"La mia gamba era praticamente morta e io ho rischiato di perdere la vita"

L'ex milanista Christian Ziege racconta il dramma vissuto in Inghilterra: "La coscia continuava a gonfiarsi il sangue era rimasto incastrato tra due strati di pelle"

'La mia gamba era praticamente morta e io ho rischiato di perdere la vita'
di Redazione Tiscali Sport

Ricordate Christian Ziege? Era arrivato a Milano e al Milan nel 1997 con la fama di nuovo talento della grande scuola calcistica tedesca. Il celebre giornalista milanista Carlo Pellegatti lo aveva ribattezzato "Thor", come il dio dei fulmini della mitologia nordica. E i "fulmini" Ziege li aveva lanciati in patria conquistando in breve tempo la fascia sinistra del Bayern Monaco e poi della Nazionale con la quale aveva vinto l'Europeo nel 1996. Per Ziege si era aperta un'asta rigorosamente "made in Italy" tra la Juve e il Milan, vinta poi da rossoneri che avevano messo sul piatto dei bavaresi la bellezza di 10 miliardi di lire.

Il fallimento in Italia e poi la Premier

Ma Ziege era riuscito a deludere prima Capello, in un annus horribilis per i rossoneri e poi Zaccheroni, nella stagione dello scudetto numero 16. Inutile la mutazione di ruolo da difensore a centrocampista di sinistra. In rossonero da ricordare solo uno splendido gol segnato alla Sampdoria a San Siro. Aveva lasciato l'Italia senza troppi rimpianti per trasferirsi nella Premier League inglese, dove era rimasto per cinque anni vestendo le maglie di Middlesbrough, Liverpool e Tottenham, prima di tornare in patria e concludere la sua carriera da calciatore con il Borussia Mönchengladbach.

"La mia gamba era praticamente morta"

Oggi Ziege allena il modesto Fc Pinzgau Saalfelden, che gioca nel terzo livello della Lega austriaca. L'ex milanista ha raccontato al Daily Mail un dramma personale e sportivo, vissuto ai tempi del Tottenham dove ha giocato dal 2001 al 2004. "La mia gamba era praticamente morta - ha raccontato al giornale britannico -. La coscia continuava a gonfiarsi e gonfiarsi. Ho scoperto solamente dopo che il sangue era rimasto incastrato tra due strati di pelle, non poteva uscire da nessuna parte. Non ne volevo sapere di andare all'ospedale, non a Natale. Ma grazie a Dio mia moglie vedendomi in quelle condizioni ha insistito".

"Mi fa male, ma mi ritengo fortunato"

Ma la corsa in ospedale aveva salvato la vita al giocatore degli Spurs. "Quando siamo arrivati ho perso conoscenza. La pressione era diventata altissima in tutto il mio corpo, stavo lottando per sopravvivere. I medici hanno aperto la gamba con un intervento chirurgico ed è andato giù tutto come se fosse un pallone. Era rimasto un buco grosso, qualcosa era andato storto. Ancora oggi mi fa male, ma mi ritengo fortunato. Altri 30 minuti e mi avrebbero dovuto amputare una gamba per salvarmi. In quei momenti realizzi che la vita sia molto più importante di una partita"