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I nonnetti del campionato fanno la differenza, mentre la Juve comincia a svelare la sua identità

Ribery da solo tiene in scacco l’Inter e la Fiorentina crolla appena Iachini che è quello che è e non è mai stato un genio della panchina decide di sostituirlo. Ma anche il bianconero Cristiano Ronaldo dice ancora prepotentemente la sua

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Cristiano Ronaldo
Cristiano Ronaldo

Il campionato di Villa Arzilli, con i suoi nonnetti che stanno facendo un gran figurone, rischia di essere quello della svolta. E non solo perché la Juve comincia a svelare la sua vera identità, che è quella di essere indiscutibilmente una squadra costruita male, con tutti i suoi campioni, ma pure un bel pacco di equivoci, fra doppioni e giocatori inutili e mediocri che non possono riempire il vuoto di quelli che mancano davvero. Il fatto è che oggi come oggi ci sono senza ombra di dubbio quattro squadre più forti: l’Inter, l’Atalanta, il Milan e soprattutto il Napoli, questo Napoli, che si è trasformato all’improvviso, rientrando in campo nel secondo tempo contro il Parma, quando Gattuso ha deciso finalmente di giocare per vincere e ha schierato tutte le sue bocche di fuoco.

Nel calcio di un futuro nemmeno troppo lontano, in una galassia ancora indefinita, ma inevitabile, di sport business e spettacolo, gli scienzati che governano il pallone dalle loro stanze asettiche di Zurigo con vista lago, saranno costretti a metter mano alle regole se vogliono pensare di sopravvivere nel mondo dei bambini cresciuti con gli smartphone e le playstation, e il primo a sparire sarà il pareggio, con buona pace dei teorici del catenaccio e degli zero a zero. Si giocherà solo per vincere. Che non vuol dire fare quel che ha fatto Pirlo all’Olimpico per due terzi della partita, fino all’espulsione di quel cavallone sopravvalutato di Rabiot (quando tutto il male non vien per nuocere), buttandosi all’attacco senza proteggersi alle spalle. Quello è giocare per perdere. Poche volte abbiamo visto un risultato più bugiardo del due a due di Roma. In realtà quella partita avrebbe dovuto finire con una goleada dei giallorossi, ed è incredibile quanto Dzeko e compagni siano riusciti a sbagliare sotto porta.

Ma la dea bendata che ha protetto i bianconeri all’Olimpico non può durare in eterno e il prossimo turno sembrerebbe già aver deciso di cambiare orizzonti e prediletti, visto che a Torino sbarca la squadra più bella e anche più in forma del campionato: il Napoli. Rino Gattuso in queste prime due giornate è riuscito a coniugare alla perfezione i due concetti essenziali per costruire una squadra vincente: attacco e difesa. Il problema della Juve è che non può difendersi: in mediana non ha nessun incontrista di valore e il suo centrocampo viene tagliato sistematicamente come il burro, senza fornire alcuna protezione a Bonucci e Chiellini, o chi per loro.

I suoi attaccanti non fanno pressing e non gradiscono troppo tornare indietro a dare una mano. Come se non bastasse non ha nessun regista in squadra capace di regolare il gioco e di scandire i tempi, abbassando o alzando i ritmi quando serve. Questa non ci sembra proprio una squadra che possa vincere il campionato. Il pareggio di Roma, dove l’anno scorso Sarri era passato al galoppo, ha finito per essere un risultato che non serve a niente e a nessuno. Nemmeno forse alla panchina di Fonseca. Che poi se c’è uno che può prendersela con la sfortuna è proprio lui. A Verona, la Roma pur giocando male avrebbe meritato lo stesso di vincere.

Ribery

E invece per l’errore di un dirigente ha perso a tavolino. Contro la Juve ha dominato in lungo e in largo e quelli l’hanno raggiunta addirittura con l’uomo in meno. A tutto questo si aggiunge la campagna martellante della stampa capitolina e delle radio romane che ormai danno da una settimana Max Allegri sull’uscio di Trigoria, con la penna in mano e il pallone sottobraccio. Certo che se uno come lui tutte le volte che glielo chiedono risponde «Vediamo...» o scappa via, significa che qualcosa c’è di sicuro. Noi manteniamo solo ancora un piccolo dubbio, perché se è vero che Paratici dovrebbe diventare il nuovo direttore sportivo, ci riesce complicato vedere insieme a costruire la squadra un allenatore licenziato e quello che l’ha spedito a casa. Il pareggio dell’Olimpico poi ha lasciato le cose inutilmente sospese. La Roma ha giocato bene e molto meglio dei campioni d’Italia.

