Quando ti succede una cosa così ti cambia la vita». China gli occhi, parla quasi a se stesso: «Purtroppo nella vita nessuno mi ha mai regalato niente». Poi li alza, come se parlasse ai suoi calciatori: «Andiamo a combattere. E dopo averla vinto spero di essere riuscito a diventare anche un uomo migliore».