CR7, le plusvalenze e i bilanci traballanti: ecco perché la Juve rischia grosso

La sconfitta contro l’Atletico Madrid è molto più grave di quel che sembra. Ronaldo costa un occhio della testa e sarà costretta a vendere qualche suo big

CR7, le plusvalenze e i bilanci traballanti: ecco perché la Juve rischia grosso

La sconfitta di Madrid contro l’Atletico è molto più grave di quel che già sembra ai tifosi juventini, perché potrebbe non rappresentare solo una semplice eliminazione. In ballo ci sono i traballanti bilanci della società, che puntava molto sul cammino in Champions per aiutare il grande investimento fatto quest’estate con l’acquisto di Ronaldo. Già il giorno dopo la batosta del Wanda Metropolitano, la Juventus è crollata in borsa, in calo dell’11,11 per cento, chiudendo a 12,88 euro, e bruciando così in un colpo solo circa 160 milioni di capitalizzazione, ora pari a 1,3 miliardi. Il 2 a 0 dell’andata di Champions ha avuto come immediato contraccolpo un’ondata di vendite sulle azioni del club bianconero, ma questa reazione dei mercati, ha precisato il Sole24ore, «non ha una componente emotiva o irrazionale, ma strettamente finanziaria», perché «il mancato passaggio al turno succesivo provoca una perdita significativa». Oltre agli incassi al botteghino gli verranno a mancare 10,5 milioni per i quarti, 12 per le semifinali, e 15 se si arriva in finale. Se la Roma poi dovesse andare avanti, calerebbero pure i suoi ricavi al market pool.

E che la Juventus riesca a ribaltare il risultato dell’andata è onestamente quasi impossibile, un’impresa ardua anche per il più ottimista dei tifosi. Lo dicono i numeri, innanzitutto: quest’anno la Juventus ha vinto in casa per 3 a 0, il risultato che le servirebbe per passare il turno, solo due volte nel nostro poco allenante campionato, contro il Chievo, ultimo in classifica, e il Frosinone, penultimo. Pensare che possa ottenere lo stesso punteggio contro l’Atletico è abbastanza impensabile. La squadra di Simeone è in assoluto la migliore in circolazione per la capacità di alimentare la sua forza su una fase difensiva quasi perfetta, impedendo sempre all’avversario di giocare e non lasciando mai spazi. Per poi essere letale in contropiede, con Griezman e Diego Costa.

L'investimento su Ronaldo, nato anche su un'idea giusta e coraggiosa per alzare i fatturati della Juventus al livello dei più importanti club europei, poggiava però su alcune speranze, più che certezze. In pratica, una scommessa, a onor del vero molto poco torinese, la cui imprenditoria è abbastanza famosa per misuirare attentamente i suoi passi. Nei giorni scorsi la società aveva lanciato un prestito obbligazionario per 175 milioni. Il bond ha cedola del 3,375 per cento e scadenza a 5 anni, il 19 febbraio 2024. E proprio nel giorno della presentazione, il Cfo Marco Re aveva confermato che quest’anno ci sarà un aumento dei debiti finanziari netti, e «l’entità del bilancio in perdita dipenderà dai risultati della Champions League».

Ecco perché quella sconfitta è più grave di quel che sembra. Le previsioni degli analisti, prima ancora della partita di Madrid, si attendevano già un bilancio in rosso dell’attuale esercizio di 68 milioni di euro, e poco meno nel biennio successivo. Ma questi numeri cozzano prepotentemente contro le regole del Fair Play Finanziario che fissano il limite massino delle perdite consentite a 30 milioni in un triennio. Per questo, il debito della Juventus era stato costretto a generare importanti plusvalenze, che i giornali si erano divertiti a riassumere con varie sfaccettature.

L’ultima è stata quella di Alberto Cerri, che costerà al Cagliari 9 milioni di euro pagabili in tre rate, cioé 8,4 di plusvalenza. Va spiegato che anche se il costo viene ammortizzato su più bilanci dall’acquirente, la plusvalenza invece ha effetto immediato tutta intera. Ma da inizio gennaio a giugno, la Juve ha realizzato almeno altre due, forse 3 plusvalenze: Audero alla Samp per venti milioni, e Sturaro ceduto in prestito per 1,5 al Genoa, ma per il quale è scattato l’obbligo del riscatto a 16,5 milioni al primo punto conseguito. Manca solo l’accordo con il Bologna per Orsolini sulla base di 7 milioni. In estate invece la società di Andrea Agnelli aveva venduto Mandragora all’Udinese per 20 milioni. E poi c’era piure Favilli, al Genoa, che avrebbe potuto essere un’altra plsuvalenza, di 12 milioni, non fosse quasi sempre infortunato. Se a tutti questi si aggiunge Caldara, ceduto al Milan per la stessa cifra di Bonucci, 35 milioni in due rate (plusvalenza di 22), si possono in qualche modo avvicinare alla verità alcuni titoli esagerati dei giornali sportivi, tipo che la Juventus si era pagata Ronaldo con le plusvalenze. Diciamo che ci si avvicina.

Ma oltre al cartellino, Ronaldo costa un occhio della testa ogni anno come stipendio: 30 netti, più di 60 lordi che pesano eccome sulle casse. Tutta questa medicina contabile delle plusvalenze che ha stupito tanti osservatori, inaugurata dall’Inter due anni fa (Eguelfi 6 milioni dall’Atalanta, in tutto 4 partite in serie B, Valietti, su transfermarkt valutato 500mila euro, 7 milioni dal Genoa e poi Zaniolo, che è davvero un fuoriclasse 4,5 dalla Roma? Boh), adesso non basta più. La Juve sarà costretta a vendere qualche suo big. La società, va detto, ha fatto dei passi da gigante da quando l’ha presa in mano Andrea Agnelli. Solo che rischia di scivolare indietro all’ultimo step. Dovranno vendere e la Champions diventerà sempre più dura. Ronaldo o non Ronaldo.