La serie A terra di conquista. La Roma agli sceicchi e il Milan al re del lusso? In Spagna rosicano

I nostro massimo campionato è terra di conquista. Bernard Arnault, 70 anni, ceo di LVMH, - conglomerato di beni di lusso che detiene marchi come Louis Vuitton, Dior, Bulgari, Fendi, Moet&Chandon -, secondo Bloomberg e Forbes la seconda persona più ricca del pianeta, a una spanna soltanto da Bill Gates, vuole prendersi il Milan

La serie A terra di conquista. La Roma agli sceicchi e il Milan al re del lusso? In Spagna rosicano

Nella corsa infinita ai sogni del Milan, l’ultimo nome per acquistare la società rossonera che fu di Berlusconi è di quelli esplosivi che farebbero saltare il banco, naturalmente straniero, perché ormai la serie A italiana è terra di conquista: Bernard Arnault, 70 anni, ceo di LVMH, - conglomerato di beni di lusso che detiene marchi come Louis Vuitton, Dior, Bulgari, Fendi, Moet&Chandon -, secondo Bloomberg e Forbes la seconda persona più ricca del pianeta, a una spanna soltanto da Bill Gates, il Paperone dei Paperoni. Bloomberg gli ha misurato un patrimonio superiore ai cento miliardi di dollari, vicino quasi ai centodieci. Forbes s’è fermato ai 103,1 miliardi di dollari, praticamente attaccato al fondatore di Microsoft, che ne avrebbe accumulati 103,2. Ma se i due magnati sembrano separati da un’inezia nell’Olimpo dei miliardari, non sono proprio quisquilie quelle che dividono a tutt’oggi Bernard Arnault dal Milan.

Trattative estenuanti

I giornali francesi che hanno riportato la notizia, hanno parlato chiaramente di un interesse che non è ancora sfociato in una trattativa vera e propria. Il fatto è che Elliott Management Corporation, il fondo anglo statunitense di Paul Singer e della sua famiglia, che ha acquisito la proprietà del Milan nel 2018, ha bisogno di ancora uno o due anni almeno per rientrare delle spese prima di vendere guadagnandoci. Avendo investito, fra i soldi prestati a mister Li e quelli spesi per comprare la società, una cifra che si aggirerebbe sui 750 milioni d’euro, senza a star troppo a far di calcoli lui conta di averne indietro 850. Oggi come oggi quel valore è semplicemente utopistico. Traduzione: prima si mettono a posto i bilanci e si porta il Milan in Champions e poi si vende. Per questo non è corretto parlar di trattativa. D’altro canto mica tutti sono come i Della Valle che hanno lasciato la Fiorentina con i conti più che a posto e che non avevano nessuna intenzione di lucrarci: Commisso ci ha messo una settimana a sborsare 150 milioni e a prendersi i viola. Con le altre squadre non è proprio così. D’altro canto Rocco Commisso ci aveva già provato con il Milan, e quella volta alla fine si era tirato indietro dopo un estenuante tira e molla fra le parti.

La vetrina di serie A

Il Milan è un po’ il catalizzatore della serie A messa in vetrina per il miglior offerente, l’immagine simbolica della sua decadenza. Ormai il nostro campionato è ridotto a terra di conquista da parte di predatori che non si mettono certo a buttar soldi dalla finestra per passione: lo fanno solo ed esclusivamente per business. In Inghilterra la formula aveva funzionato, perchè da quando sono arrivati i padroni stranieri, la Premier League è decollata, portando guadagni stratosferici a tutti. In Italia la situazione è un po’ diversa. I presupposti ci sarebbero, perché quasi tutte le squadre non hanno ancora uno stadio e dal momento che lo fai il tuo valore raddoppia. Solo che la realtà, con la corruzione imperante da paese del terzo mondo, i soffocanti lacci burocratici dell’ultimo regime statalista rimasto nella civiltà occidentale e il fiato sul collo della magistratura, ne impedisce di fatto la realizzazione. Il risultato è che come insegna la storia del Milan, attorno alla preda moribonda si aggira di tutto, dai più facoltosi imprenditori ai misteriosi affaristi, come Yonghong Li, che non s’è mai capito bene a che titolo e per conto di chi avesse preso la società di Berlusconi. Poi mentre la squadra passava al fondo Elliott si sono fatti avanti, in ordine sparso, la famiglia Ricketts, Rocco Commisso, il magnate ceco Kretinski, il proprietario del Monaco Rybolovlev, e poi, ultimamente, il miliardario uzbeko-russo amico di Putin, Alisher Usmanov, e infine Bernard Arnault. Come si vede bene, neanche un italiano. L’interesse era autentico da parte di tutti: il problema è che nessuno ci ha visto il guadagno.

 In Spagna rosicano

I primi della lista, ad esempio, furono i Ricketts, famiglia di profonda fede repubblicana (a parte la sorella Laura, avvocato e lesbica dichiarata, attivista per i diritti gay), grandi finanziatori della campagna elettorale di Donald Trump, al sessantaseiesimo posto nella classifica degli americani più ricchi, che scapparono a gambe levate appena capirono la situazione. La stessa cosa fece Commisso. Se non hai la garanzia di far lo stadio e aumentare il valore della società, nessuno vuole andare fino in fondo. E a Milano c’è la questione San Siro che è ancora tutta da capire e da risolvere. Eppure nonostante tutti questi problemi, il campionato di serie A fa sempre più gola agli stranieri. Lo dimostrano anche i grandi giocatori che adesso cominciano a tornare da noi, Cristiano Ronaldo, De Ligt, Lukaku e persino Neymar che bussa alla porta della Juve. Dalla Spagna rosicano: l’Italia è diventato un paradiso fiscale, per questo tutti vogliono andar lì, e fanno l’esempio di CR7 processato da loro per evasione fiscale e che con le leggi appena approvate in Italia paga appena l’8 per cento sui diritti d’immagine, che ammontano a circa 80 milioni.

Anche la Juve nel gioco

E così i grandi magnati si avvicinano alle nostre coste. Francesco Totti ha parlato con il Qatar Sports Investment, il fondo dell’emirato degli enti sportivi di Nasser Al-Khelafi, presidente del Paris Saint Germain, per vendere la Roma. Fonti abbastanza attendibili parlano di «trattative attraverso canali non ufficiali che vanno avanti». Il capo del governo Conte lo chiese direttamente a Tamim Bin Hamad Al Thani, emiro del Qatar: «Ma è vero che state comprando la Roma?». E quello si trincerò dietro un sorriso: non confermo, non smentisco. A ingarbugliare tutto, c’è la voce che persino la Juve tratterebbe con il Qatar. Questo potrebbe spiegare un po’ di cose, i grandi investimenti che stanno facendo e che di fatto stanno raddoppiando il valore della società. Da Torino dicono che sarebbe solo per farli entrare come azionisti di minoranza. Ma se in un modo o nell’altro arrivano anche i veri sceicchi da noi, qui cambia tutto. Pensiamoci.