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Ecco perché l'Inter può vincere la Champions League

L’Inter è una squadra camaleonte e si trova più a suo agio contro chi ha la vocazione di condurre la partita. Il Manchester City è di un’altra categoria ma Pep Guardiola ha un solo schema di gioco

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
(Ansa)
(Ansa)

Si torna sempre sul luogo del delitto, una squadra inglese e una italiana, come nel 2005, allo stadio Olimpico Ataturk, Milan-Liverpool, e non è detto che debba andare allo stesso modo. Allora il favorito era il Milan, e vinse il Liverpool con una rimonta pazzesca. Adesso il grande favorito è il Manchester City e chissà che non accada di nuovo. A onor del vero, Tiscali ha puntato sull’Inter sin da tempi non sospetti, addirittura da ottobre, sostenendo che passando quel suo girone di ferro poteva arrivare in finale. E da dopo i quarti, da quando ha cominciato a profilarsi la sfida con i Citizens, i celesti della Luna Blu, Blue Moon, come nella canzone di Ella Fitzgerald, without a love of my own, senza un amore tutto nostro, è da allora che sosteniamo che se avessimo un euro da puntare lo punteremmo sull’Inter. Anche perché almeno si vince qualcosa. Più di sette volte la posta. Il Manchester è dato a 1,25, cioé quasi niente. I nerazzurri prima che Guardiola asfaltasse il Real Madrid, quattro pappine a zero, erano a quattro, poi si vede che vista quella partita è cresciuto il coefficiente di difficoltà. Ora sia chiaro, il nostro non è un pronostico. Quelli li fanno gli aruspici di varia natura, e preferiamo lasciarli a loro, ai chiromanti. Il nostro è un ragionamento, un’analisi, chiamatela come volete. Che parte da un presupposto fondamentale.

Nel calcio può vincere il più debole

. Il calcio non è uno sport. Il calcio è un gioco. E’ un gioco che ha una componente sportiva, perché lo possono fare solo degli atleti e gli atleti devono essere allenati, bisogna avere fiato e gambe e bisogna correre tanto. Se tu sbagli preparazione, sei fottuto. Ma a parità di condizioni lo sport non conta più. Il calcio è uno spettacolo dove può vincere il più debole e questo accade molte volte, per incidenze varie, che possono andare dal caso, le caselle fortunate pescate coi dadi a Monopoli, alle mosse azzeccate come in una partita di poker o di risiko, dalla sapienza tattica alle decisioni arbitrali, o ai suoi piccoli errori, quasi invisibili, ma determinanti. Nelle due finali disputate fino adesso non ha mai vinto il più forte o chi meritava di più. Hanno vinto i più scarsi, Siviglia e West Ham, in tutt’e due le occasioni perché le regole del gioco glielo permettono. Il calcio è costruito su concezioni assurde, come quella del fuorigioco, e regole fondamentalmente antisportive che non puniscono la slealtà e qualsiasi forma di ostruzionismo, ma premiano l’astuzia, il cinismo, come si fa appunto in un gioco, non in uno sport. Sarebbe bastato che Igor falciasse Bowen, cioé assumesse un comportamento non consono allo sport ma al gioco, perché la Fiorentina non perdesse la Conference. Se fosse uno sport non avremmo dubbi, e sarebbe da incompetenti averne.

Il Manchester City è di un’altra categoria

Il Manchester City non è solo più forte, è proprio di un’altra categoria rispetto all’Inter. Ma è un gioco e allora contano altri fattori. Per quel che riguarda l’aspetto atletico, i nerazzurri si presentano a questo appuntamento al massimo della forma. Inzaghi è un emiliano con i piedi ben piantati per terra, ed è da quando allenava la Primavera della Lazio che si è costruito forgiandosi nelle sfide da dentro o fuori. Quella è la sua specialità: bisogna arrivare in condizioni perfette e saper far bene le due cose che servono, difendersi con i denti e avere delle idee per attaccare. Sono distinzioni importanti: Inzaghi non fa ostruzionismo, il tipico catenaccio all’italiana per impedire agli altri di giocare, ma si difende in forze per colpire sempre l’aggressore. E quando devono attaccare, poi, le sue squadre non hanno un solo registro, ma sanno palleggiare e creare più opzioni offensive. Di fronte avranno i ragazzi di Guardiola, una formazione che ha dominato la Premier, con un possesso palla molto avvolgente che coinvolge tutti i giocatori in campo durante le diverse fasi, con un centrocampo a tre, ben scaglionato nei suoi elementi, dal mediano Rodri, soprattutto forte fisicamente, al trequartista De Bruyne e all’incursore Gundogan. Dietro ha praticamente quattro centrali e solo Walker è chiamato spesso a costruire l’azione. In avanti, con Grealish e Foden, il dribbling è una soluzione tentata con una certa insistenza per superare la linea di difesa degli avversari e portare traversoni alla ricerca di Haaland o Gundogan. Il Manchester City in assoluto la squadra con la pù grande tecnica d’Europa.

L’Inter è una squadra camaleonte

E allora perché mai l’Inter dovrebbe farcela? Prima annotazione: i Citizens nel loro cammino in Champions hanno sempre ottenuto risultati travolgente in casa, senza brillare mai in trasferta dove hanno raccolto soprattutto pareggi. Al contrario l’Inter ha costruito i suoi successi lontano dalle mura amiche, con prestazioni completamente diverse l’una dall’altra, dallo sfavillante 3-3 di Barcellona allo zero a zero in trincea a Porto. Questo perché Inzaghi in questo genere di sfide riesce ad adattarsi perfettamente all’avversario di turno e al momento specifico dell’incontro. Il campo neutro non è certo un match casalingo. L’Inter è una squadra camaleonte che si trova più a suo agio contro chi ha la vocazione di condurre la partita. Detto in maniera più esplicita: gioca meglio se deve affrontare il Manchester City piuttosto che la rinunciataria Juventus di Allegri.

Pep Guardiola ha un solo schema di gioco

Se fossimo in Inzaghi saremmo contenti di trovarci di fronte Guardiola e non Ancelotti. Pep ha un solo schema e le variazioni di gioco le contempla comunque all’interno di questo sistema prefissato. Ancelotti è imprevedibile, ed è troppo furbo: è per questo che ha vinto tanto. Guardiola lo puoi fregare, Carletto no. Arbitrerà Marciniak, l’arbitro polacco beccato a un party di estrema destra dalle chiare connotazioni razziste e antisemite, ma salvato da Ceferin dopo che ha detto che lui non è razzista. E allora perché va in un posto dove lo sono tutti? In ogni caso per l’Inter è una buona notizia: Marciniak l’ha diretta due volte, a Barcellona e Porto, e i nerazzurri non hanno avuto certo di che lamentarsi. E poi sinceramente dopo i due arbitraggi chiaramente antiitaliani di Budapest e Praga, ci sembra davvero impossibile che l’Uefa riesca a replicarne un altro con il rischio di aprire uno scandalo. Su questo fronte Inzaghi farebbe bene a non spaventarsi troppo. E sul resto pure. Senza stare sereno, perché chi stava sereno è già andato agli alberi Pizzuti, come si dice a Roma. Ma fiducioso sì. E’ per questo che noi quell’euro lo scommetteremmo su di lui.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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