[Il reportage] Il regalo Ronaldo nella cupa Torino travolta dalla crisi

Arriva Ronaldo, dove sta per chiudere Olympic, dove ha chiuso Zizou in via Garibaldi, e adesso pure la Libreria Comunarda, dove se ne stanno scappando via persino i rumeni, diecimila muratori in meno in dieci anni, arriva Cristiano Ronaldo, in questa città incupita che stava perdendo ogni speranza. «Ronaldo è un regalo che la Juve ha fatto alla città di Torino»

Cristiano Ronaldo ha lasciato la maglia del Real per quella della Juve
Cristiano Ronaldo ha lasciato la maglia del Real per quella della Juve

Fa uno strano effetto tornare a Torino prima che arrivi Ronaldo. Non c’è un gran caldo, ma la sera le strade sembrano quasi svuotate sotto le luci incerte dei lampioni, come se fosse tornata la paura degli Anni 70, quella cupezza grigia da città inglese, smog e lavoro, ruggine e silenzio, quelle albe fuligginose degli operai in bicicletta che spuntavano dalla nebbia con il baracchino. In piazza San Carlo ha chiuso il Caval’d Brons, che era un posto elegante per torinesi raffinati, quelli che dicevano neh al posto di minchia, e di fronte, sull’altro portico, il giornale online Mole24 ha scritto che da settembre non tirerà più su le saracinesche pure Olympic, il negozio d’abbigliamento dei super ricchi, dove venivano a vestirsi l’Avvocato e i suoi calciatori, che fossero Platini o Paolo Rossi. In centro, un negozio su 4 ha chiuso i battenti.

I turisti sono in calo, il lavoro manca, i prezzi delle case sono crollati, il Comune rischia di affogare nei debiti. Non è una metropoli abbandonata com’era successo a Detroit. Ma lo è psicologicamente, di quella tristezza piena d’orgoglio che ha la gente di valli arcigne, che hanno quelli che hanno sempre pensato che bastasse lavorare per non essere lasciati soli e scoprono che non è così. Poi arriva Ronaldo. Dopo dieci anni di precipizi non è facile risalire di corsa. Ci mette un po’ Torino a capire. All’inizio, molto lentamente. Non sono mai stati veloci da queste parti, nascono tutti con l’idea che bisogna andar piano per arrivare lontano. Ma arriva Ronaldo, dove sta per chiudere Olympic, dove ha chiuso Zizou in via Garibaldi, e adesso pure la Libreria Comunarda, dove se ne stanno scappando via persino i rumeni, diecimila muratori in meno in dieci anni, arriva Cristiano Ronaldo, in questa città incupita che stava perdendo ogni speranza.

Il primo che l’ha capito è quel geniaccio di Carlo Freccero, ma lui non è di Torino, è più veloce, basta sentirlo parlare, è un ligure che attorciglia le parole in fretta sputandole fuori: «Ronaldo è un regalo che la Juve ha fatto alla città di Torino», dice. «Scindere i pensieri, tra campione, squadra e città sarà impossibile. E’ uno storytelling fantastico, una pubblicità incredibile. Se Milano ha avuto l’Expo, ora Torino avrà una sua centralità. E’ tutto collegato, a livello emozionale, irrazionale, percettivo. Dissociare Ronaldo dalla Juve, e quindi da Torino, sarà impossibile. Già adesso quante volte è stata citata Torino? Rimbomba continuamente, nelle tv e sul web». In questo strano mondo che ci siamo fatti, può bastare anche un calciatore per cambiare le sorti di una città o di un paese, alla faccia di quelli che ci fanno lo sciopero contro. Ronaldo arriva ed è una buona notizia persino per l’erario. Prenderà uno stipendio da 30 milioni netti a stagione, quindi circa altrettanti di tasse, per un totale di 120 milioni in 4 anni, 240 lordi.

