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Il Mondiale in Qatar segna la fine di un’epoca: l’ultimo appuntamento per vecchi campioni

Sarà l’ultimo per un’intera generazione di fuoriclasse che vuole vincere prima di dare l’addio. Ma ci sono anche tanti talenti pronti a esplodere

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il Mondiale in Qatar segna la fine di un’epoca: l’ultimo appuntamento per vecchi campioni
Messi in azione (Ansa)

Nella piccola grande storia del calcio, il Qatar 2022 sarà un mondiale da segnare col pennarello. E non solo perché la Fifa ha rinnegato tutto preferendo disfare persino il calendario per un pugno di dollari. In un mese, in questi giorni racchiusi dal 20 novembre al 18 dicembre, si celebra un rito, lontano dai bagliori della guerra e dai suoi cieli neri, che suggella il tramonto di un’epoca, il passo d’addio di fuoriclasse che hanno segnato una stagione forse irripetibile, così piena di stelle e di miliardi, l’ultimo mondiale di Messi, Cristiano Ronaldo, Neymar, Lewandoski, Modric, Busquets, Di Maria, Benzema, una generazione di campioni, una grande e sontuosa fotografia della memoria. 

Il sogno di Messi

Sarà un po’ triste solitario y final, perché il tempo che passa non concede appelli e quando arriva il momento ti lascia solo l’immagine di quello che è stato e non sarà più. Leo Messi insegue quello che gli manca nella sua collezione di trofei, dopo 90 gol in 164 partite della Nazionale, una Coppa che fino adesso l’ha reso sempre più piccolo all’ombra di Maradona e che lui potrebbe conquistare per salire finalmente sullo stesso trono mentre gliela dedica. C’era andato molto vicino nel 2014, sconfitto ai tempi supplementari dalla Germania. Probabilmente non ci ha mai creduto come questa volta. E come lui anche Di Maria, che ha concentrato tutti i suoi sforzi per questo appuntamento. E’ il loro mondiale, la loro grande occasione. Sono tutti lì sulla soglia, tutti a cercare il loro primo titolo. Dopo, c’è un’altra vita. 

L’obiettivo di Benzema

Anche Karim Benzema è senza medaglia del mondiale. La Francia l’ha vinto, lui no. Tagliato fuori dal «caso Valbuena», è rientrato nel giro delle convocazioni solo dal 2021, dopo aver risolto il suo problema col governo francese. Deve rifarsi del tempo perduto, riallacciare un racconto che s’era interrotto dopo una novantina di gare, circa trenta reti e nessun titolo. Non l’ha vinto Cr7, che al Manchester ha cominciato la sua parabola discendente, fra una rissa e una panchina e un’estate passata a cercare una pretendente, una qualsiasi, che lo accogliesse nelle sue braccia, senza trovare nessuna che lo stesse ad ascoltare. Il Mondiale sarà la sua vetrina, l’ultima sfilata sul cavallo bianco e la folla dietro le transenne, l’ultima colonna sonora della sua gloria. Ci può provare sul serio, anche perché il Portogallo non è mai stato così forte. 

Il caso Neymar

Poi c’è Neymar, che è il più giovane di tutti. Potrebbe ancora disputarne tranquillamente un altro di mondiale, ma quelli come lui sono delle industrie e le imprese devono badare a se stesse prima di tutto: i sentimenti vengono dopo. Neymar ha annunciato che questo sarà il suo ultimo mondiale, e dopo il Qatar forse non farà nemmeno più parte della Nazionale. Giocherà per vincere, adesso, e dire addio.

E’ una generazione che se ne va, mentre un’altra sta per arrivare. Non sappiamo ancora se sarà forte come questa. Pensiamo di no, perché tanti campioni insieme come abbiamo visto in questi anni sembra qualcosa di davvero irripetibile. Però c’è un bel drappello di ragazzi che spinge per avere il suo posto nella fotografia della memoria. Sono già famosi, ma qualcuno di loro lo diventerà di più. Manca forse il primo della classe, quell’Haaland che anche al Manchester City sta facendo gol a grappoli. 

