La guerra infinita fra Juve e Inter. E tutta la verità su Lukaku Marotta e Paratici

Nella storica rivalità fra Juve e Inter, adesso si è innescata pure la guerra fredda che separa Beppe e Fabio, fino a poco fa due gemelli siamesi, essendo il Chief Football Officer bianconero quasi una creatura dell’amministratore delegato nerazzurro

Marotta e Paratici
Marotta e Paratici

Comunque vada a finire la guerra su Lukaku, una cosa è certa: Juventus e Inter non faranno mai pace. Però, attorno al colosso belga dei Red Devils s’è sviluppata davvero una situazione intricata difficile da capire sino in fondo. Innanzitutto, l’unica cosa assodata è che la voce che i bianconeri sarebbero interessati al centravanti grande obiettivo di Conte, l’ha messa in giro Marotta, e non si capisce bene per quale motivo, forse perché gliel’hanno fatto credere quelli del Manchester. Da Torino la versione è completamente diversa. La società bianconera non aveva mai pensato al centravanti di Solskjaer. In compenso, lo United vorrebbe Dybala e avrebbe proposto in cambio Lukaku alla pari. Essendo l’offerta partita da loro, la Juve, che fino a quel momento aveva ricevuto solo due proposte per la Joja, dal Psg e dal Tottenham, entrambe di 60 milioni, ha sparato alto: va bene, ma ci dovete dare 15 milioni in più, valutando il suo gioiello cento baiocchi tondi tondi. Al Manchester hanno fatto una sbrigativa retromarcia, e la cosa si sarebbe fermata lì. Quindi in corsa ci sarebbero solo i nerazzurri. L’unico problema è che allo United non vogliono scendere dagli 83 milioni chiesti per il loro centravanti, e Marotta invece fa molta fatica per ora ad arrivare a quella cifra. Come finirà? Che Lukaku andrà all’Inter. Più vicino agli 80 che sotto.

Marotta e Paratici, fratelli contro

Ma questa polemica ha portato alla luce una realtà che fino a quel momento tutti sapevano, ma dicevano sottovoce, e cioè che Marotta e Paratici sono ormai fratelli contro. I nemici peggiori. Perché nella storica rivalità fra Juve e Inter, adesso si è innescata pure la guerra fredda che separa Beppe e Fabio, fino a poco fa due gemelli siamesi, essendo il Chief Football Officer bianconero quasi una creatura dell’amministratore delegato nerazzurro. In verità, non c’è mai stata una lite aperta fra i due, ma si è trattato piuttosto di un rapporto che è andato incrinandosi nel tempo per tutta una serie di motivi, che hanno visto Marotta sempre più emarginato nelle scelte di Andrea Agnelli. La ragione del contendere era dovuta alla gestione della Juventus, che Marotta immaginava più conservativa, com’era nello stile storico della società e dei suoi padroni, mentre il presidente mirava a un salto in avanti anche a costo di prendersi qualche rischio, trovandosi sulla stessa linea di Nedved e Paratici. Il problema è che in questi anni le scelte tecniche e i grandi colpi erano stati fatti quasi tutti da Paratici: Pogba, comprato a zero e rivenduto a 105, Coman (da zero a 30), Tevez, Bernardeschi, Betancur, Pjanic, e ce ne sarebbero stati pure altri, come Draxler, se il braccino corto di Marotta non lo avesse impedito preferendogli il flop Hernanes, fino all’ultimo, più grande di tutti, Cristiano Ronaldo. In un solo caso, l’apporto dell’ad era stato indispensabile, quello per Dybala, considerando gli ottimi rapporti che aveva con Zamparini (e difatti ancora adesso la Joja è un po’ un suo figlioccio e per questo spera fino all’ultimo di portarlo all’Inter). Ma se c’era da scegliere fra i due, Agnelli non aveva dubbi: quello più bravo per lui era il direttore sportivo. Oltre a tutto questo, i motivi di attrito fra il presidente e il suo amministratore delegato erano andati crescendo nel tempo, anche su cose marginali, come i rapporti con gli ultrà bianconeri in odore di ‘ndrangheta finiti sotto inchiesta e per i quali era stato chiamato a risponderne Andrea Agnelli, che invece diceva di non saperne niente.

Marotta uscì dalla Continassa in lacrime

Come confidò ai giornalisti Beppe Marotta, subito dopo aver annunciato che la sua storia con la Juventus era finita, «non c’era più sintonia fra me e il presidente». Mentre, dall’altro lato, il rapporto fra Paratici e Agnelli era diventato via via sempre più stretto, per stima e identità di vedute. Quando si presentò l’occasione di arrivare a Cristiano Ronaldo, il ds andò direttamente dal presidente, senza passare da Marotta: «Io gli ho detto: ci sarebbe una opportunità, l’importante è che mi ascolti fino alla fine. Quando sono uscito dall’ufficio ho immaginato che ce l’avremmo fatta. Agnelli mi ha detto: Fammici pensare un giorno o due. Ma dopo 3 ore mi ha chiamato». In realtà, non era la prima volta che saltava Marotta. Anche per Morata, ad esempio, aveva fatto lo stesso (l’amministratore delegato voleva Immobile). Il Beppe alla resa dei conti lasciava fare: in fondo erano grandi amici, e lui era pur sempre una sua creatura. Ma quando presero Ronaldo, Marotta cercò di convincere Agnelli che quella mossa poteva far saltare i conti, e per tutta risposta il presidente lo tagliò fuori per la prima volta dalla presentazione, lasciando tutti gli onori soltanto a Paratici. La goccia che fece traboccare il vaso avvenne ai primi di settembre del 2018, il giorno che l’amministratore delegato rinnovò il contratto di Sami Khedira, probabilmente su pressione di Allegri, che lo considerava il suo «Professore», portandolo da 4 a 6 milioni di euro netti fino al 2021. Appena lo venne a sapere Agnelli andò su tutte le furie: quelli sì che erano soldi buttati via, Khedira era sempre rotto e cominciava ad avere una certa età. Racconta chi lo ha visto che Marotta uscì dalla Continassa in lacrime. Quella lavata di capo era la fine della sua storia con la Juve.

L’infinito derby d’Italia

Dopo il suo annuncio, al termine di Juventus Napoli, sono partite tutta una serie di ricostruzioni fantasiose, su Nedved e Paratici che avrebbero suggerito il divorzio, spingendo Agnelli a quella scelta. Non è vero niente. Paratici era ormai cresciuto da parecchio tempo, diciamo da Tevez in avanti, nella considerazione della società e di fatto non lavorava più all’ombra del suo mentore. L’unica cosa che è cambiata davvero è la visibilità: ma per Paratici è più una fatica che un onore. Marotta, che è comunque un gran signore capace di smussare tutti gli spigoli, ha patito molto la separazione dalla Juve. E quella da Paratici. Se fosse rimasto lui, di sicuro sarebbe rimasto anche Allegri. La Juve non avrebbe preso De Light, ma Manolas. Le cose però vanno come devono andare. Se non fosse andato all’Inter, i nerazzurri non sarebbero mai riusciti a prendere Conte. Perché alla fine non è solo Juve Inter, lo storico, infinito derby d’Italia. E’ anche Marotta contro il suo passato.