Il presidente dell’Inps Tito Boeri ha appena bisticciato con Salvini: «Abbiamo bisogno di immigrati regolari che paghino i contributi». Chi meglio del più forte calciatore del mondo? Cristiano Ronaldo verserà il massimo dei contributi previsti dalla legge: il 33 per cento da zero a 46mila euro, il 34 fino a 101mila e da lì in avanti un contributo di solidarietà dell’1,5 per cento. Alla fine non sono tanti, ma il massimo che si può pagare. In ogni caso il grosso delle entrate finisce all’Irpef che in qualche modo contribuisce alla spesa previdenziale. Ma a parte il fisco, è soprattutto a Torino che può cambiare la storia. «Un fenomeno così produce diversi punti di pil per il territorio e un più 5, più dieci per cento di presenze turistiche», spiegano all’Associazione Commercianti di Torino, e la presidente, Maria Luisa Coppa s’è spinta pure più in là, come se l’arrivo di Ronaldo potesse all’improvviso cambiare pure il volto di una città depressa, da dieci anni ormai in caduta libera: «perché in ogni caso fa balzare in alto il Pil della fiducia, l’entusiasmo delle persone, e la voglia della gente di cogliere al volo questa opportunità è più 100, forse più mille». Giancarlo Banchieri, presidente degli albergatori, ripete che «questa è diventata la città di Ronaldo, ed è come se ci fosse una grande mostra permanente che tutti vogliono visitare». Hanno già fatto il cono gelato CR7, il cocktail Ronaldo e la direttrice di Turismo Torino, Daniela Broglia, s’è spinta con la Gazzetta a immaginare Ronaldo addirittura «all’interno del nostro sistema museale. Museo Egizio, la Mole Antonelliana e Ronaldo che si allena.

Adesso lo dicono anche i politici, «lui dà un appeal a tutto ciò che lo circonda», lo dice persino Urbano Cairo, il presidente del Toro, che all’inizio sbottava che non gli interessava, che aveva altro da pensare, ma che adesso dice che tanto per cominciare fa bene alle tv. Difatti all’estero cominciano a ricomprarci i diritti televisivi che non ci gli interessavano più: soldi per tutti. Poi vedranno il nostro calcio fatto solo di botte e di difese con i pullman piazzati davanti alla porta e torneranno a guardare gli spagnoli e gli inglesi. Ma per adesso funziona. E’ come un sogno che si avvera. Torino aveva numeri così neri, che non ci aveva nemmeno creduto agli inizi: dal 2013 al 2017, avevano chiuso 3300 imprese commerciali, secondo dati contenuti in un’analisi di Camera Commercio, Ascom, Confesercenti. Dal settore dell’abbigliamento (meno 537 esercizi) a quello delle calzature (meno 142), mobili (meno 112), e poi tessili, mercerie, ferramente, edicole, bar senza cucina. Diminuiscono pure gli stranieri, diventati meno di 130mila fra Torino e hinterland. Dal 2008 l’andamento medio del Pil a prezzi correnti è stato negativo per 3,5, mentre la media nazionale è meno 1,1, ma a Bologna più 8,7, a Milano piùà 4,7, a Trieste più 4,9. Prima della crisi il tasso di disoccupazione era al 4 per cento a fronte del 6 nazionale. Adesso è all’11. E invecchiata la città, specchio di questa crisi con sempre meno futuro: l’età media è salita a 46,1 anni contro i 44 dell’Italia.

La recessione dal 2008 ha rotto equilibri storici profondi. Ha riportato indietro una città che credeva ciecamente nel suo modello monoindustriale. E poi è arrivato Ronaldo. E la Torino che si stava chiudendo dentro le sue Alpi a piangere se stessa, s’è ritrovata all’improvviso affacciata sul mondo. Ecco cos’è Ronaldo. Sta portando il mondo qui dentro. Come andrà a finire non lo possiamo sapere. La Juve si accolla le spese e i benefici magari saranno degli altri. O forse la Juve diventerà ricca come il Real Madrid. Per ora, godiamoci questa febbre sconosciuta, e mettiamo gli occhi fuori dalle nostre beghe. Tanto per cominciare Ronaldo ha fatto mettere una clausola nel contratto che prevede il pagamento dello stipendio in euro anche in caso di uscita dalla moneta unica. Per la Juve dovesse succedere sarebbe un fallimento, perché resterebbe schiacciata sotto insostenibili debiti in valuta forte. Mica solo la Juve, ovvio. E’ il mondo che è così. Ma adesso va tutto bene. madama la marchesa. Persino Torino sta ritrovando un po’ di sorriso. Molto lentamente. Piano piano. Senza fretta. Neh?