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Grande Milan e Juventus umiliata fuori dalla Champions: solo un ragazzino salva il suo onore

Gli uomini di Schmidt hanno dominato la partita. Dall’altra parte, un solo uomo l’ha riaperta Illing Junior. I rossoneri strapazzano la Dinamo, finisce 4-0

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
La delusione dei giocatori della Juve dopo la sconfitta (Ansa)
La delusione dei giocatori della Juve dopo la sconfitta (Ansa)

La Champions è finita, l’onore almeno no. La Juve si risolleva da una disfatta, arrivando persino vicino al pareggio, quando tutto sembrava perduto, sotto di quattro gol a uno. Finisce 4-3 per il Benfica. Bisogna stare attenti però a non travisare la realtà. Un altro risultato che non fosse stato il successo del Benfica sarebbe stato una di quelle meravigliose ingiustizie che regala il calcio. Gli uomini di Schmidt hanno dominato in lungo e in largo la partita, correndo al doppio di velocità e creando innumerevoli occasioni per chiuderla con una goleada. Dall’altra parte, sia chiaro, un solo uomo l’ha riaperta, da solo, un ragazzino di 19 anni, Illing Junior (pescato dal Chelsea ai tempi di Paratici) che Allegri ha buttato in campo al posto dell’inutile Kostic, perché ormai dava la partita per persa. Illing non ha giocato solo bene servendo quattro palloni almeno che erano solo da buttare in porta. Ha fatto una cosa che nessun’altro era in grado di fare: ha corso. La morale è che la Juve non è da assolvere e che non è affatto guarita come strillano i suoi amici e come temono i suoi detrattori.

Grande Milan

Chi sta bene invece è il Milan, una squadra imperiosa che strapazza la Dinamo (4-0) regalando spettacolo, sullo stesso campo dove Tuchel perdendo era stato costretto a lasciare il Chelsea. La Juventus si presenta all’Estadio Da Luz senza Alex Sandro, l’ultimo infortunato, pochi giorni dopo Paredes, il regista argentino che per la verità non dovrebbe mancare molto visto quello che ha combinato fino adesso. Ma quello degli infortuni è un problema serio che forse i biancconeri avrebbero fatto meglio ad affrontare in un altro modo quest’estate. E’ il ventinovesimo stop dall’inizio della stagione, 10 giornate di campionato appena.

Le difficoltà atletiche della Juve

L’anno scorso la Juve contò 167 incidenti tra i suoi giocatori. L’Atalanta, per esempio, circa 100 di meno. Il Real Madrid, che ha disputato 60 partite quasi sempre con la stessa formazione, appena 30, ma non a caso il suo preparatore è Pintus, uno dei più bravi. Le squadre europee e anche alcune italiane (come l’Atalanta) si preparano fisicamente sull’intensità e l’intensità si ottiene allenandosi sulla forza e la mobilità articolare. La Juve si allena sulla resistenza. Che cosa succede? Che quando un avversario va più forte di te, tu lo rincorri senza che il tuo fisico sia preparato per farlo ed essendo costretto a forzare, automaticamente lo rompi. La condizione atletica insufficiente è la prima ragione delle difficoltà della Juventus in campo, dove sembra che cammini giocando al rallentatore, e dei suoi infortuni.

Tre gol nel primo tempo

La partita dell’andata col Benfica è stata lo specchio di questa situazione, con i bianconeri che dopo 20 minuti sono spariti dal campo. E quella di Lisbona rischia di ricominciare nello stesso modo. I bianconeri devono vincere per coltivare qualche speranza. Ma questa Juve ridotta così, col suo passo lento e il suo mediocre centrocampo, non sembra proprio in grado di tentate il colpo grosso. E lo si vede subito. Le prime schermaglie sono tutte e favore dei padroni di casa, che passano in vantaggio al 17’ con il giovanissimo Antonio Silva, 19 anni, che anticipa di testa l’esordiente Gatti e insacca forse con il suo aiuto. Su calcio d’angolo, gli uomini di Allegri la rimettono in pareggio, con un gol in coabitazione fra Vlahovic e Kean, dopo 3 minuti di Var. Ma l’illusione dura poco. Fallo di mani tanto ingenuo quanto netto di Cuadrado e al 27’ Joao Mario riporta avanti il Benfica su rigore. I bianconeri ci provano anche, e Vlahovic spaventa i padroni di casa con un tiro al volo alto sulla traversa, ma i lusitani vanno al doppio di velocità e in campo aperto fanno quello che vogliono: duetto di Joao Mario con Rafa Silvia, che poi è bravo a tagliare alle spalle di uno statico Bonucci e a insaccare di tacco: 3-1. Dicono le statistiche che mai la Juve aveva preso tre gol in un primo tempo di Champions League.

