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Che cos'è successo a Chiesa? Juve nei guai, slitta il suo rientro

Si tratterebbe con ogni probabilità di una infiammazione o di un’infezione. L'attaccante doveva rientrare a settembre, ma ora tornerà a gennaio e sarà a pieno regime a campionato finito.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Federico Chiesa (Ansa)
Federico Chiesa (Ansa)

Aspettando la Roma, il primo giudizio che conta sul suo cammino, qualche problema, la Juventus, ce l’ha già. Ma adesso ne potrebbe arrivare uno ancora più grande. Il rientro di Federico Chiesa, atteso come un Messia fra le zolle della Continassa, potrebbe slittare, e di parecchio. La voce verrebbe da Forte dei Marmi dove l’azzurro si allenava allo stadio comunale Necchi Balloni, con altri due compagni eccellenti, i romanisti Mancini e Lorenzo Pellegrini. «Mi rivedrete in campo a settembre», aveva detto il diretto interessato all’inizio dell’estate. Pare proprio di no. Forse a gennaio se tutto va bene.

Il brutto è che quando parlavano di rientro a settembre, ripetevano tutti che comunque sarebbe entrato in forma solo a gennaio. Ma se rientra a gennaio, fate un po’ voi i conti: probabilmente sarà a pieno regime a campionato finito. Se si considera che Di Maria s’è già fermato ai box, Pogba chissà quando torna e se riuscirà mai a toccare quota 25, che rappresenta poi il misero bottino di presenze esibito nelle sue due ultime stagioni in Premier, alla fine par di capire che l’unica stella valida da arruolare in campo resta il povero Vlahovic, abbandonato nelle steppe nemiche dalle proverbiali ritrosie di Allegri a occupare in forza le praterie avversarie. Diciamo che non sembra una bella prospettiva.

Il problema di Chiesa non sarebbe molto recente. Sarebbe apparso circa un mese fa, quando sforzando nella corsa per recuperare la condizione migliore, il ginocchio diventava gonfio come un melone. In quelle condizioni era impossibile proseguire gli allenamenti. E i tempi hanno così cominciato ad allungarsi. Si tratterebbe con ogni probabilità di una infiammazione o di un’infezione. L’attaccante della Nazionale è stato operato nella clinica Hochrum dal professor Finck, che aveva già compiuto lo stesso intervento su Zaniolo, Demiral e Chiellini, tutti atleti che in tempi più o meno lunghi sono ritornati sui campi di gioco.

A chi chiedeva quando Chiesa sarebbe ritornato com’era prima dell’incidente, da Innsbruck propsettavano dai 6 agli 8 mesi. I sei sono già passati, e gli otto quasi. Il papà di Federico, Enrico Chiesa, inoltre, non era mai stato troppo d’accordo sulla scelta di Finck. Anche lui s’era rotto il crociato quando giocava nella Samp. Era stato operato dal professor Mariani, a Villa Stuart, il chirurgo che era riuscito a riconsegnare in tempi miracolosi Francesco Totti alla Nazionale per i mondiali del 2006. Enrico si era trovato così bene che avrebbe voluto che anche suo figlio finisse sotto i ferri a Villa Stuart. Adesso magari potrebbe venire da pensare che aveva ragione lui. Resta il fatto che questa è solo l’ultima tegola che si aggiunge al mare di dubbi che accompagna questo avvio di stagione della Juventus, due dei quali riguardano proprio il suo staff sanitario e quello dei preparatori atletici, perché il numero record di infortuni muscolari che aggredisce i giocatori bianconeri qualche responsabilità dovrà pure averla, anche se nessuno lo ammette.

Certo è che se compri dei giocatori rotti o troppo usurati, non puoi sperare che ti rendano come quelli sani. Già Pogba non aveva un curriculum molto confortante. E l’ultimo acquisto, Milik, due anni fa era stato comprato dalla Roma: peccato che non avesse passato le visite mediche. Non era stato ritenuto idoneo. Arrivabene e Cherubini non hanno tempo per guardare a queste sottigliezze. Non sapendo neanche cosa sia lo scouting, fanno il mercato cogliendo nel mazzo. Così dopo aver preso a gennaio Zakaria cercano già di piazzarlo dovunque, anche in prestito, appena sei mesi dopo, sperando che qualche fesso gli levi le castagne dal fuoco. Stanno provando pure con la Roma, che speriamo non sia così ingenua, anche perché avendo già Matic e Cristante quel giocatore non gli serve a niente. Il duo «’ndo cojo cojo», il motto della loro campagna acquisti, che sta rinverdendo i fasti gloriosi di Cobolli Gigli e Secco, ora ha puntato Paredes, pur avendo in squadra il giovane Rovella in quel ruolo. Affari loro, anche quando poi dovranno venderlo.

Tutto questo mentre chi li aveva preceduti, Paratici, sta mietendo consensi e articoli d’encomio in Inghilterra, per la sua capacità di fare scouting e scoprire giovani talenti. Ha già lasciato il suo marchio al Tottenham rivoluzionando la squadra e i suoi collaboratori: non solo giocatori, ma anche nuovi scout come Leonardo Gabbanini e Filippo Girardi, che avevano collezionato notevoli colpi nella loro militanza al Watford. Per inciso, Paratici prima di lasciare la Juve aveva prenotato Vlahovic, Locatelli e aveva preso un ragazzino di 19 anni, Kvaratskhelia, la scoperta del Napoli e di questo campionato. Naturalmente a Cherubini e Arrivabene, ‘ndo cojo cojo, quello era apparso solo un nome complicato, anche se non costava niente. Meglio Di Maria, solo per un anno, e con il mondiale di mezzo. Può darsi che abbiano ragione loro. Adesso arriva la Roma e una botta di sfiga nera s’è subito abbattuta sui giallorossi. Prima Wijnaldum e poi Zaniolo. In pratica, rispetto all’anno scorso c’è solo un Dybala in più. Ma per fortuna della Roma c’è sempre Mourinho.    

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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