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Pioli, Palladino, Conte e il valzer delle panchine. La grande sorpresa è Farioli

De Laurentiis potrebbe puntare sull'allenatore del Nizza in caso di rifiuto del tecnico del Monza e di Conte, destinato al Milan. Allegri, Thiago Motta e Italiano non si muovono

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il tecnico del Nizza, Francesco Farioli (Ansa)
Il tecnico del Nizza, Francesco Farioli (Ansa)

Segnatevi questi due nomi. Antonio Conte e Francesco Farioli. Il primo lo vorrebbero tutti. Cioè, non proprio tutti, perché forse c’è una squadra che lui vorrebbe più delle altre che manco ci pensa a prenderlo. Il secondo non lo conoscono ancora in molti, ma qualcuno se ne sta accorgendo. Guida il Nizza in Francia, alle spalle del colosso Psg, dopo averlo pure battuto al Parco dei Principi. Toscanaccio di Appennino, tra Lucca e Pistoia, lo manda un altro toscano, Luciano Spalletti, amico di sport e di idee. Ha appena 34 anni, è ancora fresco di studi e pensieri e fino adesso non ha sbagliato un colpo. Molto poco italianista, è vero, possesso palla e avanti tutta, più De Zerbi che Guardiola, comunque nouvelle vague, che poi è la strada più impervia, ma forse anche l’unica percorribile, per portare il calcio nel futuro dei cellulari e dei giochi da telefonino, gol, spettacolo e ritmi folli. Farioli è stato il primo grande errore di De Laurentiis: se voleva stupire ancora era perfetto per continuare il lavoro della stagione passata, piuttosto che prendere due che non c’entrano niente con Spalletti, come si vede bene da gioco e risultati. E’ vero che lui aveva cercato Italiano, ma quando da Firenze gli hanno detto di no, ha accettato qualche consiglio. Vorremmo consigliarlo anche noi, visto che si sente spesso con De Zerbi. Ma è impossibile che ci ascolti. Il presidente vuole Conte e ora che si sta convincendo che Conte non verrà, dovrebbe essersi già indirizzato su Palladino.

Cominciamo dall’inizio, però. Antonio Conte. Quasi fatta con il Milan. Il tavolo è già apparecchiato. Ora devono solo sedersi e mettere nero su bianco. Il primo contatto è arrivato con una telefonata di Ibra che ha molto incuriosito il tecnico leccese: «Se vieni da noi sarò il tuo garante. Io sono nato per vincere, come te». Poi c’è stato un incontro durante il quale lo svedese ha illustrato il progetto della società. Prima di arrivare a questo punto Zlatan s’è speso parecchio, perché il preferito di Cardinale e forse anche di Moncada era un altro, e cioé De Zerbi. Ma De Zerbi, ignorato dai nostri geni del pallone, è stato costretto ad andarsene via dopo aver fatto benissimo a Sassuolo e adesso che ha convinto tutti in Premier, col cavolo che ci torna da noi fra i Maestri del corto muso. E’ già ufficialmente il candidato numero uno per il dopo Guardiola al Manchester City. Di là funziona tutto: stadi, soldi e spettacolo. Ma davvero c’è qualcuno che pensa che voglia tornare? In ogni caso Cardinale ha dovuto arrendersi. E così è passata la linea Ibra. Cosa manca? Poco o niente. A Napoli Conte continua a dire di no e sarà no fino alla fine. De Laurentiis lo chiama praticamente tutti i giorni. Per convincerlo ha tentato anche la carta Petrachi, il ds leccese ex Toro e Roma, amico di vecchia data del tecnico salentino, proponendo l’accoppiata se fosse riuscito a convincere Conte. Niente da fare. Il fatto è che i due, Adl e Antonio, sono due caratteri molto simili, due tipi forti e fumantini, abbastanza egoriferiti: difficile che a lungo possano andare d’accordo, e questo Conte l’ha capito perfettamente.

Allora, niente Napoli. E zero probabilità alla Juve. Che conferma Allegri e magari gli prolunga pure il contratto. Ivan Zazzaroni, il direttore del Corriere dello Sport, è sicuro che lasci. Ubi maior minor cessat, ma qualche volta anche no. E questa vola pensiamo proprio che si sbagli. Cosa potrebbe far saltare l’accordo? Che la società non accetti nessuna delle sue richieste, visto che la squadra così come è adesso pare poco adattabile al suo marchio di fabbrica, il 352. Ma è altamente improbabile. Piuttosto Conte ha due richieste dall’estero: i petrodollari arabi e gli Usa. Ai primi ha già detto chiaro e tondo di no. I secondi invece lo intrigano di più, potrebbe essere una soluzione ponte, una scelta di crescita umana e professionale, anche culturale, in attesa di un grande ritorno. Per ora, comunque, è un’ipotesi lontana. Lui vuole stare vicino alla famiglia, Milano è la piazza ideale anche in questo senso. Perciò, Conte al Milan.

Il resto: Thiago Motta difficilmente si muoverà da Bologna, in attesa di una chiamata dal Psg, se Luis Enrique continuerà a faticare. Anche Italiano resta alla Fiorentina, dove sta facendo un percorso eccezionale, enormemente sottovalutato dagli addetti ai lavori. 

E Farioli? Per adesso non ci pensa nessuno. Ma se Italiano dovesse andar via, non quest’anno magari, il suo sogno sarebbe proprio di sedersi su quella panchina, che è quella della sua squadra del cuore. Farioli s’è laureato in filosofia con una tesi sull’estetica del calcio e la filosofia del gioco. Ha cominciato a far l’allenatore in serie D alla Fortis Juventus, che aveva 21 anni appena. Poi ha spedito in giro il suo curriculum, è entrato nello staff tecnico dell’Aspire Academy in Qatar e nel 2017 l’ha chiamato De Zerbi. Ha lavorato un po’ con lui, prima di andare in Turchia, facendosi notare dal patron del Nizza. In realtà due anni fa anche lo Spezia si era interessato a lui per il dopo Italiano, ma Farioli non aveva ancora il patentino e non se ne fece nulla. Scuola Toscana, come Spalletti, come Sarri, come Allegri. Più Spalletti che Allegri, però. Niente corto muso. Niente cose semplici. Studia, legge e cita Hegel. E’ un po’ tosto. Ma se Adl si ravvede è perfetto per il suo Napoli.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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