Solo un ragazzino salva l'onore bianconero

Il bello è che di questo passo, se il Benfica non si ferma, c’è da temere la goleada. E purtroppo il Benfica non si ferma: 5 minuti appena e Rafa Silva servito in profondità in mezzo a due bianconeri che se lo vedono sfrecciare come un alieno, supera con un cucchiaio Szczesny: 4-1. Allegri è disperato: toglie Cuadrado e Bonucci, due ex campioni ormai vicini al prepensionamento, e li sostituisce con Miretti e Alex Sandro, che è infortunato, ma che lui manda in campo lo stesso. E poi mette dentro Soulé e Illing Junior al posto di Vlahovic e Kostic, perché ormai la partita l’ha data per persa e forse pensa al campionato. Da qui in avanti è una sofferenza, perché quelli del Benfica corrono avanti e indietro e fanno quello che vogliono contro una squadra che cammina. Rafa Silva forse si impietosisce e si mangia due gol già fatti solo davanti a Szczesny. Ma per fortuna che ci sono i giovani in campo. Illing si inventa un'azione sulla fascia, si libera del difensore e crossa per Milik che deve solo metterla dentro. Di nuovo Illing Junior, fa tutto lui, salta un avversario, corre (incredibile, c’è uno che corre) e scodella un’altra palla al centro che MaKennie risolve in mischia: 4-3. Su contropiede Rafa Silva (ancora lui) a porta vuota centra il palo. E’ il migliore in campo, doveva far tripletta e ne ha sbagliati tre già fatti. Risponde Illing (di nuovo lui), scappa e la dà a Soulé in mezzo all’area: tiro fuori! Finisce così. Vince chi corre. Ma c’è anxcora chi non vuole capirlo.

Un momento della partita Dinamo Zagabria Milan (Foto Ansa)

Strada in discesa per i rossoneri

Se per la Juve, la strada da affrontare è da subito tutta in salita, quella del Milan è in discesa, anche perchè prima del fischio d’inizio arriva la buona notizia della vittoria del Chelsea sul Salisburgo: significa che ai rossoneri bastano 4 punti per passare il turno. Pioli non fa calcoli, comunque, e gioca per vincere. Neanche il tempo di schierarsi in campo e i rossoneri partono all’assalto: in 10 minuti quattro azioni pericolose. Prima Giroud di tacco impegna Livakovic (ma era in fuorigioco), poi un sinistro di Kjaer è respinto da Peric nell’area piccola e subito dopo anche il tiro di De Ketelaere viene rimpallato; infine, Leao s’invola sulla sinistra e prova il pallonetto, bloccato dal portiere della Dinamo. Nei minuti che seguono è la Dinamo, però, che si affaccia nell’area rossonera provocando qualche scompiglio: Gabbia salva sulla linea di testa, respingendo la traiettoria velensa di Moharrami, e poi Tatarusanu devia un destro insidioso di Petkovic da fuori area. Passato il pericolo, il Milan riprende campo e schiaccia la Dinamo. Rebic viene fermato in mischia al 26’. Al 31’ colpo di testa di Giroud e grande parata di Livakovic.

Il Milan è bello da vedere e gioca in scioltezza, cercando sempre la soluzione in verticale e la superiorità numerica con l’uno contro uno. Il gol è nell’aria e arriva al 39’: punizione di Tonali e Gabbia in tuffo la mette alle spalle del portiere. Nei minuti che restano alla fine del prino tempo, lo svantaggio dovrebbe spingere la Dinamo in avanti, ma l’impressione è che proprio non ce la faccia, asfissiata dal pressing rossonero. E quando inizia il secondo tempo ci pensa subito Leao a raddoppiare le distanze: splendida azione personale e gol del 2-0. E poi Giroud su rigore, per una trattenuta di Ljubicic su Tonali, sigla la terza rete dopo neanche un quarto d’ora. Poi fa il 4-0 grazie a un autogol, ma in mezzo e dopo ce n’è un altro annullato a Pobega e mancati per un pelo d Rebic. E’ un grande Milan.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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