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Da Milan e Lazio a Roma e Torino: la "marcia del gambero" condiziona la lotta per la Champions

Il Milan di Gattuso è fermo come a dicembre, la Lazio è troppo lenta e la Roma è messa peggio di tutte. Torino e Atalanta sperano

Da Milan e Lazio a Roma e Torino: la 'marcia del gambero' condiziona la lotta per la Champions

L’ultima moda della serie A è la marcia del gambero, per prendersi il quarto posto della Champions. Davanti, a parte la Juventus, non è che volano proprio inarrestabili, ma almeno hanno fissato le posizioni. Alle spalle di Ronaldo, Napoli e Inter stanno già staccando il biglietto buono. Poi c’è il Milan, dove dovrebbe starci la Roma secondo le previsioni di inizio stagione, e dove forse ci starebbe non avesse cambiato allenatore.

Il Milan di Gattuso fermo come a dicembre

Gli uomini di Gattuso sembravano lanciatissimi: dopo la crisi di dicembre, con la panchina in bilico, fuori dall’Europa League e lontani dalla Champions, hanno infilato una bella sequenza di vittorie e rimontato l’Inter. Fino al derby. Da lì in avanti di nuovo fermi come a dicembre. In realtà, niente è cambiato e il problema è sempre lo stesso. Rino Gattuso ha preparato una squadra incapace di costruire gioco se non negli spazi lasciati liberi dagli avversari: altro non sa fare, e quando becca un gol a inizio partita, come con l’Inter e la Samp, o deve attaccare formazioni più chiuse ancora, come la disperata Udinese, è buio pesto. Solo che nella corsa del gambero il quarto posto per ora resiste. E per assurdo adesso è più facile che faccia punti con una deconcentrata Juventus, che col Frosinone, perchè a Torino almeno può giocare l’unico calcio che conosce.

Lazio troppo lenta, Torino e Atalanta sperano

La più pericolosa sarebbe la Lazio. Ma dietro vanno così lenti e a corrente alternata che c’è quasi posto per tutti, e ce ne sarebbe pure per la Fiorentina se avesse un po’ più di coraggio: una virtù che è difficile da chiedere a Pioli. Prima s’era avvicinata la Sampdoria che però appena si è piazzata lì in condominio ha fatto come le altre: s’è subito fermata. Un passo avanti e due indietro. Adesso è il turno del Torino, che con l’Atalanta, in verità, è l’unica che sembra marciare spedita.

La Roma è messa peggio di tutte

Nella corsa del gambero ha conservato qualche speranza addirittura la Roma, che è quella messa peggio di tutte. Eliminata ingiustamente dalla Champions per un arbitraggio scandaloso contro il Porto, è stata consegnata nelle mani di Mister Wolf Ranieri, il normalizzatore, l’uomo che aggiusta i problemi. Solo che la scelta per ora si è rivelata completamente sbagliata: una vittoria sofferta e rubacchiata con l’Empoli, due sconfitte disastrose con Spal e Napoli, e poi un pareggio in casa con la Fiorentina che il tecnico spaccia come il risultato della rinascita. Ma anche contro i viola i giallorossi sono sembrati una squadra piatta, senza un cambio di passo e senza una reazione collettiva. Ogni tanto rispolvera il calcio di Di Francesco, dimenticando chi siede in panchina, e si affida a spunti improvvisi, fiammate estemporanee di bel gioco, che durano giusto il tempo di un fulmine. Poi ripiomba nell’apatia. E’ una squadra che non si rende conto del declino che sta prendendo. Serve entusiasmo per vincere le partite e la Roma, questa Roma, non ce l’ha.

Giallorossi meglio con Di Francesco

Stava certamente meglio con Di Francesco, perché perso per perso almeno provava a giocarsela. Il fatto è che Ranieri per normalizzare con le sue idee una squadra votata all’offensiva ha bisogno di tempo. Non basta certo un mese, e forse non bastano neanche due. La verità è che non serviva. E’ l’uomo sbagliato nel posto sbagliato. Non puoi pretendere di passare in corsa a due sistemi di gioco opposti. Già a Sassuolo qualcuno aveva fatto lo stesso errore: via Di Francesco e al suo posto Malesani, che era andato subito in tilt con la squadra e con i suoi schemi. Risultato: cinque sconfitte di fila e tutti a Canossa da Di Francesco per farlo tornare in fretta e furia. Forse a Roma avrebbero dovuto ricordarsene e pensarci sopra. Ma Ranieri, romano di Testaccio e cuore romanista, sembrava l’uomo perfetto, l’allenatore del miracolo Leicester: solo che il Leicester l’aveva preso per salvarlo dalla restrocessione e poteva giocarsela con tutti come sa fare lui. L’anno dopo che non poteva più farlo è affondato. E adesso pure con la Roma, se vuoi puntare al quarto posto, non puoi farlo. Il problema vero è che la Roma è un corpo senza testa. James Pallotta manda messaggi da oltreoceano, aspettando che facciano finalmente questo benedetto stadio, che cambierebbe, e di parecchio, i conti in tasca.

Il direttore sportivo è ancora una incognita

E nella capitale quando c’è da prendere una decisione ormai sembrano in bambola. Liquidato Monchi, il direttore sportivo è ancora una incognita, da Petrachi alle accoppiate Massara-Totti o Massara-Campos. E dato per certo che Ranieri non sarà l’allenatore della prossima stagione, nella scelta della futura guida tecnica dei giallorosso si esprime tutta la confusione che regna nella società. I nomi più accreditati che si fanno, ad esempio, sono quelli di Sarri e di Gattuso. Cioé, i due estremi. Però, la squadra e il calcio mercato li devi già impostare adesso se no non trovi più nessuno da prendere: e come fai, se hai in testa due concezioni di gioco agli antipodi? Sperando ardentemente per i tifosi romanisti che Gattuso resti al Milan, se Sarri venisse confermato dal Chelsea, gli altri nomi che circolano sono quelli di De Rossi padre (grande tecnico della Primavera, e scopritore di promesse, ma può bastare per la Serie A?) e di Jardim, l’allenatore del Monaco, che Campos porterebbe con sé diventasse lui direttore sportivo. Non c’è Antonio Conte in questo elenco. Sarebbe l’uomo giusto al posto giusto per fare grande la Roma. Solo che la Marotta l’ha già prenotato all’Inter.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno, editorialista   

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