Tiscali.it
SEGUICI

Gracias Maradona por estes lagrimas... La storia di un uomo nato re senza esserlo tra grandezza e tragedia

C’è una cosa che forse molti non ricorderanno adesso, perchè non fa parte delle sue vittorie, dei suoi miracoli e delle sue cadute. Ma simboleggia tutta la normalità che lui non ha avuto, perchè è nato re senza esserlo,

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Gracias Maradona por estes lagrimas... La storia di un uomo nato re senza esserlo tra grandezza e tragedia

«... la va a tocar para Diego, ahì la tiene Maradona, lo marcan dos, pisa la pelota Maradona...». Non so se la cosa più bella di Diego è quel gol contro l’Inghilterra, ai mondiali del Messico 1986, il secondo dopo la mano de Dios, quando prende la palla nella sua metà campo, «e lo marcan dos», e lui li beffa in un attimo e poi corre, «pisa la pelota Maradona», e ne fa fuori sei, prima di aggirare anche il portiere, con il telecronista che impazzisce, «Goool Gooool! Diegoooo! Maradona, en una corrida memorable, en la jugada de todos los tiempos...». Non so se è questo, o quella meraviglia balistica su punizione contro la Juventus, quando riesce a sollevare la palla da terra come se la prendesse con una mano, o quel tocco felpato che apre la strada a Burruchaga per correre da solo verso la rete del Mundial 1986 contro la Germania.

L'infanzia in Argentina

Ne ha fatto tanti di miracoli, Diego, in quella sua vita disordinata cominciata il 30 ottobre 1960 nel policlinico di Lanus, un comune della provincia di Buenos Aires, da Diego detto Chitoro e Dalma Salvadora Franco, detta Toto. E Toto se lo sentiva quel pomeriggio, mentre cercava riparo dentro casa dal sole accecante, se lo sentiva che avrebbe partorito un maschio dopo quattro bambine. E se lo sentiva anche Nonna Dora che se ne stava appoggiata alla parete con i piedi al sole.

Le ore vuote e immobili del pomeriggio portavano sempre l’odore della sua pipa, e non avrebbe mai smesso, neanche adesso che le bambine urlavano nel cortile e Tota era di nuovo in cinta, e neanche dopo quando il nino sarebbe cresciuto e lei lo avrebbe guardato correre con i suoi occhi impolverati che sembravano fatti di terra battuta, come le strade povere di Villa Fiorito. Tota lo voleva chiamare Armando, ma suo marito, Chitoro, non aveva nessuna intenzione di rinunciargli a dargli il suo nome. E’ così che l’hanno chiamato Diego Armando. Diego Armando Maradona.

Il più forte a 17 anni

E’ diventato il più forte di tutti a 17 anni, come Pelé, anche se non gli fecero giocare il mondiale del 78. Adesso la raccontano tutti la sua storia, il suo ingresso contro l’Inghilterra in un amichevole del 1980, quando fece le prove generali della rete che avrebbe eliminato gli inglesi in Messico, saltando tutti e beffando anche il portiere con un tocco delizioso: solo che quella volta la palla sfiorò il palo e andò fuori. La sua sfida con Gentile, nel Mondiale dell‘82. Il trasferimento al Napoli, i due scudetti, il tunnel della droga, la squalifica ai mondiali americani.

La droga e la tossicodipendenza

Il suo rapporto con Fidel Castro, le visite a Cuba e le cure nelle cliniche dell’isola, il suo endorsment per Chavez. E il suo ritorno al Boca nel 1996 quando dette il calcio d’inizio alla campagna «Sole senza droghe», e confessò pubblicamente la sua assuefazione alla cocaina, che non è che ce ne fosse bisogno di dirlo, visto che lo sapevano anche i muri, ma lui ci mise lo stesso la faccia per dire che lo faceva per i bambini: «Sono stato, sono e sarò un tossicodipendente. Ma la droga esiste dappertutto, e non voglio che la prendano i ragazzi». El pibe de oro ha avuto una vita privata confusa come quella di un artista, irregolare, ribelle, anche insensata, una vita in cui ha accumulato tutte le sconfitte del suo genio dolente.

