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[Il retroscena] Il derby, la (quasi) pace con Adani, Guardiola, Allegri e la nuova Juve

Un pareggio che frena la grande rincorsa dei granata e rischia di pesare molto dentro all’ammucchiata che scalpita per la Champions

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Cristiano Ronaldo dopo il gol nella porta del Torino (Ansa)
Cristiano Ronaldo dopo il gol nella porta del Torino (Ansa)

Il derby più importante, per i settant’anni di Superga e il sogno Champions quasi a un passo, il Torino l’ha visto sfumare proprio sul filo di lana, a pochi minuti dalla fine. Il pareggio è giusto. Ma i granata, passati in vantaggio al diciottesimo del primo tempo con un gol di Lukic grazie a una palla rubata a Pianic, avevano ormai accarezzato una vittoria che avrebbe potuto essere decisiva per la sua corsa all’Europa.

Solo che nelle file della Juventus c’è un extraterrestre chiamato Cr7 che è di un livello superiore a tutti, anche e soprattutto nella testa, per la sua voglia rabbiosa di vincere sempre e di non mollare mai. Per lunga parte della gara aveva chiesto cross dalle fasce e quando è arrivato quello buono non ha perdonato Sirigu. Il Toro ha fatto la sua partita, stile Mazzarri, premiato dal suo gol di vantaggio, molto chiuso e molto compatto, giusto quello che Adani rimprovera ad Allegri, accusandolo di essere poco propositivo, e invece elogia in maniera sperticata a qualcun’altro.

Alla resa dei conti, però, questo è un pareggio che frena la grande rincorsa dei granata e rischia di pesare molto dentro all’ammucchiata che scalpita confusamente insieme per Champions ed Europa League. In questa fase del campionato non è sufficiente fermare la Juve a casa sua, nello Stadium.

Per il resto è stata una giornata da tarallucci e vino. Pace fatta (o quasi) fra Adani e Allegri. Il mister s’è presentato da Sky con il suo sorriso migliore, cercando di spiegare le sue ragioni: «Sicuramente quello che è successo sabato mi è dispiaciuto, però per fare l’allenatore non si può buttare a mare tutto quello che ci è stato insegnato. Da tempo si parla di rivoluzioni di gioco, ma non c’è nulla che vada buttato. Allenare non è quello che si legge e scrive. L’allenatore ha un dovere verso l’azienda, quello di portare a casa dei risultati, e le partite si vincono attraverso la costruzione di una annata, cercando di capire i momenti diversi di una stagione. Io devo valutare la prestazione di una squadra e il miglioramento dei giocatori. Le analisi sui libri e i numeri possono ingannare. Puoi fare il 30 per cento di possesso palla e vincere la partita per 3 a 0. A Madrid abbiamo vinto 3 a 1 facendo il 38 per cento di possesso palla. Io sono un uomo di campo e so quel che vedo.

 Comunque la cosa si è chiusa sabato, voi pensavate che non sarei venuto qui e invece ci sono».

Adani sembrava un po’ meno convinto, ma ha fatto buon viso a cattivo gioco. Poi quando non c’era più Allegri ha ribadito le sue idee, che in Europa la Juve è la squadra che arriva meno delle altre a tirare in porta, che fa meno gioco verticale, che ha perso quattro partite su 10, che sono troppe se si vuole puntare in alto. Ma che se la società vuole cambiare allenatore, può solo farlo rivoluzionando tutto e cercando il Ronaldo della panchina, uno come Guardiola.

In realtà Guardiola è solo una fantasia giornalistica. Costa un occhio alla testa, un altro mega stipendio alla Ronaldo. E’ vero che la Juve ci ha pensato, ma è anche vero che ha trovato subito le porte chiuse. La verità è che Allegri è già confermato alla Juventus per la prossima stagione. Una clausola del contratto parlava molto chiaro: se fosse stata la società a decidere di interrompere il rapporto avrebbe dovuto sborsare una considerevole penale milionaria. In pratica, solo Allegri avrebbe potuto rinunciare alla panchina bianconera. E non l’ha fatto.

Restando il Max, la campagna acquisti ha già preso una direzione chiarissima. Via Dybala e dentro Icardi. Probabilmente saranno ceduti anche Douglas Costa e Cancelo, che soprattutto nella seconda parte della stagione non ha convinto troppo il mister. Allegri ha chiesto un terzino, un difensore di esperienza - il sogno sarebbe Varane, più probabile uno fra Alderwiereld o Savic -, un altro centrocampista oltre a Ramsey - Isco? -, un’ala e una punta. Niente giovani, come invece raccontano fantasiosamente gli spifferi di calciomercato, al massimo solo uno: se si vuole vincere subito, non si può rischiare.

 L’attaccante sarà Icardi. Ormai è quasi fatta: si tratta sul prezzo. La clausola è di 110 milioni, ma la Juve ha presentato un’offerta di 60. Paratici ha già trattato con Wanda Nara. Non è disposto a concedergli quello che chiede il centravanti argentino, cioè 10 milioni, ma a girargli il contratto di Dybala: 7,5 netti, che sono già due di più di quelli che sta prendendo all’Inter. Adesso, per il nuovo Sivori, come avevano battezzato il numero 10 bianconero, non c’è ancora un acquirente alla porta. E questo è un po’ un problema, perché quest’anno la Juve potrà comprare solo vendendo. Vale Dybala 100. Ma dopo la sua stagione più brutta, quasi relegato fra le riserve, dovrà accontentarsi di 80.

La conferma di Allegri alla Juventus, comincia a riempire anche le altre panchine. Conte a questo punto finirà per accettare la Roma. C’è ancora uno spiraglio per l’Inter, che si è iscritta alla coda con convinzione solo adesso, dopo la rinuncia obbligata ad Allegri, che era il vero obiettivo di Marotta. Il Milan dovrebbe pensare a Di Francesco. Ma in casa rossonera, le cose sono ancora un po’ più complicate, perché anche Leonardo è finito sotto osservazione.

Alla fine il prossimo campionato potrebbe ripartire con due sole novità: Conte e Di Francesco. Tutti a fare la gara sempre dietro alla stessa Juve di Max Allegri, sempre lui. Con un piccolo dubbio: per spendere sessanta milioni o più per Icardi, forse, in effetti, non sarebbe stato male provare a investirli su Guardiola.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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