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[Il commento] Salvate il soldato Pirlo. Ma è la Juve che è debole

Il problema non è l’allenatore, il Porto è stato più forte dei bianconeri, come l’anno scorso lo era stato il Lione. Sarebbe meglio accettare l’evidenza e porvi rimedio

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Andrea Pirlo (foto Ansa)
Andrea Pirlo (foto Ansa)

Alla fine è successo quello che doveva succedere, anche se solo Tiscali News l’aveva ampiamente previsto. Uno può aggrapparsi a tutto quello che gli pare, che a questa sfida è mancato un rigore solare, quello su Ronaldo all’andata, potrà contare i pali e le traverse, gli errori e le sfortune, ma lo sport, qualsiasi sport, anche il calcio, ha sempre una sua logica intrinseca, quasi matematica. Che piaccia o no ai tifosi, il Porto è stato più forte della Juve, come l’anno scorso lo era stato il Lione. D’altro canto una squadra che tiene il risultato giocando in inferiorità numerica per più di un’ora può mai essere considerata più debole? Forse, sarebbe meglio accettare l’evidenza e porvi rimedio.

Adesso tutti se la prenderanno con Pirlo, e qualcuno, a onor del vero, ha già cominciato, pure con toni magari un po’ accesi. Ma il problema della Juventus non è l’allenatore, perché con il centrocampo che si ritrova - lo so, lo stiamo ripetendo fino alla noia - è impossibile arrivare da qualsiasi parte. La verità è che Pirlo non è giudicabile, perché chiunque al suo posto non avrebbe potuto fare meglio, compreso l’allenatore più bravo che abbiamo, il supercatenacciaro Antonio Conte. Avrebbe fatto zero a zero e non cambiava niente, poi avrebbe pianto e protestato, ma il risultato sarebbe stato lo stesso.

La Juve ha cominciato il suo ciclo, quando ha costruito il suo centrocampo. Vidal, Pirlo e Marchisio. La difesa ce l’aveva già, la BBC, Barzagli Bonucci e Chiellini, e l’attacco diciamo che non era proprio di quelli indimenticabili, ma è bastata la sua ossatura centrale per diventare lo stesso la più forte. Il Milan di Capello dominava in Italia e fuori dai confini anche quando aveva solo Massaro che giocava lì davanti e segnava, semplicemente perchè aveva un grande centrocampo di lotta e di potere, con gli olandesi e Desailly. La Juve ci aveva aggiunto Pogba a Pirlo e agli altri, e quando li aveva cambiati aveva trovato comunque le batterie ad accensione illimitata di Matuidi, la fisicità di Emre Can e il fosforo di Pjanic. Ora non ha niente di tutto questo.

E se Pjanic forse era arrivato al capolinea, l’ha sostituito con un brasiliano dal passo di samba stremato, che, come dice Capello, uno che almeno di calcio ci capisce, sembra che giochi a rugby, tutti tocchi laterali, mai un passaggio filtrante, mai una accelerazione, un cambio di velocità. Arthur, che quasi tutti i commentatori, per motivi assolutamente sconosciuti, avevano descritto come la luce della Juventus, è in realtà la spiegazione del suo male, la rappresentazione della sua lentezza e della sua inconcludenza.

Ma il dramma, per Pirlo, è che il resto è pure peggio, tra le sgroppate a intermittenza di Rabiot accoppiate a sgraziati errori di gioco, il fantasma inconsistente di Ramsey - quello più fuori luogo di tutti - e la dabbenaggine di Bentancur, l’unico che in realtà potrebbe salvarsi se messo a far da gregario in un reparto di personalità forti che lo sgravano da qualsiasi responsabilità. In un centrocampo così concepito, per assurdo verrebbe utile persino il Dybala immaginato da Allegri, che viene indietro a cominciare l‘azione offensiva inventandosi qualcosa. Ora, di tutto questo non c’è niente, e non ci sono neppure i gol su punizioni della "Joya" e di Pjanic. Se poi a tutto questo aggiungi l’inevitabile parabola declinante di Ronaldo, il fisico acciaccato di Chiellini, che resta il difensore più forte del mondo quando può giocare, ma che non gioca quasi mai, e l’età che incombe minacciosa sulle spalle di tutti i più bravi, da Cuadrado e Bonucci, il quadro è completo.

In queste condizioni una squadra è debole, non è forte. E potrebbe mai essere considerata forte una squadra che arranca a dieci lunghezze dalla vetta in un campionato scarso come il nostro? E da chi è debole non si può pretendere che vinca. I risultati che ottiene sono in linea con le sue potenzialità, e secondo noi persino superiori fino a questo momento. A settembre, non oggi, stilando le previsioni per lo scudetto, per tutti questi motivi Tiscali News non aveva messo la Juventus neanche fra le prime quattro candidate a disputar la Champions il prossimo anno (in ordine: Inter, Milan, Napoli e Atalanta o Roma). Se ci riesce, dovranno rassegnarsi e convincersi anche i tifosi juventini, Pirlo avrà fatto un piccolo miracolo. Altro che colpevole.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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Pierangelo Sapegno

Giornalista e scrittore, ha iniziato la sua carriera giornalistica nella tv...

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