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Champions che brucia: non è bastata l'Inter più bella neanche con il Liverpool più brutto

I nerazzurri non hanno avuto fortuna, è vero. Ma Klopp non ha rubato niente. Liverpool: sette partite, sette vittorie. Per l'Inter tre sconfitte e tutte con le grandi

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

Come diceva Sergio Leone: "Quando un uomo con la pistola incontra un uomo col fucile, quello con la pistola è un uomo morto". L’Inter aveva la pistola. Il Liverpool, il fucile. Semplicemente, anche nel calcio ci sta che se sei più debole puoi fare pure la partita perfetta, ma alla fine perdi. Quando non sei il più forte, per vincere ci vuole qualcosa di così importante che non dipende da noi, ma dal cielo: la fortuna. L’Inter non ha avuto fortuna, è vero. Ma Klopp non ha rubato niente. Guardate il cammino in Champions delle due squadre. Liverpool, sette partite, sette vittorie. Inter, tre sconfitte, tutte con le grandi, quelle con il fucile, Real e Liverpool, appunto. Gli inglesi hanno sempre strapazzato tutti, anche il Milan, che ad Anfield era passato pure in vantaggio, ma che poi era stato messo alle corde e pestato come un pugile suonato.

Ieri a San Siro invece non è andata così, e il pareggio avrebbe potuto anche starci. Ecco, cominciamo da qui. I nerazzurri hanno replicato la stessa prestazione che avevano offerto con i blancos di Ancelotti, e anche quella volta agli occhi dei tifosi la sconfitta era parsa un’ingiustizia. In entrambe le occasioni, però, alla resa dei conti, l’Inter non è mai riuscita a segnare, e questo qualcosa vuol dire. La vera nota positiva è che la squadra sa stare in campo senza sfigurare e sa reggere i ritmi e la fisicità del calcio europeo. E’ l’unica italiana, certamente molto più e molto meglio della Juve e del Milan, capace di giocare ai livelli della Champions, grazie a Inzaghi. Però non basta. Più che un goleador gli manca una punta veloce, un uomo come Chiesa o Berardi per intenderci, in grado di squassare le difese avversarie. Non è un caso che ieri i suoi uomini migliori siano stati, assieme a Canhaloglu, Perisic e Dumfries. Perisic soprattutto è stato una costante spina nel fianco degli inglesi, come ha ammesso Klopp alla fine della partita. Corsa e velocità l’Inter ne ha già in abbondanza per il campionato italiano, ma in Europa ne serve ancora di più.

Il cammino intrapreso è comunque buono e se non si ferma Inzaghi è destinato a fare molta strada nei prossimi anni anche in Champions. Per affrontare le grandi corazzate con lo stesso coraggio che ha mostrato ieri, replicando colpo su colpo in contropiede, servono tre pilastri dietro che possano permettere a Dumfries e Perisic di giocare tutt’e due in costante proiezione offensiva. Non è un caso che Inzaghi abbia preferito tenere in campo un De Vrij acciaccato che si lamentava di avere la vista offuscata - e un po’ ne ha pagato lo scotto nel gol di Salah - piuttosto che far entrare Ranocchia, ma non è neppure una gran bella cosa. Significa che sono guai se manca uno dei tre. Inzaghi aveva già dovuto rinunciare al dinamismo dello squalificato Barella, sostituito da un Vidal (il migliore della stagione), lustrato a nuovo per l’occasione, per rinverdire tempi ormai andati. Dall’altra parte Klopp si era preso il lusso di tenere in panchina Firmino, Keita e Luis Diaz e schierare un diciottenne, Harvey Elliott.

La differenza di organico non è forse abissale, ma evidente sì. Loro hanno i soldi, noi no. Poi alcune cose vanno chiarite, perché se uno si ferma soltanto ad analizzare la partita di ieri non coglie appieno la differenza che c’è fra le due squadre. Il Liverpool non sta attraversando un grande periodo di forma ed è anzi il peggior Liverpool della stagione, che ha fermato la sua rincorsa in Premier League e ha perso parecchi colpi. Non è certo la squadra che ha schiacciato il Milan nel girone di Champions. Se puoi vere qualche speranza di batterla, ce l’hai adesso. Per tutto il primo tempo concede pericolose ripartenze all’Inter, senza mai tirare in porta una volta che sia una. Anche i nerazzurri non impegnano Alisson, ma sfiorano il gol in almeno due grandi occasioni, con una sberla di Canhaloglu che scuote la traversa e una superba giocata di Perisic che Lautaro non chiude di testa per due centimetri. Per il resto, la difesa dell’Inter regge senza particolari patemi e davanti cerca il gol su calcio d’angolo. Diciamo la verità: una bella Inter e una gran brutta partita. Evidentemente la bellezza non basta.

Il Liverpool è quello che è: fuori forma. Ma è pur sempre la squadra che nella Premier League segna di più sui calci piazzati. E così, a 15 minuti dalla fine, Firmino, mandato in campo nella ripresa, brucia Bastoni su un corner e gira di testa la palla alle spalle di Handanovic. Una partita così brutta non poteva che essere risolta così. Poi Salah in mischia sigla il raddoppio ed è un gol pesante che potrebbe affossare tutte le speranze dell’Inter. Bisogna aspettare ad arrendersi. Loro hanno il fucile, è vero. Ma come si è visto a San Siro, non è il solito Liverpool e se non recupera per il ritorno ad Anfield, mai dire mai. Inzaghi è uno che si esalta in contropiede. Ci vuole anche la fortuna, certo. Ma la fortuna è strana, magari arriva quando meno te l’aspetti.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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