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[Il retroscena] Il mercato, gli allenamenti, Guardiola e Pochettino: perché Allegri e la Juventus si sono lasciati

Separazione consensuale: tradotto in euro, vuol dire che il mister si porta a casa una sostanziosa buonauscita. In ogni caso, è stato uno strano divorzio

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
[Il retroscena] Il mercato, gli allenamenti, Guardiola e Pochettino: perché Allegri e la Juventus si sono lasciati

Alle 12,55 del 17 maggio 2019 è finito il matrimonio fra Massimiliano Allegri e la Juventus, cinque anni, cinque scudetti, unidic trofei e due finali di champions. Separazione consensuale: tradotto in euro, vuol dire che il mister si porta a casa una sostanziosa buonauscita. In ogni caso, è stato uno strano divorzio. E’ durato un mese, dal 16 aprile, la serata triste della bruciante sconfitta con l’Ajax, trascinandosi fra promesse e depistaggi, proprio da quando Andrea Agnelli e Max si giurarono amore eterno davanti alle tv. "Abbiamo uno dei migliori allenatori del mondo", recitò il presidente con uno sguardo appena rabbuiato dalla delusione, "perché cambiarlo? Ha un anno di contratto. A fine stagione ci riuniremo per ripartire". E Allegri di rimando: "Ho già comunicato alla società la decisione di restare. Nei prossimi giorni programmeremo il futuro".

Quando è iniziata la crisi

Ma dietro a queste dichiarazioni di facciata, la crisi in realtà era già cominciata qualche tempo prima, quel 20 febbraio al Wanda Metropolitano di Madrid, con la sciagurata disfatta contro l’Atletico Madrid. La Juve non aveva comprato Ronaldo per fare quelle figuracce. Paratici e Nedved iniziarono a criticare i suoi metodi di allenamento, ritenuti troppo morbidi, molto rilassanti e con poca disciplina: quella squadra così molle era figlia di questi peccati. Lo spogliatoio, inoltre, come dimostrava il caso Benatia, si eras spaccato e lo seguiva sempre meno. E convinsero Agnelli ad avviare contatti per cercare un altro mister, di spessore internazionale. Partirono telefonate a destra e sinistra, da Pochettino a Klopp. Ma soprattutto a Guardiola, che non disse di no. Disse che ci poteva pensare dal 2021, quando scadrà il suo contratto al Manchester. Forse 2020. Non prima. La rimonta con l’Atletico capitò a fagiolo. Arrivando in fondo alla Champions si poteva anche aspettare. Agnelli e Allegri si incontrarono e parlarono di rinnovo.

Solo che la notte con l’Ajax stravolse tutti i piani

Anche Agnelli, che ha sempre avuto un ottimo rapporto con Allegri e che era rimasto il suo ultimo difensore (avrebbe accettato di sostituirlo solo con Zinedine Zidane, che però si era appena accasato al Real), decise di spingere per un cambio. Restava il problema principale: escluso Conte, che comunque avrebbe già firmato con l’Inter e che assicurano a casa Juve non è mai entrato nei radar della società, non c’era nessun allenatore top disponibile. La confusione di questi giorni nasce da questa innegabile realtà. Non rimaneva che fidarsi della vaga promessa di Guardiola per il 2020 o 2021 e tenersi Allegri. Così arriviamo agli ultimi giorni, con le cene e le riunioni attorno al tavolo per programmare il futuro della squadra. Max chiede una rivoluzione, via Dybala, Cancelo, Douglas Costa, Pianic, Alex Sandro (a cui bisognerebbe aggiungere i due bolliti: Mandzukic e Khedira), per fare cassa e puntare grandi nomi. Già, ma se è valida la promessa di Guardiola, alcuni di questi giocatori sarebbero molto graditi al Pep, che privilegia elementi tecnici e grandi palleggiatori: avrebbe senso mandarli via se poi arriva davvero lui fra un anno o due? E’ qui che si incrina il rapporto fra Max e la società. Non a caso Nedved va da Sky e lascia un segnale mica tanto marginale, prima della partita con la Roma: "Abbiamo una rosa di assoluto valore, sia in Italia che in Europa, difficile migliorarla». E poi chiosa sibillino: «Chi vivrà, vedrà".

Gli incontri e le cene hanno chiarito la rottura

Allegri deve aver capito la situazione. Non è solo una questione di fiducia. Max intuisce che la società ha già un nome sul suo taccuino e che la sua conferma sarebbe solo a tempo. Meglio lasciarsi, a questo punto. Tutti d’accordo? Difficile dirlo. E’ probabile che la società abbia fatto qualcosa per convincere il mister, partendo proprio dal fatto che non c’erano alternative valide. Adesso la Juve si trova in mezzo al guado. Chi può sostituire Allegri? Denmtro la società, fanno capire che faranno di tutto per prendere il top. Agnelli proverà un ultimo disperato tentativo per convincere Guardiola ad anticipare l’addio al Manchester City. Pep, però, ha già risposto in conferenza stampa: «Quante volte devo dirvelo? Non ho nessuna intenzione di andare a Torino, in Italia. Il prossimo anno potrebbe non essere bello, se ci sarà l’esclusione dalle Coppe, ma io sono il manager del City e resto qua». Con una parentesi finale: «Anche se nel calcio può succedere di tutto». Proveranno con Deschamps, con Klopp, con Pochettino. Di questi l’unico che potrebbe regalare qualche speranza è Deschamps, per via anche dell’ottimo rapporto che ha con Andrea Agnelli. Se fallissero - come è quasi certo - tutti questi tentativi, l’opzione già bloccata è quella di Inzaghi junior, in pratica da traghettatore. Con tutti i dubbi del caso, visto che si è parlato tanto di calcio europeo, che chi vince la Champions è sempre una squadra super offensiva, a parte l’eccezione del Chelsea di Di Matteo, e poi vanno a prendere lui che è un italianista ancora più dello stesso Allegri. Ma il calcio è fatto così. Un mucchio di parole. E poi la sorpresa.     

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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