Supercoppa di noia, ha vinto la Juve senza fare niente contro il Milan mediocre. Solidarietà alle poche donne dello stadio

La finale di Jeddah ha visto il solito copione: la solita vincitrice, il solito uomo decisivo (Ronaldo) e la solita polemica per un rigore negato allo scadere

Supercoppa di noia, ha vinto la Juve senza fare niente contro il Milan mediocre. Solidarietà alle poche donne dello stadio

Se davvero davanti alla televisione c’erano i 300 milioni di spettatori nel mondo strillati da alcuni giornali, vuol dire che abbiamo diviso la noia infinita della Supercoppa di Jeddah proprio in tanti. Persino in troppi. La solita partita all’italiana, due o tre tiri in porta in novanta minuti, la solita squadra che vince, il solito Var, la solita polemica. Naturalmente poteva esserci anche un rigore per il Milan (le immagini tv però salvano la Juve), a tre minuti dalla fine, ma almeno così Banti ci ha risparmiato altri 30 minuti di supplizio, in poltrona a morire di nausea, da tifosi di un torneo di bocce senza neanche il mezzo litro di rosso per non pensarci, e noi gliene siamo molto grati.

Non è mancato pure il solito gol di Ronaldo, che ha deciso la partita: 1a 0. Niente di nuovo. Ha vinto la Juventus - of course -, senza fare assolutamente niente. Alla fine, uno capisce perché da noi non si parla d’altro che di rigori negati, di arbitri, di ingiustizie finte o vere. Perché non si può mica parlare di calcio dopo partite come queste.

I telecronisti si sono sperticati in elogi al Milan, che ha dato grande prova di orgoglio, che è uscito a testa alta, e tutte quelle altre banalità e cretinate che riempiono il Grande Libro dei Luoghi Comuni, tipo che le partite durano 90 minuti, che la palla è rotonda e il calcio è un gioco maschio. In realtà il Milan ha fatto solo un gran catenaccio che neanche l’Inter di Mourinho col Barcellona, schierando un passivo 9-1, con il solo Cutrone davanti e tutti gli altri a fare pullman davanti alla porta. Altro che orgoglio. Si chiama fifa nera. E per restar nei luoghi comuni, chi non osa non rosica.

Fa più notizia l’esclusione di Higuain dall’undici titolare, che però quando è sceso in campo negli ultimi venti minuti s’è dannato l’anima con grande passione, soprattutto dopo il fischio finale quando è corso da una parte e dall’altra con faccia ringhiante e perle di sudore per protestare contro il rigore negato (un improvvido intervento di Emre Can in scivolata alle spalle di Conti che si apprestava a raccogliere un cross a pochi metri dalla porta).

Dal Milan è filtrata la voce che avesse qualche linea di febbre e che per questo non era presente neanche nella foto ufficiale con le autorità prima della partita. Dagli esperti di calcio mercato invece esce la notizia che non è stato schierato perché ormai è a un passo dal Chelsea di Sarri. Una volta tanto è più vicina alla verità la voce ufficiale della società: è vero che Juve e blues stanno trattando, ma a noi risulta che per ora non sia stato trovato ancora nessun accordo. L’unica certezza è che Higuain farebbe carte false per andare via. E lo capiamo.

Questo Milan versione prima non prenderle da squadretta di provincia non dev’essere molto confortante per un campione che detiene anche il record di gol segnati in un campionato. Nel primo tempo, il catenaccio di Gattuso, con il nuovo acquisto Paquetà mezz’ala classica, ottima sincronia di movimenti con Calhanoglu, in funzione difensiva, ha dato ottimi risultati, con il grande supporto della Juventus, che non aveva nessuna intenzione di scoprirsi e di attaccare. Anzi. Risultato, nessun tiro nello specchio della porta, neanche una parata dei due portieri, una grande noia da serie A. Poi ci chiediamo perché facciamo una gran fatica a vendere il nostro prodotto all’estero.

Nel secondo tempo, la Juve ha provato a spingere un poco di più (senza esagerare per carità) e il Milan nell’unica sortita in contropiede ha preso la traversa con Cutrone. Poi è arrivato il gol di Ronaldo, un colpo di testa morbido e lento finito in fondo alla rete solo grazie alla decisiva complicità di Donnarumma, detto Dollarumma, un altro mediocre del nostro football che i giornali hanno battezzato come l’erede di Buffon. Nient’altro: l’espulsione di Kessie per una entrata assassina sulla gamba di Emre Can, e il rigore reclamato dal Milan allo scadere. Se Banti lo avesse assegnato, c’era da spararsi.

Visto che questo è il nostro calcio e questa la chiamiamo pure una partita, siamo ancora più solidali con le poche donne che sono potute entrare allo stadio fra i 62mila spettatori, naturalmente solo sotto la stretta sorveglianza di tutori e mariti. Una - molto bella, senza velo: ma era vera? - ha detto ai microfoni che «si tratta di un grande orgoglio per noi perché assistere a queste partite allo stadio, venir qui con le nostre famiglie, è una grande conquista». Abbiamo paura che dopo Juventus -Milan preferiranno starsene a casa la prossima volta. Un’altra - sempre senza velo, sempre molto bella - ha detto che «solo un anno fa non avremmo neanche sognato di venire qui». Ammazzare i sogni è un delitto. Io le condannerei Juventus e Milan.