Gabbiadini: "All'inizio pensavo fosse uno scherzo, non so come mi sono contagiato"

L'attaccante della Sampdoria racconta la scoperta della sua positività al Covid-19: "Credo che tutti avessimo un po' sottovalutato il problema"

Manolo Gabbiadini (Ansa)
Manolo Gabbiadini (Ansa)
TiscaliNews

Tutta la squadra in quarantena compreso lo staff tecnico, in primis il mister, Claudio Ranieri. La positività al coronavirus di Manolo Gabbiadini ha fatto scattare immediatamente il protocollo sanitario della La Sampdoria che ha comunicato la notizia sul proprio sito ufficiale l'11 marzo. L'attaccante blucerchiato è diventato il secondo caso di positività in Serie A dopo quello del difensore della Juventus Daniele Rugani.

"Ho sentito un po' di febbre ma non ho pensato al virus"

"Ho sentito un po' di febbre la sera di martedì 10 marzo, ma non ho pensato al virus - ha detto a La Gazzetta dello Sport -. Quella notte ho dormito male, mi sono svegliato spesso e al mattino mi girava la testa ma non ero caldo. Ho misurato la febbre solo per scrupolo e avevo 37,5. Ho chiamato il dottor Baldari della Samp, ma anche in questo caso non ho pensato al virus. Martina, mia moglie, mi ha però suggerito di chiedere il tampone: a casa abbiamo due bimbi piccoli. Il dottore è venuto a farlo e ci siamo dati appuntamento al giorno dopo. Giovedì stavo benissimo, era passata la febbre. Alle 15 mi ha chiamato il dottore per dirmi che ero positivo".

"Ho chiesto al dottore se stesse scherzando"

"Ho chiesto al dottore se stesse scherzando, anche se era ovvio che fosse serio - spiega l'attaccante blucerchiato -. Non me l'aspettavo perché la febbre era passata subito. E da quel momento ho cominciato davvero a riflettere sul coronavirus. Se il dottore mi avesse detto di aspettare ancora un giorno prima di decidere se fare il tampone, non gliel'avrei più chiesto visto che mi sentivo molto bene. E magari, pensando di non essere positivo, sarei andato a comprare la frutta sotto casa rischiando di trasmettere il virus a un anziano in modo assolutamente inconsapevole: un pensiero bruttissimo, che mi tormenta".

"Era difficile prevedere un'epidemia così grave"

Nei giorni precedenti l'ex punta di Atalanta, Napoli e Southampton, in quarantena con la famiglia a Nervi, non aveva pensato al rischio di contagio: "Credo che tutti avessimo un po' sottovalutato il problema. Era difficile prevedere un'epidemia così grave. E' vero che noi siamo sempre in pullman, in hotel, a contatto con persone che non conosciamo. Ma a queste cose pensi solo dopo e comunque io non posso sapere come mi sono contagiato".