I giovani protagonisti

Ci saranno invece i suoi rivali sotto porta, Dusan Vlahovic, Kai Havertz e Darwin Nunez. Per un motivo o per l’altro nessuno dei tre arriva con gli squilli di tromba. Vlahovic si trascina da parecchi mesi una pubalgia che ha ricominciato a dargli un grande fastidio nell’ultimo mese. Nunez non è proprio uno dei titolari inamovibili del Liverpool, e anzi il più delle volte entra dalla panchina, e Havertz al Chelsea ha perso il suo grande mentore che era Tuchel. Speriamo di sbagliarci, ma non vediamo nessuno dei tre dominante in questo mondiale. Un altro giovane attaccante che potrebbe salire le classifiche è Ansu Fati, 19 anni soltanto, la maglia numero 10 del Barca ereditata da Leo Messi, uno degli attaccanti più veloci e precisi sotto porta. Un predestinato. Con un grande limite però: gli infortuni, una collezione record di incidenti non solo muscolari. Il reparto però dove è più nutrita la presenza di giovani promesse è il centrocampo. I giovani di valore della Spagna sono tanti. Pedri, il centrocampista centrale del Barcellona, ha già stregato ogni commentatore: il suo stile e i suoi passaggi filtranti ricordano Andreas Iniesta. Nel 2021 ha vinto il trofeo Kopa e il Golden Boy. Ha messo nel carniere 13 gol e 14 assist in cento presenze. Poi c’è Pablo Gaviera, alias Gavi, praticamente un fanciullo, 17 anni e già molto spesso schierato da titolare nelle furie rosse. E’ un ragazzo di grandi insrimenti, diventato uno dei migliori cannonieri sia nella Spagna che nel Barcellona, grazie al suo gioco aggressivo. Si è già messo in mostra nel Real Madridi, invece, Federico Valverde, anche se Ancelotti nella stagione scorsa lo utilizzava soprattutto come subentrante perché i blancos si affidavano ancora prevalentemente al leggendario trio Kroos-Modric-Casemiro. Adesso però che Casemiro è finito al Manchester United, Carletto lo schiera nel tridente offensivo assieme a Vinicius e Benzema. 

I talenti di Deschamp

Deschamps ha poi chiamato per i mondiali altri due giovani talenti del Real Madrid, Camavinga e Tchouanemi. Eduardo Camavinga è un mancino abile ad andar vua nei duelli uno contro uno, «forgiato nella sofferenza», come disse una volta il suo ex allenatore del Rennes, da giocatore difensivo, col tempo è migliorato molto nella formazione da box to box e adesso sta facendo progressi anche nei tiri da fuori. Tchouanemi è stato comprato quest’estate da Florentino Perez per la modica cifra di 100 milioni. Quando giocava nel Monaco l’avevano battezzato come il nuovo Pogba. Un po’ gli assomiglia, ma non troppo. E’ una pertica di ragazzo, ha piedi buoni, ma non la classe del Polpo nei suoi giorni migliori, cioé quelli di un tempo. Predilige agire da mezzala con alle spalle un mediano di contenimento. 

Gli altri nomi da tenere sotto osservazione

Altri nomi da tenere sott’occhio sono Jude Bellingham, centrocampista inglese del Borussia Dortmund con il contratto in scadenza nel 2024, e il cartellino che non scende sotto i cento milioni per chi fosse interessato alle sue prestazioni, e Jamal Musiala, trequartista del Bayern Monaco, uno dei preferiti di Julian Naglesmann. Il meno giovane di questa nidiata è Mason Mount, trequartista abile negli inserimenti e in fase realizzativa, dotato di eccellente tecnica individuale, paragonato in patria a Frank Lampard. L’ultimo nome è quello di Phil Foden, 13 presenze quest’anno in Premier League nelle file del Manchester City, 6 gol e 3 assist, un falso nueve dotato di una eccellente tecnica individuale.

Qualcuno di loro prenderà il posto dei grandi vecchi. E’ quello che promette il mondiale del Qatar. E forse è qualcosa di più di una promessa. Un’epoca sta finendo e il cambio della guardia è già cominciato.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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