Luis Silvio della Pistoiese fu un "bidone"? Forse, ma la vera storia è un'altra

Il brasiliano è diventato l'emblema del giocatore scarso arrivato in Italia, ma Cristian Vitali spiega le dinamiche di una vicenda che ha tanti protagonisti

Luis Silvio della Pistoiese fu un 'bidone'? Forse, ma la vera storia è un'altra
di Andrea Curreli

Il ritorno degli stranieri in Serie A ha salvato il calcio italiano. L'anniversario della decisione della Consiglio federale, datata 9 maggio 1980, è stato celebrato con toni entusiastici. Tanti ricordi sbiaditi e nomi, come quello di Paulo Roberto Falcao, che ancora oggi scaldano il cuore dei tifosi. Ai nastri di partenza del campionato del 1980-81 si presentarono in 11, come una squadra di calcio. Oltre al brasiliano Falcao, che due anni dopo avrebbe regalato lo scudetto alla Roma, arrivarono l'irlandese Liam Brady (alla Juventus), l'austriaco Herbert Prohaska (all'Inter), gli olandesi Ruud Krol (al Napoli) e Michel Van de Korput (al Torino), gli argentini Daniel Bertoni (alla Fiorentina) e Sergio Fortunato (al Perugia), i brasiliani Juary (all'Avellino), Eneas (al Bologna) e Luis Silvio (alla Pistoiese), e il tedesco Herbert Neumann (all'Udinese). Cinque squadre, (Ascoli, Brescia, Cagliari, Catanzaro, Como) decisero di non comprare lo straniero. Tra tutti i giocatori di questa pattuglia, Luis Silvio Danuello ha avuto la sfortuna di passare alla storia come il "bidone" per eccellenza. Ha ispirato parte della trama della commedia con Lino Banfi L'allenatore nel pallone ed è stato il protagonista involontario di incredibili leggende metropolitane ("vende bibite" o "gira film per adulti"). Oggi Luis Silvio ha una rivendita di ricambi per macchine industriali in Brasile e ha mantenuto un grande affetto per l'Italia e per la Pistoiese. Il celebre arancione della maglia della squadra toscana compare spesso nelle foto che posta sul suo profilo Facebook (www.facebook.com/luizsilvio.danuello/).

Nonostante l'esperienza calcistica fallimentare in Italia, il brasiliano ha sempre rifiutato il titolo di "bidone". "Oggi Luis Silvio Danuello passerebbe quasi inosservato perdendosi tra le tante trattative di calciomercato andate male. Ma all'inizio degli anni Ottanta, con un solo straniero per squadra, le aspettative erano molto alte", spiega Cristian Vitali, responsabile del sito Calciobidoni.it e autore del libro Calciobidoni: non comprate quello straniero. "Luis Silvio è diventato il simbolo del bidone, ma in realtà è tutta la vicenda del suo acquisto che appare assurda. In primo luogo non fu il solo straniero a fallire in quella prima stagione della riapertura delle frontiere. E soprattutto fu vittima di un clamoroso errore di valutazione. Alla Pistoiese serviva un attaccante, una prima punta, e tornarono dal Brasile con Luis Silvio che era un'ala".

Punta o "ponta"?

E' stato lo stesso Luis Silvio a spiegare che nell'incontro con i rappresentanti della Pistoiese ci fu una incomprensione: loro parlavano di "punta" ovvero un attaccate d'area e lui si definiva "ponta", che in portoghese vuol dire "ala". "Il racconto del 'punta o ponta' può essere vera, anche perché l'ha raccontata più volte proprio Luis Silvio, ma resta a margine di una storia che ha tanti altri attori protagonisti: dal presidente Melani, all'allenatore in seconda Giuseppe Malavasi senza dimenticare il manager Juan Figer", spiega Vitali.

Il "Faraone" Melani

"La Pistoiese era una neopromossa che tornava in Serie A dopo oltre cinquant'anni di assenza. C'era tanto entusiasmo e Marcello Melani era un presidente molto ambizioso - dice Vitali -. Lo chiamavano il 'Faraone' ed era un presidente che non aveva nulla da invidiare a un Romeo Anconetani del Pisa o a un Costantino Rozzi dell'Ascoli. Melani aveva promesso che avrebbe portato la Pistoiese dalla serie D alla A in cinque anni. Tanti avevano riso ma alla fine c'era riuscito in sei anni. Melani accettò la sfida di portare a Pistoia lo straniero e puntare alla salvezza. Lo stadio della Pistoiese oggi porta il suo nome".

Nuovo allenatore e nuovo attaccante per la serie A

La ricerca dello straniero si rivelò un ostacolo più grosso del previsto? "La situazione non era semplice. Dopo l'incredibile promozione l'allenatore Enzo Riccomini aveva scelto di restare in B per allenare la Sampdoria e anche il bomber Nello Saltutti aveva lasciato la squadra. Melani quindi doveva trovare un nuovo allenatore e scelse Lido Vieri, il celebre portiere di Toro e Inter che aveva lasciato il calcio l'anno prima e non aveva mai allenato nessuna squadra. Questa fu la prima scommessa di Melani. La seconda fu quella di cercare all'estero il "bomber da 10 reti" che avrebbe consentito la salvezza".

Nelle mani di Juan Figer

E scelse Luis Silvio? "No, il primo obiettivo era il nazionale polacco Grzegorz Lato, ma era un centrocampista. Si rivolsero allora al Brasile che era sinonimo di calcio divertente. Allora non c'erano gli osservatori delle società, solitamente il tecnico andava a vedere il giocatore in qualche partita e poi si avviava la trattativa. La Pistoiese contattò e si affidò a Juan Figer, un potente e chiacchierato manager sportivo brasiliano e mandò in Brasile l'allenatore in seconda Giuseppe Malavasi (scomparso un anno fa). Melani voleva Palinho, ma alla fine presero Luis Silvio, che era passato da poco dal Palmeiras al Ponte Preta".

Cristian Vitali

La falsa leggenda della partita pilotata

La storia della partita pilotata per far emergere solo le qualità di Luis Silvio è vera? "E' una leggenda che gli avversari non corressero per favorire Luis Silvio, ma Ponte Preta - Comercial era una gara amichevole - spiega Vitali -. Tutti sapevano che c'era un osservatore di una squadra italiana di serie A in tribuna e nessuno voleva ostacolare un affare da circa 200 milioni delle vecchie lire. Ma era un altro calcio, e soprattutto c'era un'assenza quasi totale di informazioni".

Sei partite in arancione

Si resero conto subito dell'errore? "Quasi subito. Luis Silvio giocò solo 6 partite senza segnare un gol. Ma Lido Vieri lo provò come prima punta, ma vide che i risultati non furono incoraggianti. Anche come ala non andò granché bene. Si ricorda solo il cross per un gol di Benedetti. Poi la Pistoiese si affidò a Vito Chimenti che segnò 9 reti. Non dimentichiamo che nel 1980 le rose erano molto ridotte e il turn over inesistente. L'attaccante d'area doveva segnare e basta, non esisteva il falso nueve, e Luis Silvio Danuello non giocava in quel ruolo. Resta senza risposta la domanda iniziale: come ha potuto una società di serie A comprare un'ala convinta di aver preso un attaccante?".