Anche la Fiorentina cambia proprietario. Americani, arabi e cinesi: ecco perché il nostro campionato finirà come la Premier

Lo "juventino" Commisso sarebbe il quarto presidente statunitense di una squadra italiana. Il Milan punta sul modello Arsenal, i cinesi dell'Inter vogliono investire

Anche la Fiorentina cambia proprietario. Americani, arabi e cinesi: ecco perché il nostro campionato finirà come la Premier

L’ultima che potrebbe finire in mano al solito magnate americano che parla con l’accento di Marlon Brando ne Il Padrino, sarebbe la Fiorentina dei Della Valle. Che poi non è detto, perché sulla soglia ci sono pure altri due compratori, un fondo del Qatar e uno del Kuwait. Ma davanti a tutti adesso c’è Rocco Commisso, americano del Bronx da quando aveva 12 anni, il classico self made man che piace tanto agli yankee, venuto su con le toppe nei calzoni e senza un dollaro in tasca, accumulando secondo Forbes un patrimonio di 4,3 miliardi.

Un altro presidente statunitense

Lui dice che prende i viola, sarà l’unico americano nato in Italia padrone di una squadra di calcio del nostro Paese, perché gli altri sono tutti nati oltre oceano. E sono già tre: James Pallotta alla Roma, Joey Saputo al Bologna e Joe Tacopina al Venezia. Lui sarebbe appunto il quarto, ma dopo di lui potrebbero essercene ancora altri. La Sampdoria sta trattando con degli altri americani e il Genoa invece, secondo il Financial Times, con il proprietario del Leeds, Andrea Radrizzani, presidente e fondatore dell’Aser, società di investimento globale, che è italianissimo di Rho, Milano, anche se vive oltre Manica. A questi bisogna poi aggiungere il Palermo, che è stato venduto a un misterioso fondo inglese, l’Arkus Network, che secondo il Fatto sarebbe in mano a un signore legato politicamente a Forza Nuova, ma che in realtà non si capisce bene di chi sia.

I tifosi in Premier protestano molto meno

Il nostro campionato sta diventando come quello inglese, dove moltissime squadre sono finite in mano a proprietà straniere. All’inizio i tifosi avevano fatto scioperi e proteste perché non li volevano, soprattutto quelli del Manchester United: dicevano che toglievano poesia al calcio, che lo rendevano solo un affare di soldi. Ma da quando la Premier League è diventato il campionato più bello e più ricco del mondo e le loro squadre con tutte quelle sterline spopolano in Europa, protestano molto meno. A onor del vero in Italia non è ancora arrivato nessuno sceicco e nemmeno un magnate russo come Abramovic, nonostante qualcuno di loro abbia comprato villone hollywoodiane sulle nostre coste, a Forte dei Marmi e Castiglioncello.

Il Milan sul modello Arsenal

Per ora gli unici che hanno tanti soldi e li vogliono spendere sono i cinesi dell’Inter. Al Milan, Paul Singer, proprietario del Fondo Elliott, parla tanto di rilancio, ma senza risultati, e dopo aver tirato fuori un gruzzoletto mica male buttandolo dalla finestra, sta pensando di cambiare strategia: spendere meno e incassare di più cercando, giovani talentuosi da far crescere e ripiazzare a cifre astronomiche. Stile Arsenal, storica società londinese, in mano tanto per cambiare a un altro americano, Stan Kroenke, che avrebbe appena vinto la gara a suon di miliardi con l’imprenditore russo di origini uzbeche, Alisher Usmanov. La squadra più ricca del pianeta calcio è invece il Manchester United dei fratelli Glazer, Joel e Avram, statunitensi, che si avvalgono di una cospicua partecipazione dell’azionista di minoranza, George Soros, americano fra i più ricchi del mondo.