Ma se si rinvia tutto e si aspetta qualche domenica sarà Allegri a dire di no: un conto è subentrare all’inizio, subito dopo il pronti e via, un altro con la stagione già bell’e avviata e definita, visto che lui l’anno scorso aveva rifiutato il Barcellona proprio per questo motivo. E’ presumibile comunque che tutte queste risposte arrivino a stretto giro di posta. Il Consiglio di amministrazione della Juventus, previsto alla fine del mercato, dovrebbe sancire la promozione di Federico Cherubini, cioé il vice di Paratici, con le probabili dimissioni del suo capo. Se succederà questo, la Roma potrà riempire finalmente la casella rimasta vuota del suo direttore sportivo.

I segnali sono tanti. Già in questa sessione, «Fede», come lo chiamano i colleghi alla Juve, avrebbe agito in qualche occasione, come per una chiamata all’entourage di Giroud, ad esempio, direttamente a contatto con Andrea Agnelli. Certo è che se non dovesse capitare adesso il divorzio fra Paratici e i bianconeri sarebbe solo rinviato di un anno, al termine della stagione. Dan Friedkin in ogni caso ha imparato che nel calcio è meglio essere prudenti.

E lui mica solo per precauzione ha preferito cercare la disponibilità anche di Ralf Rangnick, l’uomo che doveva andare al Milan prima che Gazidis cambiasse idea e confermasse Pioli, l’allenatore manager che crea le squadre dal nulla e che ha realizzato i miracoli di Lipsia e Strasburgo. Se non si trovasse la quadra con Allegri e Paratici, lui potrebbe ricoprire entrambi i ruoli, o anche solo uno dei due. Probabilmente Friedkin aveva già un mezzo accordo con Paratici, prima che decadesse l’opzione del Milan e si liberasse mister Ralf. Se no il preferito sarebbe stato lui, come testimonia un incontro abbastanza segreto avvenuto fra i due a Londra nemmeno un mese fa.

Certo, con Rangnick cambierebbe completamente il volto della serie A, il campionato dei vecchietti e delle grandi glorie, il mercato fatto con gli ultratrentenni. Lui è uno che va a scovare i giovani e li lancia, gregari che non conosce nessuno pronti a immolarsi per la causa, o ragazzini in erba che giocano in tornei sconosciuti ai confini dell’impero. L’esatto opposto di quello che sta accadendo adesso da noi, dove la Juve che vuole ringiovanirsi sognava il trentaquattrenne Dzeko, l’Inter richiama Vidal e prenota Kolarov, la Lazio ha inseguito fino all’ultimo David Silva, e il Cagliari aspetta Godin e magari pure Nainggolan per far decollare la stagione.

Il bello è che questi vecchietti con tutti i loro acciacchi sono ancora i migliori, e questo la dice lunga su come è ridotto il nostro campionato. Ribery da solo tiene in scacco l’Inter e la Fiorentina crolla appena Iachini che è quello che è e non è mai stato un genio della panchina decide di sostituirlo. Senza Ronaldo che è salito in cielo a far due chiacchiere con le stelle per salvare baracca e burattini e segnare di testa mentre c’era, la Juve sarebbe già affondata. Ibra ha rivitalizzato il Milan, trasformando anche la testa dei suoi compagni. Pandev regge il Genoa quasi da solo e Quagliarella perde capelli, mette le rughe ma continua a segnare. Palacio nel Bologna fa la chioccia e tutto il resto, perché in mezzo a tutti quei ragazzini è l’unico di cui Mihajlovic non può fare a meno. Altri stanno già bussando alla porta come Llorente. Ogni squadra avrà il suo nonnino, e chi non ce l’ha sono cavoli suoi. Tutti vecchietti arzilli. Chissà perché vengono tutti da noi. Sarà il clima, l’atmosfera, sarà quel certo non so che. Lo sapevate che siamo il Paese più vecchio d’Europa? Mica solo nel calcio.

 

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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