Sport e politica, il caso di Giovanni Galli

di Paolo Salvatore Orr?

Volava leggero fra i pali. Forse lo vedremo sindaco di Firenze curvo su delibere e bilanci. Era bello vederlo abbrancare la palla in uscita alta chiamando con sicurezza: mia. Un urlo, un comando, una presa ferrea che rassicurava i compagni. Giovanni Galli, 50 anni, ex portiere di talento di Milan e Fiorentina, oltre che della Nazionale, ? stato quel giovanotto, bravo, bello, simpatico, che ogni mamma avrebbe voluto coccolare. I tempi passano, crescono le responsabilit?, c’? la famiglia da tirar su, un lavoro di commentatore ad un ex del Milan Silvio Berlusconi non lo pu? negare. Cos? nemmeno Galli pu? dire no alla proposta indecente del presidente del Consiglio.

La tattica di Silvio - E siccome la politica non ? pi?, da tempo, una questione di sezioni, circoli o ideologie, ma di Mediaset, Galli, forse suo malgrado e a dispetto delle colonne toscane del Pdl, ? diventato lo sfidante principe di Matteo Renzi, nouvelle anche lui molto vague del Pd. In sostanza, l’ex viola questa volta ? stato chiamato ad abbandonare pali e tiv? per riciclarsi in un lavoro da bomber: avr? il compito di tentare di sfondare, partendo dal centro destra, e ispirandosi al modulo adottato da Guazzaloca a Bologna nel 1999, la porta di Palazzo Vecchio, ultimo baluardo della sinistra italiana.

Gianni Rivera - Non ? la prima volta che il mondo della politica adotta gli sportivi. Uno dei primi che cedette alle sirene dell’arte del governo fu Gianni Rivera, il primo calciatore italiano a vincere, nel 1969, il Pallone d'oro. L’ex golden boy del Milan nel 1987, dopo aver mollato la societ? rossonera per dissapori con l’attuale presidente del consiglio, fu eletto a furor di tifosi nei banchi dei deputati con la maglietta della Democrazia Cristiana. Attualmente Rivera ? deputato del Parlamento europeo. Il binomio calcio e politica non ha sempre avuto il successo del binomio calciatore – velina, ma c’? sempre qualcuno che mostra di avere le pedine capaci di dare scacco matto alle pi? inveterate credenze.

Massimo Mauro - Come Massimo Mauro, ex fantasista di Udinese, Juve e Napoli (ha giocato con Zico, Platini e Maradona), che nel 1996 ? stato chiamato, eletto in una circoscrizione della Calabria, a dare il suo tributo alla Patria con l’etichetta di deputato dell’Ulivo. Con Vialli ha costituito, opera meritoria, una fondazione per finanziare gli studi sulla sclerosi laterale amiotrofica (SLA) e sul cancro. Il mondo delle scarpette bullonate ha dato e forse continuer? a dare. Ma l’Italia delle Sport ha offerto anche altri alti tributi. Pietro Mennea per esempio. Il suo per? non pu? essere considerato un caso emblematico.

Pietro Mennea - Basta soffermarsi sul suo curriculum dell’ex olimpionico per capire che l’ex uomo pi? veloce al mondo nei 200 metri ha le carte in regola anche dal punto di vista culturale. Sul piatto della bilancia l’ottimo Pietro, oltre ai titoli sportivi, pu? mettere quattro o cinque lauree e i titoli di avvocato, commercialista, docente universitario e di scrittore. Forse ? per questo che la sua carriera di politico langue, eppure l’ex velocista ha avuto un maestro di talento: Aldo Moro, con qualche simpatia per Arnaldo Forlani (ex segretario della DC ed ex mezzala della Vis Pesaro in serie C). Grazie alle sue doti podistiche ? diventato deputato del Popolo delle Libert? anche Alberto Cova, medaglia d’oro nel 1984 alle Olimpiadi di Los Angeles.

Manuela di Centa - Con gli sci ai piedi, dalla Val B?t (Friuli) a Roma Ladrona nel 2006 ? approdata, indossando l’azzurro di Silvio, Manuela di Centa, due ori, due argenti e tre bronzi in 5 partecipazioni alle Olimpiadi invernali e due vittorie in Coppa del Mondo. Tutto sommato, i nostri ex campioni eletti in Parlamento dormono sonnecchiano o si distraggono: l’unica proposta di legge seria, contro il doping, ? stata di Mennea, ma non se n’? fatto nulla. Peraltro, non si ? nemmeno mai sentito che fra i pianisti (senatori e deputati che votano per s? e per altri utilizzando il sistema elettronico) ci fossero anche ex sportivi. Ed ? gi? qualcosa.

Lilian Thuram - Certo, nessuno dei citati, se si eccettua appunto Mennea, non ha mai avuto il coraggio di Lilian Thuram: quando le banlieues parigine s’infiammarono contro quel «racaille», feccia, pronunciato dal presidente Sarkozy, il centrale della Juventus reag? demolendo la regola principe che si insegna agli atleti: mai disquisire di politica. All’Equipe l’ex bianconero dett? parole di fuoco: «Sono cresciuto in una banlieue e anche a me davano della feccia. Ma non lo ero». La sinistra italiana si morde ancora le dita: Lilian aveva detto qualcosa di sinistra. Ma non, purtroppo, in Italia.