Da campione a "stupratore", ma CR7 si difende: "Vuole solo farsi pubblicità"

L'americana Kathryn Mayorga accusa il fantasista della Juve per una presunta violenza avvenuta nel 2009. La replica: "Normale conseguenza del mio lavoro"

Da campione a 'stupratore', ma CR7 si difende: 'Vuole solo farsi pubblicità'
di Redazione Tiscali Sport

La bomba è esplosa sui media alla vigilia della supersfida tra Juve e Napoli: Cristiano Ronaldo è accusato di stupro. A chiamare in causa il fantasista portoghese, con un accusa molto pesante, è stata ancora una volta l'americana Kathryn Mayorga. La presunta violenza risale al 13 giugno 2009 e sarebbe avvenuta in un albergo di Las Vegas. Cristiano Ronaldo, allora era un giocatore del Manchester United ceduto al Real Madrid.  Secondo alcune iniscrezioni, circolate negli ultimi anni ma mai confermate, Ronaldo avrebbe anche pagato la donna per chiudere la vicenda. Il settimanale tedesco Der Spiegel, che ha intervistato Mayorga, ha parlato di un accordo tra le parti di 375 mila euro per evitare la denuncia.

"Improvvisamente mi è saltato addosso"

"Improvvisamente mi è saltato addosso. Dopo si mise in ginocchio e disse: 'Al 99 per cento sono un bravo ragazzo, non so cosa succede al restante uno per cento'". La donna avrebbe detto "più volte no e di fermarsi". L'avvocato della Mayorga ha presentato una nuova denuncia in Nevada e consegnato ai giudici un documento che conterrebbe l’ammissione del calciatore. Inoltre Ronaldo viene accusato di aver "approfittato delle condizioni di particolare fragilità psicologica" della ragazza.

CR7: "Vuole solo farsi pubblicità"

Cristiano Ronaldo ha atteso la fine di Juve-Napoli e replicato alle accuse di stupro. "Quello che hanno detto sono falsità. Solo fake news", ha detto CR7 in una diretta su Instagram. "Lei vuole solo farsi pubblicità sfruttando il mio nome, vuole diventare famosa grazie a me. È una normale conseguenza del mio lavoro", ha aggiunto CR7. Poi il messaggio finale: "Sono un uomo felice e va tutto bene". Anche i legali del portoghese sono entrati in azione definendo il servizio di Der Spiegel un "reportage palesemente illegale".