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L'Italia perde a testa alta. Si arrende a una grande Spagna (e all'arbitro)

La sconfitta più di tutto l’ha decisa l’espulsione di Bonucci. Fino a quel momento, anche se in svantaggio di un gol, gli azzurri potevano meritare benissimo il pareggio, e l’avrebbero pure acchiappato se Insigne non si fosse mangiato un gol

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
L'azione che ha portato all'espulsione di Bonucci (Foto Ansa)
L'azione che ha portato all'espulsione di Bonucci (Foto Ansa)

Anche i grandi record sono fatti per finire prima o poi. E dopo 37 risultati utili consecutivi l’Italia si arrende a questa banalissima legge della vita. Ma la sconfitta più di tutto l’ha decisa l’espulsione di Bonucci, perchè fino a quel momento, anche se in svantaggio di un gol, gli azzurri potevano meritare benissimo il pareggio, e l’avrebbero pure acchiappato se Insigne non si fosse mangiato un gol che grida ancora vendetta. Subito dopo l’uscita del capitano, è arrivato il secondo gol delle furie rosse ed è calato il buio sulle nostre ambizioni. Non abbiamo potuto fare altro che difendere una sconfitta, sperando in un miracolo in contropiede e riuscendo pure ad accorciare le distanze. Abbiamo perso con onore, a testa alta, in dieci contro undici. Ma questa partita ci ha detto alcune cose molto importanti. La prima è che la nazionale non può assolutamente fare a meno di Chiellini. Non solo perché i suoi sostituti non sono alla sua altezza (il primo gol di Ferran Torres è un grave errore di Bastoni). Nessuno riesce a marcare come lui, e nessuno è in grado di infondere la stessa sicurezza a tutta la squadra. La seconda è che continuiamo a trascinarci dietro il problema del centravanti. Difficile, pressoché impossibile, avere nostalgia dell’Immobile in maglia azzurra. Ma Insigne, partito come falso nueve al posto suo, è stato secondo noi il peggiore in campo, e non solo per l’incredibile gol che si è divorato pochi istanti prima dell’espulsione di Bonucci.

Chiesa in azione (Foto Ansa)

Un giallo incomprensibile

Alla fine, la partita è decisa da quell’episodio. Due gialli. Se il secondo ci può stare, il primo è incomprensibile: una leggera protesta da capitano, di pochi secondi a braccia larghe. Era nel suo diritto farlo, non si capisce davvero perché l’arbitro l’abbia ammonito. Fino a quel momento, l’Italia aveva preso un palo con Bernardeschi e sprecato con Insigne. Si era cominciato con i fischi vergognosi all’inno della Spagna (mitigati per fortuna dal bellissimo gesto degli azzurri che lo applaudono invece, in campo e sulla panchina) e a quelli annunciati per Donnarumma. Poi si parte come all’Europeo, con gli iberici che si piazzano nella nostra metà campo a palleggiare, ma questa volta l’Italia riesce subito a cambiare lo spartito. Il primo tiro pericoloso è al quarto di Chiesa, e per Unai Simon è una parata difficile. E subito dopo per altre due volte gli azzurri seminano il panico nell’area avversaria. Ma passato questo momento la Spagna riprende campo. Luis Enriquez ha schierato con il numero 9 Gavi, il più giovane esordiente delle furie rosse, a soli 17 anni appena compiuti. Il falso nueve però è Sanabria. Il più pericoloso invece è Ferran Torres. La prima volta il suo tiro a portiere battuto incoccia sulle gambe di Bastoni. La seconda il difensore dell’Inter va a vuoto sul cross di Oyarzabal e l’attaccante spagnolo non sbaglia. A seguire papera di Donnarumma e palo delle furie rosse: salva tutto Bonucci. Ma la reazione dell’Italia non è solo d’orgoglio. Gioca e costruisce. Palo di Bernardeschi, Insigne spreca tutto due volte, la seconda sparando chissà dove, ma lontano dalla porta, solo davanti al portiere. Subito dopo arriva l’espulsione di Bonucci, e in fila il secondo gol della Spagna al termine di una splendida azione tutta di prima. La chiude di nuovo Ferran Torres di testa.

Ferran Torres (Foto Ansa)

Entra Chiellini e si vede

Nel secondo tempo entra Chiellini, e la differenza si vede. L’Italia rischia ancora ma non subisce più gol. Ne segna uno, invece, su una splendida azione di Chiesa che serve a Pellegrini un pallone che è solo da accompagnare in rete. Vanno in campo pure  Kean e Locatelli oltre all’autore del gol. Cuore e coraggio, ci proviamo fino alla fine. Abbiamo perso contro una grande Spagna. Ma al di là del risultato abbiamo fatto vedere di essere grandi anche noi. La Nazionale di Mancini è comunque un fenomeno particolare, quasi unico nel panorama del pallone dal dopoguerra a oggi. Tutte le grandi nazionali europee di questo periodo erano, si può dire, il proseguimento naturale dei club che in quegli anni andavano per la maggiore. L’Olanda era la versione arancione del grande Ayax di Crujff, come la Germania degli Anni 70 si rifaceva al Bayern. Anche l’Italia di Bearzot era figlia della Juventus che andò tre volte in finale nelle coppe europee vincendone due. E così dopo, la Spagna dominante di poco tempo fa rappresentava il Barcellona (senza Messi) e l’ultima Germania di Loew di nuovo il Bayern. Ma quest’Italia non rappresenta nessuno. Le due squadre più forti del campionato mettono insieme appena quattro titolari contro gli uomini di Luis Enriquez, due l’Inter e due il Napoli. E nessuno in serie A gioca come gli azzurri, con due registi offensivi, possesso palla alla ricerca della verticalizzazione, e la voglia di dominare la partita sempre. Quest’Italia è solo di Mancini. Non deve niente a nessuno, se non al suo coraggio e alle sue idee. E solo a lui dobbiamo dire grazie.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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