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Se questa è la Juve, Sarri non dura. Lo spogliatoio ha chiesto il ritorno di Allegri

La squadra ed è stata piallata dal Napoli che con Gattuso aveva solo inanellato brutte figure in campionato. Alla fine della partita Cristiano Ronaldo avrebbe fatto una sfuriata contro i suoi compagni, rei di essergli sembrati troppo molli

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Se questa è la Juve, Sarri non dura. Lo spogliatoio ha chiesto il ritorno di Allegri

Brutta, è proprio brutta. Lenta, involuta, così molle da sembrare disinteressata, ma soprattutto noiosa, tanto noiosa, alla faccia dello spettacolo. In campo si schiera solo per aiutare i contropiedi degli altri. Se questa è la Juve di Sarri, non dura molto. Che poi bisogna capire se non dura molto la Juve, o non dura molto Sarri. Forse tutt’e due. Lo spogliatoio, ha raccontato l’ex dirigente sportivo Enrico Fedele, in una di quelle trasmissioni tv a ruota libera, è già in subbuglio e i giocatori rivogliono indietro Allegri. Quale sia la fonte dell’ex agente dei fratelli Cannavaro, non ci permettiamo neanche di chiederglielo. Lì, in diretta, gli sono saltati addosso tutti come se avesse bestemmiato. «La Juve non giocherà mai contro il suo allenatore», gli hanno urlato contro. Che è sicuramente vero. Come è altrettanto vero, però, che è scesa al San Paolo ed è stata piallata da una squadra che con Gattuso aveva solo inanellato sberle e brutte figure in campionato. C’è voluta la Juve per far rinascere Gattuso. Raccontano gli spifferi che alla fine della partita persa palleggiando senza fare quasi tiri in porta - a parte il gol di CR7 e una telefonata di Higuain -, Cristiano Ronaldo abbia fatto una sfuriata contro i suoi compagni di squadra, rei di essergli sembrati troppo molli. Cioé, quello che avrebbe dovuto fare Sarri. Ma siamo sicuri che Sarri lo stiano ad ascoltare?

L’unica cosa che può mettere tutti d’accordo è che questa Juve è un controsenso. E non solo per il suo allenatore, che in una affollata conferenza stampa di due anni fa al San Paolo, quando gli chiesero se erano vere le voci che in un futuro più o meno lontano lo volevano a Torino al posto di Allegri, aveva risposto scandalizzato come se gli avessero insultato la mamma: «Io alla Juve? Ci sono gli estremi per la querela». E’ un controsenso perché non si capisce che cosa voglia fare, se inseguire il gioco o il risultato, se credere al vate o alla società, che forse non sono la stessa cosa e qualcuno deve averlo già capito.

E’ un controsenso perché ha perso la sua anima, che era quella di non mollare mai, senza trovarne un’altra, anche una qualunque. Perché Sarri sembra uno prestato lì a fare il vigile, mica l’allenatore o il comandante, così lontano dall’immagine sabauda, disciplinata e fedele, quasi militare, richiesta da una società che ha sempre blindato dentro le sue possenti mura qualsiasi polemica. E perché avevano annunciato la rivoluzione e non hanno fatto nemmeno la restaurazione. Forse non è un caso se la Juve più brutta degli ultimi nove anni è proprio quella che doveva essere la più bella. Questa Juve sarà pure prima in campionato e avrà passato il primo turno di Champions dominando il suo girone, ma messa a confronto con quella degli anni scorsi mostra un divario lampante, perché prima era una corazzata che faceva paura, mentre adesso arriverà un giorno che se ne accorgeranno tutti che basta chiudere tutti gli spazi dietro e sfruttare la loro indolenza per averne ragione, come hanno fatto poi la Lazio e il Napoli, ma anche il Sassuolo, che l’aveva fermata allo Stadium, e la Roma, ingiustamente battuta all’Olimpico.

Se Antonio Conte, l’altro alieno in panchina di questo campionato, è riuscito in pochi mesi a calarsi perfettamente nello spirito dell’Inter, creando un rapporto empatico non solo con la squadra e la società, ma anche con i tifosi, Maurizio Sarri è rimasto uno straniero che non parla la stessa lingua dei suoi padroni. Il rapporto con i tifosi non è mai decollato, e, anzi, va peggiorando col tempo, come dimostrano le proteste social esplose dopo la partita e le sue dichiarazioni d’affetto - quasi di nostalgia? - per i giocatori azzurri. Ma lui era quello che quand’era seduto sulla panchina del Napoli aveva detto che «la maggior parte dei tifosi della Juventus sono persone per bene. Hanno il solo difetto di tifare Juve». Non ha mai nascosto il suo amore e le sue antipatie, e non ha mai rinnegato la sua esperienza in casa De Laurentiis. Ha tenuto la sua tuta, anche se quando si presenta ai giornalisti si mette addosso l’aplomb di un dirigente più che quello di uomo di campo, come ha sempre dichiarato d’essere. Ha moderato i toni e le polemiche, annacquando moltissimo il suo carattere fumantino. Ma tutto questo chissà se è servito davvero.

Guardando le partite della Juventus, non si può fare a meno di notare due corpi estranei: la squadra e il suo allenatore, come se fosse impossibile metterli insieme e mischiarli in qualche modo. Non si capisce se sia lui che non riesce a farsi capire, o se sono i suoi giocatori che non vogliono saperne. In mezzo, ci sta Ronaldo. Per questo si è arrabbiato così tanto dopo la partita con il Napoli. Il suo disagio tattico durante l’epoca Allegri, così sparagnina, ha pesato sicuramente nella decisione dio cambiare allenatore alla ricerca di un gioco più dominante, come quello delle sue squadre, Manchester e Real Madrid. E questo è in fondo il vero problema. La Juve non può mollare Sarri per ritornare ad Allegri, o a qualcuno come lui, che sia Inzaghi o un altro. Finché c’è Ronaldo non può. Sempre che gli convenga tenersi questo Sarri né carne né pesce.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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