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Da Yamal a Mbappé, i predestinati “benedetti” dai campioni

Video di Messi che "immerge" baby Spagna sul solco della passione

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C'è una teoria tra una particolare categoria di appassionati di calcio, tra quelli per il quale il "pallone" rappresenta una "malattia" o anche tra gli scout: i campioni si riconoscono fin da bambini, sui campetti di periferia o nei vivai dei club, perché ci sono alcuni segni del destino che riguardano soltanto loro. Sicuramente il convincimento è stato rafforzato in questi giorni dopo che sul web sono rimbalzate in tutto il mondo le immagini di un giovanissimo Lionel Messi che nel 2007 "battezza" un piccolo neonato: quel predestinato era Lamine Yamal, il calciatore rivelazione di questi Europei.

Un segno del destino

Quella foto rientrava in una iniziativa di sensibilizzazione dell'Unicef alla quale partecipavano i calciatori del Barcellona. Per scegliere i bambini che avrebbero partecipato fu fatto un sorteggio che riguardò anche il quartiere popolare di Roca Fonda de Matarò di Barcellona, dove viveva la famiglia di YAMAL, e proprio la nuova stella del calcio fu prescelta per il book fotografico. I tifosi spagnoli sono certi: a quel fortunato neonato la "pulce" ha infuso un po' di magia del calcio. "Stavamo scattando quelle foto per aiutare l'Unicef e partecipò Messi. Aveva 20 anni, era ancora molto giovane e timido", ricorda Joan Monfort, il fotografo che immortalò quel momento particolare.

Ma sono tanti i campioni che da bambini hanno avuto incontri speciali. In questi giorni - nuova puntata dell'eterna rivalità con MESSI - sono state rilanciate anche vecchie immagini di CRISTIANO RONALDO. Cr7 ne ha addirittura "benedetti" due, d'altronde il portoghese ama collezionare record: prima della partita con la Francia sul web è spuntata una vecchia foto dove posa con un bambino speciale, Lylian MBAPPÉ. Lo stesso è accaduto contro la Georgia: in questo caso Cr7 posa in un piccolo campetto di calcio con Giorgi CHAKVETADZE, un altro bambino che 20 anni dopo sarebbe diventato un eroe nazionale per aver guidato la Georgia agli ottavi di un Europeo. Una carezza che ha infuso la magia del calcio.

I "pasionari" del calcio vedono cose che altri non vedono

In Argentina quando, nel 1986, Diego Armando MARADONA vinse il Mondiale alcuni "aficionads" inventarono il "maradonismo", una religione tra la provocazione e la voglia di festeggiare, che presto si estese nei vicoli di Napoli dove - ma stavolta per lo scudetto - i bambini venivano chiamati Diego in devozione al nuovo patrono cittadino. Tra il sacro ed il profano anche l'immagine di papa Giovanni Paolo II che in una udienza pubblica del 1983 carezza o meglio "benedice" un bambino biondo: era Francesco TOTTI che da lì a poco sarebbe divenuto l'ottavo re di Roma e della Roma.

Al di là della "fede" calcistica di tanti, l'avvento dei social e degli smartphone hanno reso possibile questo fenomeno grazie ai grandi campioni che partecipano ad iniziative pubbliche e spesso girano per i vivai dei grandi club proprio per incentivare i piccoli calciatori che sognano un giorno di diventare campioni come i loro idoli. Solo in pochi ce la faranno ma resta la voglia di sognare che, in fin dei conti, è la vera magia del calcio.

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