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Juventus senza idee, la fine dell’era Agnelli rischia di chiudersi senza Champions. Addio anche per Nedved

Brutto inizio agli ottavi di Champions per gli uomini di Pirlo. E' il terzo anno consecutivo che la squadra debutta male. E ai vertici societari si preparano cambiamenti

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

Cominciano male gli ottavi della Champions per le italiane. Per la Juve, malissimo, perché il Porto ha una fase difensiva molto forte e non sarà affatto una passeggiata ribaltare il risultato. Questa sarà una Champions strana. Il Psg ha passeggiato a Barcellona, come aveva già fatto la Juve, a dimostrazione che i blaugrana sono ormai chiaramente arrivati a fine ciclo e che sarebbe meglio non illudersi troppo per certi risultati roboanti. Il Dortmund, che veleggia nell’anonimato in Bundesliga, ha sbancato Siviglia di prepotenza. Diciamo che per adesso i pronostici non sono stati tanto rispettati, e questo potrebbe essere un buon auspicio per Atalanta e Lazio, chiamate a confrontarsi la prossima settimana con i Real Madrid e con il Bayern. Certo, a questo punto non ci sono grande prospettive per le italiane di passare ai quarti. La Juve peggiore della stagione potrebbe essere stata salvata dal gol di Chiesa che ha fissato la sconfitta sul 2 a 1. Ma se sarà ancora quella vista all’Estadio do Dragao, non ci sarà sinceramente da nutrire molte speranze.

Quando non hai idee ma credi di aver capito tutto

Ai bianconeri sono mancate innanzitutto le idee. Ed è mancato poi per lungo tratto della partita un attaccante che desse profondità alla squadra (Morata era acciaccato, ha spiegato Pirlo alla fine), perdendosi in un gioco sterile fatto di passaggi orizzontali, senza mai cercare di puntare l’uomo per l’uno contro uno. Magari manca anche un rigore ai bianconeri, perché il fallo su Ronaldo allo scadere dei novanta minuti era senza ombra di dubbio da punire con la massima punizione. Ma questi sono episodi che capitano in una sfida di Champions e ai quali è inutile aggrapparsi, come un palo o un gol sbagliato a porta vuota. Invece la Juve deve piangere solo sui suoi errori. Il primo gol dei portoghesi è un regalo incredibile di Bentancur che in area ha passato la palla a Taremi smarcato davanti al portiere. Il secondo una dormita generale della difesa, appena iniziata la ripresa, con sette difensori contro un solo attaccante che ha avuto tutto il tempo di infilare tranquillamente Szczesny. A questi errori si aggiunge il fatto che la Juve è quasi mai stata in grado di impensierire la retroguardia del Porto.

Due indizi fanno una prova, tre sono un verdetto

E’ il terzo anno consecutivo che i bianconeri sbagliano l’ingresso agli ottavi di Champions. Cambiano gli allenatori, ma il problema rimane. Prima Allegri, 2 a 0 a Madrid, in casa dell’Atletico, poi Sarri, uno a zero fatale a Lione, e adesso Pirlo, 2 a 1 dal Porto. Non può essere un problema di preparazione, perché i preparatori sono cambiati con i mister. Forse, è una questione mentale. Ma questa volta noi propendiamo per un’altra spiegazione: come sosteniamo da tempo, anche col rischio di diventare noiosi a forza di ripeterci, la Juve il suo problema vero ce l’ha a centrocampo, il reparto più debole, e mai così scarso nella storia juventina degli ultimi dieci anni, così piena di allori e scudetti. Ma quest’anno, quella Juve sembra giunta forse al capolinea. Le voci da Torino parlano di un ricambio totale ai vertici, con la fine dell’era di Agnelli presidente. Non si capisce bene se Andrea sarà dirottato alla Ferrari. In ogni caso, sarà un promoveatur ut amoveatur. Con lui saluterà anche Nedved, amico fidato e suo braccio destro.

Paratici e Nedved verso la porta d'uscita

Se questa è ancora solo una voce, quella su Paratici è molto di più, visto che il suo contratto in scadenza a giugno non solo non è stato ancora rinnovato, ma nessuno fino adesso ne ha mai neanche parlato. Chi al loro posto? Marotta ha sempre mantenuto un buon rapporto con Elkann. Potrebbe essere un nome da tenere presente, considerando il fatto che la sua rottura è avvenuta con Paratici e Agnelli. Noi però qualche forte dubbio lo nutriamo: ci sembra impossibile che lasci a metà il lavoro con l’Inter, magari dopo aver vinto lo scudetto e e soprattutto se si risolverà, come è molto probabile, il problema societario. Se la Juve rischia di finire in mezzo al guado, tra la crisi di risultati, e la fine di un ciclo anche dirigenziale, dietro di lei si spalanca un mondo tutto nuovo. In questo gruppo ci sono anche Atalanta e Lazio, chiamate la prossima settimana a scalare le montagne per compiere l’impresa. Ma se il compito dei biancocelesti contro il Bayern sembra proibitivo, attenti agli uomini di Gasperini che scenderanno in campo al cospetto del Real Madrid. Affrontarli, è come andare dal dentista, disse Guardiola. E dal dentista non si sa mai come va a finire.      

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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