In Inghilterra guadagnare non è un problema

Se oltre Manica i nababbi stranieri spendono e spandono, da noi a parte la Suning hanno tutti il braccino corto. Il fatto è che in Inghilterra ci sono gli stadi di proprietà sempre pieni, gli incassi assicurati, e il prodotto venduto benissimo in tutti gli angoli del mondo. Guadagnare non è un problema. Da noi non c’è niente di tutto questo: i magnati comprano per costruire gli stadi e far partire il business, accorgendosi in fretta che non è così semplice come sembra perchè l’Italia è il paese dove comanda la burocrazia, che ha i suoi lacci e i suoi ricatti per non far andare avanrti niente. Gli spalti sono mezzi vuoti, le squadre fanno tutte catenaccio, le partite sono noiosissime e all’estero non ce le compra nessuno. Il risultato, per chi ha vissuto e cresciuto solo facendo affari, è matematico: pochi soldi, pochi investimenti.

Portare la Fiorentina stabilmente in Europa

Che poi è la deriva dei Della Valle, che a Firenze avevano cominciato a investire portando la squadra in Europa League, ma che da quando si sono arenati sullo stadio non hanno più voluto tirar fuori niente. Rocco Commisso, fondatore di Mediacom, la quinta azienda fornitrice di tv via cavo negli Usa, e presidente dei Cosmos di New York, secondo il suo programma, avrebbe in mente di portar la Fiorentina stabilmente in Europa. Fra lui e i Della Valle c’è un preliminare d’accordo sancito dieci giorni fa che prevederebbe un termine di tre settimane, con la scandenza intorno a metà giugno entro cui raggiungere l’intesa definitiva. Solo che si parla anche di altre tre possibili offerte. Nel preliminare ci sarebbe una clausola di esclusività, secondo la quale gli attuali patron della Fiorentina dovrebbero comunque informare Commisso della presenza di offerte superiori. La vendita si avvicina ma non è sicura. Commisso aveva già trattato in precedenza altre squadre in Italia, ritirandosi però all’ultimo momento, come aveva fatto con il Milan, dopo aver scatenato gran clamore e grandi illusioni.

Il magnate argentino Eurnekian

Se fallisse questa trattativa, alcune voci spingono il magnate argentino Eurnekian, proprietario attraverso una società dell’aeroporto di Peretola, e due fondi, uno del Qatar e l’altro del Kuwait. Venerdì 31 maggio è stato fissato un cda straordinario. L’impressione è che la cessione dei viola non dovrebbe avere tempi brevi. Commisso per ora è andato molto avanti, ha chiesto di guardare i conti e i bilanci, ha seguito attentamente la situazione della squadra, ha annunciato che azzererebbe la dirigenza tenendo solo Giancarlo Antognoni. Anzi, vorrebbe addirittura promuoverlo a vicepresidente o direttore generale. Gli altri tutti via: Pantaleo Corvino, che verrebbe sostituito dal ds del Parma Daniele Faggiano, il presidente esecutivo Mario Cognini e l’agente Fabi Ramadani.

Commisso è un grande tifoso juventino 

Solo che i Della Valle temono che si ripeta quello che è già successo col Milan. Tanto fumo, niente arrosto. Ma Rocco Commisso, grande tifoso juventino, non è da sottovalutare. Arrivato in America a 12 anni, al seguito della mamma assieme a due sorelle, per raggiungere il padre, falegname squattrinato in Pennsylvania, si trasferì nel Bronx dopo un anno e giocando a calcio si conquistò una borsa di studio per la prestigiosa Columbia University, dove si laureò in ingegneria industriale. La sua carriera però la fece tutta nel mondo della finanza: prese un master in economia e dopo aver lavorato alla Chase Manhattan Bank e alla Royal Bank fondò Mediacom nell’autorimessa di casa sua nell’estate del 95. Dal 2017 è proprietario dei Cosmos di New York, salvandolo dal fallimento. Per la Fiorentina ha grandi progetti. Solo che dal dire al fare c’è sempre di mezzo il mare. Anzi, l’Oceano.