La vita priva e i figli fuori dal matrimonio

Si è sposato nel 1984 con Claudia Villafane, e lei gli ha messo al mondo le sue prime due figlie, Dalma Nerea e Giannina Dimorah, che poi però non hanno mai stretto un bel rapporto con il padre: si sono scontrati più volte sui social e sono volate accuse molto pesanti da ambo le parti.  Non è mai stato un marito fedele, Diego. Ha divorziato da Claudia nel 2004, e proprio nei turbolenti anni della separazione ha riconosciuto la paternità di Diego Sinagra, avuto da una relazione fugace con una donna nei suoi giorni napoletani, Cristiana Sinagra. Nello stesso periodo ha riconosciuto un’altra figlia, Jana, che adesso è una giovane e affermata modella, di 24 anni, nata dal rapporto che l’ex campione ha avuto con Valeria Sabalain. Nel 2013 poi è arrivato anche un altro figlio, Fiedo Fernando, nato dalla sua storia con Veronica Ojeda, che si è conclusa anche questa in maniera burrascosca. Ma tutta la sua vita è stata così, come quella corsa spingendo il pallone in rete, «Argentina 2 Inglaterra 0, Diegol, Diegol, Diego Armando Maradona... Gracias Dios, por el fùtbol, por Maradona, por estas làgrimas, por este Argentina 2 Inglaterra 0».

Una vita sul filo del rasoio

Però c’è una cosa che forse molti non ricorderanno adesso, perchè non fa parte delle sue vittorie, dei suoi miracoli e delle sue cadute. Ma simboleggia tutta la normalità che lui non ha avuto, perchè è nato re senza esserlo, nelle case precarie di Villa Fiorito, in quelle strade di polvere e topi, perché questo era il suo destino, nato grande lui così piccolino. Ha viaggiato sempre tra la vita e la morte, sempre arrivando a sfiorarla e sempre tornando fra noi. Ma il dio del pallone ce l’ha riconsegnato una volta, sulla panchina dell’Argentina, sulla panchina di quella nazionale che lui aveva portato da solo al trionfo nel 1986. Dopo essere stato espulso con ignominia dal calcio nei mondiali americani, ci è tornato nel paese di Mandela, che come tutti i perseguitati della terra stava molto a cuore a uno come lui. Ce lo ricordiamo su quella panchina che strillava e mimava con il piede quello che avrebbe fatto lui con il pallone, mentre correva da questa parte della linea bianca in giacca grigia e camicia bianca, con la cravatta che luccicava. Ma il dio del pallone sta solo da questa parte del campo. Non da quella. L’Argentina fu eliminata e lui lasciò la panchina. Nella terra di Mandela è finita la sua normalità prima ancora di cominciare. Il dio del pallone non poteva che essere solo quello che è stato lui: grandezza e tragedia. Dolore e poesia. Gracias Diego por estes lagrimas...

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

I più recenti

Lecce: Banda operato recupererà in 50 giorni
Lecce: Banda operato recupererà in 50 giorni
Calcio: Balata Rivedere normativa su lavoro sport e più collegialità
Calcio: Balata Rivedere normativa su lavoro sport e più collegialità
Euro 2024: convocati gli arbitri Orsato e Guida
Euro 2024: convocati gli arbitri Orsato e Guida
Balata 'sistema disallineato, bisogna essere coraggiosi'
Balata 'sistema disallineato, bisogna essere coraggiosi'

Le Rubriche

Pierangelo Sapegno

Giornalista e scrittore, ha iniziato la sua carriera giornalistica nella tv...

Andrea Curreli

Cagliaritano classe '73 e tifoso del Cagliari. Studi classici e laurea in...

Stefano Loffredo

Cagliaritano, laureato in Economia e commercio con Dottorato di ricerca in...

Italo Cucci

La Barba al palo, la rubrica video a cura di Italo Cucci, famoso giornalista...