Nainggolan torna a casa. L'abbraccio della Sardegna al suo guerriero. Storia di un amore mai finito

Il campione accolto dai tifosi in festa all'aeroporto di Cagliari: "Sono felice"

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Radja è tornato a casa. Ci è tornato nei suoi giorni più difficili, in questa estate strana, di orgoglio e di sconfitte, di abbandoni e di dolori, con la moglie che combatte la sua battaglia più difficile, contro il cancro. «E’ da un mese che mi sveglio e realizzo di vivere dentro a un incubo», ha scritto Claudia su Instagram. «Le giornate sono volate e con loro anche la mia allegria». Lei è sarda, di Serramanna, un piccolo paese dove il padre era il maresciallo dei carabinieri. «E’ stato facile scegliere Cagliari», ha detto Nainggolan. «Adesso ho altre priorità». L’Inter aveva già fatto tutto con la Fiorentina. Ma lui ha fermato il trasferimento. «Se mi mandate via, voglio solo andare in Sardegna».

Perché qui è cominciato tutto, la sua carriera e il suo amore, un giorno che è entrato in un negozio di abbigliamento e ha visto quella commessa che lo guardava dirtto negli occhi. «Un colpo di fulmine. Aveva tanti muscoli, ma era così timido quando mi diceva ti amo», ha detto lei. I giorni che andarono a Roma, lei non la prese bene: «ma dopo un anno, ho iniziato a fregarmene della gente e a uscire come sono io, vestendomi semplice, con le scarpe da ginnastica. Però, mi manca tanto la mia prima vita».

Anche a lui doveva mancare. A Roma stava benissimo, ma il suo cuore era rimasto sulle spiagge del Poetto o di Cala Pira, sotto quelle luci accecanti vista mare, e lo vedevi persino negli spogliatoi della Maggica, quando la maglia era quella ma poi si metteva ancora sempre i partastinchi dei rossoblu di Cagliari. E’ tornato a casa, Radja, che i suoi hanno voluto chiamare così, con questo nome importante che vuol dire Re in indiano. E’ tornato a casa, uomo di lotta e di passioni. E di polemiche. Anche adesso, prima di lasciare Milano, non ha rinunciato all’ultima stoccata: «Lavorerò per dimostrare che si sono sbagliati».

E’ che il Ninja, come l’hanno sempre chiamato proprio per il suo spirito di guerriero, non può fare a meno di combattere e di trovare una ragione per farlo. Ma se c’è uno che è sempre stato amato dai suoi tifosi, in qualunque squadra abbia giocato, questo è Nainggolan. Nato come mediano di interdizione, trasformato in regista basso davanti alla difesa e poi in trequartista, dotato di ottima tecnica e di grande senso tattico, si è sempre contraddistinto per essere uno che non tira mai indietro la gamba, l’ultimo a mollare, soldato di combattimento e di passione.

E di polemiche. Da quelle, interminabili, con la Juve («La odio da quando sono nato, perché vince solo grazie ai rigori») a quelle piene di provocatori silenzi con la dirigenza dell’Inter. E’ stato inseguito per anni dai nerazzurri e mollato dopo una sola stagione. Arrivato dalla Roma per 24 milioni più Santon (9,5) e Zaniolo (4,5), per una valutazione complessiva di 38, il Ninja ha realizzato 7 gol tutti decisivi (6 vittorie e un pareggio, quello con la Juve): l’Inter è in Champions grazie a lui. Eppure, il nuovo corso di Marotta non gli ha perdonato le sue stravaganze, le fughe notturne, i suoi ritardi agli allenamenti.

Maurizio Pistocchi l’ha salutato con un bella dose di veleno su twitter, incurante dei suoi drammi familiari: «Radja Nainggolan farà bene a Cagliari. Il casinò più vicino è quello di Sanremo e dista 547 km. Un po’ difficile fare andata e ritorno in una notte, come è successo spesso l’anno scorso. In bocca al lupo e buonanotte». Risposta di Radja: «Leggiti l’ultimo tweet che hai pubblicato prima della buonanotte e poi parla di me... evidentemente della verità sai ben poco... quindi non convincere la gente a crederci. Buongiorno».

Ma Nainggolan non ha paura di niente, neppure delle polemiche. Figlio di papà indonesiano e di mamma belga, abbandonato dal padre Marius quando aveva pochi anni, ha vissuto una infanzia di stenti e di fatiche: «Mia madre non era in casa, lavorava per mantenerci e riparare i guai che ci aveva lasciato papà. E’ morta di cancro, ha lottato sei, sette mesi, è come se fosse sempre con me. Prima di morire mi ha detto: bada a tua sorella. L’ho fatto. Vorrei che fosse qui a vederci, a vedere dove siamo arrivati». Per lei, morta nel 2010, si è tatuato due grandi ali nella schiena, con le date della suia nascita e della morte.

Radja è pieno di tatuaggi, ne ha più di 50, su tutto il corpo. La grande rosa che ha sul collo è un simbolo nomade che rappresenta la leadership all’interno di un gruppo. Ha anche una scritta in inglese: «Vivi senza fingere. Ama senza dipendere. Parla senza offendere». E’ legatissimo alla sorella gemella, Riana, non solo per le raccomandazioni della mamma. Anche lei gioca a calcio. E non ha mai nascosto la sua omosessualità: «Ma mio fratello è con me nella lotta all’omofobia. Mi ha sempre detto: ama chi ti pare, io sono con te e ti difenderò. Perché quando sei felice tu, lo sono anch’ìo».

Radja, però, non ha mai perdonato suo padre: «Quando l’ho incontrato non ho provato niente, era come un estraneo. Di lui ricordo solo le cose negative, come i litigi in casa. Adesso mi cerca perché sono famoso. Ma io sono solo un ragazzo semplice, che aveva bisogno di un padre e che non l’ha avuto».

A leggere la sua vita tra le righe, in fondo si capisce bene perché sia così forte il suo legame con la Sardegna. C’è qualcosa di identico e di comune, la stessa fierezza, la stessa forza del mare, la stessa tenacia. Forse erano fatti per incontrarsi. Adesso però arrivano i giorni più difficili. Claudia ha cominciato il quarto ciclo di chemioterapia. Ha scritto su twitter: «Prendersi il nervoso fa male. Io così mi sono ammalata... tutta colpa dello stress! La vita è breve. Va vissuta bene». Che è quello che diciamo sempre tutti. Poi però c’è il mondo, e ci sono tutti gli altri. Non è così semplice. «La chemio fa schifo, ma ti salva la vita», dice Claudia. «Ci sono persone che in questo momento mi fanno più schifo della chemio». Dev’essere per questo che hanno voluto tornare a casa, Radja e Claudia. Per sentirsi meno soli.