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Crisi senza fine della Juve, figuraccia anche col Maccabi. Milan in 10 si arrende al Chelsea

Sconfitti per 2-0. Bianconeri ormai eliminati dalla Champions e quasi fuori pure dall’Europa League. I rossoneri subiscono un rigore molto discutibile e restano in dieci. Alla fine si arrendono agli inglesi ma lo stadio intero non smette un attimo di intonare cori e incitarli

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il Chelsea festeggia (Ansa)
Il Chelsea festeggia (Ansa)

Figuraccia della Juve anche in Israele: 2-0. Continua la sua caduta a precipizio, ormai eliminata dalla Champions e quasi fuori pure dall’Europa League. Il martedì d’Europa prova a salvarlo il Milan, contro i blues di Graham Potter che a Stamford Bridge avevano calato un tris d’assi molto pesante, ma va male anche lì con la partita indirizzata verso gli inglesi da un rigore un po’ troppo fiscale con tanto di espulsione di Tomori. Match in salita e finisce 2-0 per il Chelsea. E’ una sconfitta immeritata, viziata sicuramente dalle decisioni dell’arbitro tedesco, che comunque non compromette il passaggio del turno. Per essere sicuro, però, il Milan deve vincere contro Dinamo e Salisburgo.

La Juve

Cominciamo dalla Juve, perchè la figuraccia di Haifa e la sua crisi ormai irreversibile sono notizie da prima pagina. Il Maccabi non ci mette molto a capire il reale valore dell’avversario, se già non l’aveva capito a Torino. In 12 minuti, due parate di Sczczesny, una in tuffo sull’angolino, una traversa e un gol: al 7’ Atzili di schiena, su cross di Cornud. Nel primo quarto d’ora i padroni di casa comandano il gioco e la Juve va solo in contropiede, ma a riempire l’area c’è soltanto Vlahovic marcatissimo, e quindi non costruisce niente. Poi decide che sarebbe meglio cercare un gol e allora si riversa nella metà campo avversaria, senza costruire una niente, ma esponendosi alle ripartenze del Maccabì, che sono un po’ più serie di quelle bianconere, costruendo le azioni di rimessa con molti uomini e grande intensità. Per mezz’ora però pericoli nessuno da una parte e dall’altra. Ma siccome quando ti gira storto può andare anche peggio, la prima volta che si mette a correre Di Maria, il salvatore della Patria, il 34enne magari un po’ usurato, grande acquisto della Juve di quest’estate, si ferma subito: infortunio muscolare alla coscia destra. Milik al suo posto. Ma uscito lui, la Juve dovrebbe affidarsi a Paredes per trovare qualche idea, e te lo raccomando. In pratica, sparisce. Invece, il Maccabi va vicino al raddoppio due volte. E lo centra al 42’, di rimessa, di nuovo con Atzili. Facciamo fatica a credere che di fronte alla Juve non ci sia il Bayern o il Real. Eppure è proprio così. Unico squillo allo scadere: colpo di testa di Vlahovic, parata di Coen e Milik potrebbe ribattere in porta ma sembra oggi alle comiche tanto si incespica. Se non fa piangere, la Juve fa ridere.  

Ripresa

Il secondo tempo è la replica del primo, anche se Allegri ha tolto il più grande errore del mercato: Paredes (uno che in Europa ha sempre fatto la riserva, anche alla Roma: ma Cherubini e Arrivabene queste cose non le sanno). Al suo posto Locatelli, un nazionale campione d’Europa bocciato da Allegri in una intervista al Corriere (boh!). Il Maccabì è soddisfatto del risultato (e te credo) e non spinge più. I bianconeri, nella scalognatissima divisa rosa arancio, occupano la metà campo dei padroni di casa, ma azioni veramente pericolose manco una.

