Calcio in lutto addio a Gigi Radice, aveva 83 anni: importò il calcio totale in Italia

Fu l'allenatore dell'ultimo scudetto del Torino. Fu tra i tecnici più innovativi della sua epoca. Ha guidato anche Inter, Milan, Cagliari, Bologna, Roma e Fiorentina

Calcio in lutto addio a Gigi Radice, aveva 83 anni: importò il calcio totale in Italia
di Stefano Loffredo

Lutto nel mondo del calcio. E' morto dopo una lunga malattia Gigi Radice. L'allenatore dell'ultimo scudetto del Torino, l'unico del dopo Superga nel 1976, aveva 83 anni. Tra gli allenatori più innovativi della sua epoca, ha guidato anche Inter, Milan, Cagliari, Bologna, Roma e Fiorentina. Dopo una carriera ricca di successi da calciatore con la maglia del Milan, con cui vinse tre scudetti e la Coppa Campioni del 1963, Radice passò in panchina, importando in Italia il calcio totale nato in Olanda. 

Gli stessi suoi ex giocatori come Eraldo Pecci confermano la capacità di Radice di grande innovatore: "In questo momento le parole sono superflue, meno se ne dicono, meglio è: abbiamo perso un grandissimo uomo...Dicevano di lui che era un 'sergente di ferro', invece sapeva essere un uomo molto dolce - ricorda -. Dal punto di vista professionale è stato l'allenatore che ha cambiato il calcio italiano, portando l'Olanda in Italia".  "Un innovatore, un grandissimo allenatore che ha cambiato il calcio italiano e ha regalato una delle più grandi soddisfazioni al Torino". Il 'poeta del gol', al secolo Claudio Sala, capitano del Toro dell'ultimo scudetto, quello del 1976, ricorda così Gigi Radice, l'allenatore scomparso oggi all'età di 83 anni dopo una lunga malattia. "È stato un maestro, un papà. Mi ha aiutato a essere qualcosa di più di un buon calciatore, mi ha aiutato anche a essere un uomo fuori dal campo". Così lo ricorda l'ex bomber del Toro Paolo Pulici. Pulici, intervistato dal sito Toro.it, ha detto di avere avuto con il tecnico lombardo "un rapporto bellissimo che è durato tanti anni. Dispiace perché purtroppo se ne è andato soffrendo un po".

Iniziò ad allenare al Monza, stagione 1966-67, vincendo il campionato di Serie C e raggiungendo, l'anno seguente, la salvezza in B. Dopo l'esperienza al Treviso conquistò la Serie A col Cesena nel torneo cadetto 1972-73, prima promozione dei bianconeri in Serie A, per poi debuttare in A con la Fiorentina nel 1973-74. Dopo l'esperienza al Cagliari l'anno successivo, passò al Torinodove vinse, nella 1975-76, il primo scudetto del post-Superga, che gli valse il premio Seminatore d'Oro di miglior allenatore dell'anno. Nei campionati successivi raggiunse in granata il 2°, 3°, 5° posto.

Il 17 aprile 1979 rimase coinvolto in un incidente stradale sull'Autostrada dei Fiori, che stava percorrendo sulla sua auto insieme all'ex calciatore Paolo Barison. Nello scontro Radice riportò alcune contusioni, Barison perse la vita. Nella stagione 1979-80 fu esonerato dal Torino, con la squadra in zona retrocessione.

Nel 1983 fu chiamato in corsa sulla panchina del Bari, in Serie B, dal presidente Antonio Matarrese, subentrando all'esonerato Enrico Catuzzi, e guida i biancorossi nelle restanti 13 gare di campionato. Successivamente allenò Inter (1983-84), Torino (dal 1984-85 al 1988-89), dove il 1º anno ottenne il 2º posto, Roma (1989-90), Cagliari, Fiorentina (dal 1991 al 1993) dove, alla 2ª stagione, fu esonerato in diretta al Processo del Lunedì dopo 14 gare di campionato. Assunto da Cecchi Gori dopo l'esonero di Sebastião Lazaroni, portò i viola alla salvezza. Poi venne esonerato dopo una furiosa lite con Vittorio Cecchi Gori.

Successivamente tornò a Cagliari nel 1993-94, per il torneo 1995-96 fu al Genoa. Chiuse la carriera dove tutto era iniziato, a Monza, con cui nel 1996-97 ottenne la promozione in Serie B e nella stagione successiva, 1997-98, fu esonerato dopo la 5ª gara.

Soltanto due settimane fa alcuni campioni d'Italia del Torino 1976 si sono riuniti per la presentazione di "Gigi Radice, Il calciatore, l'allenatore, l'uomo dagli occhi di ghiaccio", il libro che racconta la sua storia scritto da Francesco Bramardo e Gino Strippoli. "Il mantra era 'noi non siamo qui per prendere in giro la gente ma dobbiamo offrire un calcio bello e divertente'", si legge nel testo che ricorda alcune sue affermazioni.