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L'Inter a ritmo Juve, Atalanta e Milan più concrete: chi vince e chi perde al calciomercato. Le pagelle

Pochi soldi in circolazione alla fine in pochi si sono davvero rinforzati e in tanti hanno preferito spostare tutto alla sessione di gennaio.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
L'Inter a ritmo Juve, Atalanta e Milan più concrete: chi vince e chi perde al calciomercato. Le pagelle

Mercato strano, questo. E’ il primo mercato da Covid, e spereremmo tanto pure l’ultimo, anche se ci crediamo poco. E poi è a distanza ravvicinata da un’altra sessione, quella di gennaio, che questa volta potrebbe addirittura essere più importante, altro che riparazione. Si spiegano così alcune decisioni in controtendenza prese sul filo di lana: il Milan, ad esempio, che ha fatto comunque un mercato eccezionale, ha preferito non affondare il colpo per il difensore centrale di cui aveva bisogno, proprio perchè Massara e Maldini hanno ritenuto che gli obiettivi su cui puntavano avrebbero avuto un costo esagerato e non era molto conveniente mandare in malora i conti, quando fra due mesi e mezzo appena ci sarà un’altra occasione che permetterà di scegliere con più cura l’uomo giusto o di trattare con calma per fare abbassare i prezzi.

Anche il Cagliari potrebbe aver rinunciato per le stesse ragioni a Nainggolan, sperando di riuscire a prenderlo a gennaio a condizioni più vantaggiose. E dall’altra parte, Milik, l’uomo più ricercato di questo mercato, ha preferito di dire di no pure alla Fiorentina, convinto magari che fra poco arriverà qualcuno di meglio a bussare alla sua porta. In ogni caso tutto questo, da qualunque angolo lo si voglia guardare, fa capire bene quale sia stata la stella maestra della campagna acquisti 2020, il suo unico, definitivo epitaffio: ragazzi, non c’è una lira. Che adesso si chiama euro. Ma è la stessa cosa. La festa è finita.

Alla fine le pagelle di quest’anno devono tenere conto per forza di questa contingenza. Bisognava seguire delle linee guida, lasciar perdere i voli pindarici. Ce l’hanno fatta in pochi. E non poteva essere che così.

JUVENTUS. Nonostante le critiche, che sono piovute come un temporale sulla schiena di Paratici soprattutto dalle nuvolaglie incontentabili dei tifosi, in entrata non è stato un brutto mercato. Essendo stato preso a gennaio, molti hanno dimenticato in fretta il colpo Kulusesvski, un talento capace di far fare un salto di qualità e aggiungere punti anche a una squadra campione. Chiesa è comunque un giocatore di grande prospettive (così come lo era Bernardeschi...). McKennie non sarà granché, ma era quello che voleva Pirlo ed era necessario se no chi fa legna in questa squadra? Da qui in avanti però cominciano le note dolenti. Morata chissà se serve, con tutto quello che si trascina dietro, il pasticcio Suarez e il mancato arrivo di Dzeko. E sulle uscite è un totale fallimento. Matuidi e Higuain messi alla porta sborsando un bel po’ di quattrini, l’inossidabile Khedira ancora sul groppo e una serie di prestiti regalati. Voto 5. Con una nota a margine: Paratici è assieme a Sabatini il più grande ds a scovare talenti. C’è un nome che nessuno fa ed è quello di Correia, un ragazzo di 18 anni, pescato dal Manchester City, senza pagare un euro. Gioca nella Juventus B. Non sappiamo se sia un fenomeno. Ma occhio a questo nome prima di buttar giù dalla torre Paratici.

INTER. Il mercato più intelligente, assieme a quello dell’Atalanta, l’ha fatto senza dubbio l’Inter. Con una differenza sostanziale: i nerazzurri bergamaschi potevano permettersi di rischiare come hanno sempre fatto, quelli di Milano no. L’Inter aveva un solo obiettivo e si è concentrata su quello, vincere oggi e non domani o dopodomani. Ha scelto l’usato sicuro, i giocatori che voleva Conte, lottatori indomabili, tutti classe e grinta. Niente scommesse per il futuro, ma certezze per essere più forti adesso. Alla conferma di Sanchez, a Vidal, a Kolarov, al ritorno di Perisic e di Nainggolan, ha aggiunto la perla del più grande laterale giovane d’Europa, Hakimi. Ha tenuto Lautaro, e alla fine anche Skriniar. Oggi come oggi è la prima candidata allo scudetto. Che la Juventus avesse perso metà della sua forza a lasciar partire Marotta, qualcuno ora deve cominciare a pensarlo anche dentro la Casa Madre. Voto 8.

ATALANTA. Il capolavoro l’ha fatto l’ultimo giorno: la cessione di Traoré, un ragazzino della primavera del 2002, al Manchester United per circa 40 milioni di euro tra fisso e bonus. Avevano tutti le tasche vuote, nessuno riusciva a tirar fuori manco un euro, e questi geni di Bergamo sono riusciti a portarsi a casa una cifra del genere da una società in evidente stato confusionale dopo la batosta col Tottenham per un giocatore di cui si dice un gran bene ma che nessuno ha ancora visto all’opera veramente. In entrata, Percassi ha fatto il suo come sempre, nomi che impareremo a conoscere con il tempo: Miranchuk, Lammers e Romero. Voto 8.

