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Il Barcellona dei ragazzini fa fuori il Napoli. Noi li teniamo in naftalina, lì li fanno giocare

Gli azzurri sono stati sconfitti per 3 a 1 ma avrebbero meritato il pari

Pierangelo Sapegnodi P. Sapegno   
Il Barcellona dei ragazzini fa fuori il Napoli. Noi li teniamo in naftalina, lì li fanno giocare
Vince la brigata dei ragazzi terribili, quelli che non hanno mai paura di giocare semplicemente perché li fanno giocare sempre. Vince il Barcellona di Yamal, di Firmin Lopez, di Cubarsi, un difensore di 17 anni che non ne sbaglia una di testa e che imposta il gioco come pochi. Vince il Barcellona più scarso degli ultimi tempi, è vero, ma non si può dire che non abbia meritato il passaggio ai quarti. Il Napoli è arrivato anche vicino all’impresa, in partita fino all’83’, quando Lewandoski h sigillato il risultato sul tre a uno. Ha creato molte occasioni, e può anche lamentarsi per un possibile rigore su Osimhen all’inizio della ripresa (sarebbe stato il due a due, se il penalty fosse stato trasformato). Alla resa dei conti, però, volgendo lo sguardo anche su tutta la stagione, ha pagato care tre assenze. Quella di Osimhen stasera, sempre in fuorigioco (sei volte solo nel primo tempo) e mai incisivo. E quelle di Spalletti e di Giuntoli: il primo aveva inventato una squadra che non era solo spettacolare, ma anche furiosa nel suo coraggio, e il secondo era l’uomo che faceva da collante tra lui e i giocatori, un elemento essenziale per il gruppo.
 
Poteva fare qualcosa di più questo Napoli? Forse sì. Non era certamente un Barcellona al massimo del suo splendore quello che s’è trovato di fronte. Il Barca oggi è una squadra che insegue la sua memoria, prigioniera di un passato che alla fine la rende ancora più vulnerabile, in deferente ostaggio della sua immagine e di protagonisti che non ci sono più. Per Osimen and company un’occasione d’oro. E per questo qualcuno alla vigilia li vedeva persino leggermente favoriti in questa sfida, con il 55 per cento di probabilità di passare il turno, come aveva vaticinato Marianella a Sky. I blaugrana, terzi in classifica nella Liga, con il secondo miglior attacco e primi nel possesso palla (of course), sono la squadra più criticata di Spagna, sotto accusa ogni volta per il suo gioco, tanto che Xavi ha già annunciato il suo addio a fine stagione nella pia illusione che servisse ad abbassare i toni. Hanno dimenticato in molti che il tecnico catalano è costretto da parecchi mesi a fare i conti con diverse defezioni. Evidentemente tutto il mondo è paese. Anche stasera non ha potuto schierare gli infortunati di lungo corso Gavi e Balde, ai quali sono di recente aggiunte le pesantissime assenze di De Jong e Pedri. Per di più, Marcos Alonso e Ferran Torres non hanno ancora recuperato a migliore condizione fisica, mentre il talentino Yamal e Raphinia, schierati nell’undici titolare, sono usciti acciaccati nell’ultima partita di campionato vinta contro il Maiorca. Come se non bastasse tutto questo, mancava questa sera al Barca un altro grande protagonista della sua storia: il mitico Camp Nou. Dall’altra parte il Napoli rivitalizzato dalla cura Calzona, poteva contare sulle sue due stelle tornate al meglio della forma, Osimhen, autore della rete che aveva fissato il pareggio all’andata, e il rinato Kvaratskhelia (4 gol nelle ultime tre partite).
 
Poi c’è da dire, però, che quando mettiamo il naso fuori dai nostri confini, ci capita spesso di scoprire che gli altri i ragazzini non li tengono in naftalina come facciamo noi, ma cercano di buttarli nella mischia, e molte volte sono proprio loro a farci vedere i sorci verdi. Così se a Xavi sono venuti a mancare Gabi, 19 anni, e Balde, 20, ecco a voi Cubarsi, classe 2007, Firmin Lopez, classe 2004, e Yamal, 16 anni appena, addirittura. C’è chi si lamenta di dover far giocare dei ragazzotti senza esperienza, e chi invece li va a scovare. Ed è proprio uno di loro a spaventare il Napoli, Firmin Lopez, che ci prova sin dall’inizio due volte, prima di far centro al terzo tentativo. Il raddoppio di Cancelo, due minuti più tardi, sembrava aver indirizzato la partita verso un risultato scontato.
 
Con Calzona, però, gli azzurri hanno ritrovato idee e gioco che il duo Garcia e Mazzarri (soprattutto quest’ulimo) avevano cercato in tutti i modi di cancellare. Il gol di Rrahmani, che ha riaperto il match, è stato in fondo proprio questo, un manifesto da vecchio Napoli. E come il vecchio Napoli, Osimhen e compagni hanno cercato di ribaltarla, prima che Lewandoski la chiudesse definitivamente sigillando un tiki taka in versione verticale fra le linee della difesa avversaria, e sono arrivati più di una volta vicino al gol che avrebbe rimesso in parità la sfida, con Di Lorenzo (grande parata di Ter Stegen) e Lindstrom di testa, Kvara (tiro a giro che sfiora l’incrocio) e Oliveira che ha centrato in pieno la traversa. Manca in questo elenco di occasioni sfiorate il nome di Osimhen, e non è un caso. L’unico assente di questa notte di Champions, forse, è stato lui.
Pierangelo Sapegnodi P. Sapegno   
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