La gioia del Maccabi (Ansa)

Che dire della Juve? E’ vero, manca in campo un condottiero che incarni quel patriottismo sabaudo di algida durezza che ha sempre segnato la storia della Juve vincente, e manca quell’ardore barocco, un po’ retorico, racchiuso nel motto «fino alla fine», che adesso sembra presagire più che altro la nefasta discesa verso i peggiori traguardi negativi, economici e sportivi. Ma la verità è che tutto questo manca perché non c’è una squadra e quel che c’è è sbagliato. E se si continua a non considerare questo fattore determinante, qualsiasi analisi, qualsiasi giudizio, non ha senso. Di questo Allegri è colpevole solo in parte, per i suggerimenti estivi. E’ la società che è completamente inadatta, tornata ai fasti gloriosi degli incompetenti allo sbaraglio, sulla scia di Cobolli Gigli e Secco, scelti senza nessuna motivazione sportiva. Basta fare l’elenco degli incredibili acquisti assurdi, da Ihattaren a Kean al posto di Ronaldo, da Gatti (al posto di chi? Di Chiellini?) a Paredes, preferito a Rovella (che costa molto meno e rende di più), dal fantasma inutile di Kostic (copyright Mario Sconcerti) alla scelta di tenere il modestissimo Fagioli, spacciato per un campione in erba. E allora, siccome la linea verticale della società non può cambiare, a meno che non decidano di metterla in vendita, da Arrivabene che è il referente di Elkann all’inconsistente Cherubini, un brav’uomo costretto a occuparsi di cose che non ha mai fatto in vita sua, e si vede, di che cosa parliamo? Questa è la Juve e i suoi tifosi si devono rassegnare a tenerla così com’è, come ha ripetuto chiaramente il comandante in capo Arrivabene. Non ci sono soldi per un grande allenatore come Conte o Zidane, che comunque imporrebbero un radicale cambiamento nelle strutture aziendali e nelle sue strategie. E qualsiasi altro giovane tecnico pieno di idee e a bassi costi dovrebbe fare i conti con questa squadra sbagliata e molto scarsa, senza un centrocampo di fatto e di nome. Alla fine la semplice realtà è che questa Juve è priva di un progetto e non può cambiare. La Juve è caduta in passo e ora gli tocca remare. E in campionato altro che sogni di gloria: occhio alle spalle.

Il Milan

A San Siro c’è tutto un altro clima. Stadio in festa esaurito fino all’ultimo ordine di posto. Il Milan inizia con coraggio e personalità, in pressione costante sul Chelsea, che fatica a ripartire. Tutto bene fino al 19’, quando Siebert espelle Tomori per una spinta su Mount lanciato a rete cambiando letteralmente il corso della partita: rigore molto fiscale e Milan in dieci per l’espulsione del difensore rossonero. Dal dischetto Jorginho non sbaglia. La squadra di Pioli con un uomo in meno cambia atteggiamento e cerca il contropiede: ci riesce quasi subito, splendida percussione di Theo e cross di Diaz per Giroud che libero al centro dell’area spedisce fuori di testa. Grande occasione sprecata. Il Milan riprende coraggio e aggredisce di nuovo l’avversario. Alla mezz’ora punizione di Hernandez calciata male, mentre l’arbitro distribuisce cartellini come se fossero noccioline: 4, due per parte, graziando però Sterling per un’entrata a piede martello su Krunic. Ma il Chelsea fa valere l’uomo in più: segna Aubameyang, raccogliendo uno splendido passaggio di Mount. Poco dopo Krunic non ha capito che tipo è Siebert e protesta: ammonito anche lui. Pioli decide di coprirsi un po’ di più e toglie Diaz per Dest. Il Milan retrocede e il Chelsea in avanti è ancora pericoloso, con l’onnipresente Mount, tiro da fuori area deviato in angolo da Tatarusanu. Che non sembra proprio serata lo si vede all’inizio del secondo tempo quando Dest e Tonali creano una mischia pericolosa in area del Chelsea, Kepa si salva di piede e Giroud non arriva sulla palla per un soffio. Risponde il Chelsea, conclusione da due passi di Aubameyang e grande parata di Tatarusanu. I blues non lesinano sui falli. Sterling già ammonito (e magari avrebbe dovuto essere pure espulso) trattiene Tonali, ma l’arbitro per lui risparmia il secondo cartellino. Non lo risparmia per Pobega poco dopo. E poi pure per Tonali e Ballo Touré. Sembra quasi che il Milan stia pagando per una inspiegabile legge della compensazione l’arbitraggio esageratamente favorevole all’Inter di 7 giorni fa a San Siro contro il Barcellona. I rossoneri però hanno coraggio da vendere. Leao innesca Dest al centro dell’area in ottima posizione: tiro alto, occasione sprecata. Ma Potter intuisce il pericolo. E da qui in avanti gli inglesi cercano di addormentare la partita con un possesso palla prolungato. Finisce con lo stadio intero che non smette un attimo di intonare cori e incitare i rossoneri. Giusto così, se lo meritano Pioli e i suoi.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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