LAZIO. Il mercato è partito subito male, con lo sberleffo di David Silva che tutti davano già in biancoceleste a salutare l’aquila, e all’ultimo minuto invece ha fatto dietrofront e strappato un contratto che andava solo firmato. Se il buongiorno si vede dal mattino, diciamo che non è cominciato subito bene. E il resto del giorno non è stato troppo diverso. Dopo la fregatura di David Silva, Tare ha puntato Kumbulla dal Verona. Incontri in serie, trattativa avanzata, aspettando solo che il Verona abbassasse le pretese. Invece no. Seconda beffa: anche Kumbulla non viene. Ma il peggio è che gliel’hanno soffiato proprio i cugini della Roma. Migliorata la panchina con Escalante Muriqi e Pereira, ma Inzaghi non ha un titolare in più rispetto a una anno fa. E non sempre può girare bene come con l’Inter. Voto 4.

NAPOLI. Da sempre Aurelio De Laurentiis è molto attento ai bilanci, e i risultati si vedono bene, essendo il Napoli una delle poche società con i conti a posto della serie A. Eppure questa volta non ha badato a spese. E’ arrivato Osimhen, il colpo più costoso di questa fine estate, ma anche l’uomo giusto al posto giusto, il centravanti che sta facendo cambiare il volto alla squadra di Gattuso. Sul finire della sessione ha portato a casa anche Bakayoko, un gigante di grande sostanza in mezzo al campo, interprete perfetto degli schemi di lotta dura senza paura voluti dal mister azzurro. C’è una pecca non da poco che abbassa il voto ed è quella di non essere riusciti a piazzare Milik. Nel complesso però il Napoli si è rinforzato e questo va tenuto presente. Voto 7.

MILAN. Il mercato più coraggioso è il suo. Ha fatto il contrario dell’Inter. Ha guardato a domani. Ma l’ha fatto in grande stile, anche se manca il difensore. Tonali è un gran colpo. Pochi lo sanno, però Diego Dalot se mantiene le aspettative forse lo è ancora di più, una sorta di Cancelo con qualche propensione difensiva in più. Brahim è un altro immesto di qualità, ed è buona l’idea di scommettere su Hauge. Ha riscattato Rebic e soprattutto ha rinnovato il contratto a Zlatan Ibrahimovic. Che volete di più? Voto 9.

ROMA. La società capitolina paga lo scotto di vivere in una piazza bollente che riversa sulle radio 24 ore su 24 tutte le ansie e le paure dei tifosi, finendo molto spesso per condizionarne il giudizio. Ma guardiamo i fatti. L’estate è cominciata con il cambio di guida della società, da Pallotta a Friedkin. Per via dei tempi troppo stretti ha fatto una campagna acquisti senza direttore sportivo. Eppure, tanto per cominciare, è riuscita a piazzare quasi tutti i suoi esuberi, vendendo anche bene, Kluivert, Under e soprattutto Schick. Andate a guardare nella tabella cessioni, Milan Inter Juventus e le altre. Ha preso il miglior difensore giovane della serie A, Kumbulla, battendo la concorrenza di Inter Lazio e Juventus. Ha portato a casa Pedro a zero. E alla fine ha riavuto Smalling, che era la prima richiesta di Fonseca. Adesso stanno tutti a criticarla, la Roma, perché fanno sempre così. Ma nelle sue condizioni ha fatto il massimo. E poi il suo mercato non è finito. Restano due caselle importanti. Quelle del ds e dell’allenatore. Voto 6/7.

FIORENTINA. Il mercato della Fiorentina comincia fuori dalla campagna acquisti, negli investimenti fatti da Rocco Commisso per rinforzare la società, nei progetti dello stadio e del centro sportivo. E lì Rocco ha fatto capire di voler fare sul serio e bene. Poi per la squadra è un’altra musica. Alla Fiorentina devono piacere tanto i vecchietti. Se si eccettua Martinez Quarta, 24 anni, difensore della nazionale argentina, e Amrabat, i nuovi arrivati sono tutti ultratrentenni, Bonaventura, 31 anni, Callejon, 33, e Borja Valero, che in pratica è un eroe di casa, ma a un tiro di schioppo della pensione. Tutti colpi a zero. Ha venduto Chiesa. Ma ha tenuto Milenkovic e Pezzella. Non ha preso l’attaccante che voleva. E’ rimasto Iachini. Nell’insieme non ci sembra una Fiorentina tanto diversa dall’anno scorso. Voto 5.

CAGLIARI. Il giudizio sul Cagliari ruota attorno al mancato arrivo di Nainggolan, anche perché le ripetute dichiarazioni d’amore del Ninja avevano illuso quasi tutti. Bisogna vedere se si tratta solo di un rinvio, ma comunque sia un giocatore così mancherà tantissimo a Di Francesco, come il mister non ha mancato di sottolineare dopo le cinque sberle prese dall’Atalanta. E’ arrivato un giocatore di livello internazionale come Diego Godin, e nelle ultime ore ha chiuso per Ounas dal Napoli. Giulini è coraggioso e punta in alto. Ma di fronte a certe cifre ha dovuto arrendersi. Voto 6.

BOLOGNA, TORINO, GENOA, SAMPDORIA, PARMA, VERONA, SASSUOLO e UDINESE sono tutte insufficienti. Ma senza soldi e senza nessuno che glieli dava comprando i loro giocatori non si poteva fare di più. Voto 5. Voto basso anche per le neopromosse CROTONE e LA SPEZIA. Il mercato invece premia il Benevento (Voto 7). E si vede anche sul campo.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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Pierangelo Sapegno

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