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Vince il più forte, l'Inter vola in finale. Ecco perché Inzaghi può vincerla

Il divario fra le due squadre è troppo netto quest’anno, lo dicono i risultati, quattro sconfitte di seguito per il Milan nei derby, da quel tre a zero di Riad, senza mai riuscire a segnare la miseria di un gol

Pierangelo Sapegnodi P. Sapegno   

E’ andata come doveva andare. Passa l’Inter, che corre in finale a Istanbul, e questo era abbastanza scontato. Ma vince di nuovo, uno a zero, e questo forse lo era meno. E’ che il divario fra le due squadre è troppo netto quest’anno, lo dicono i risultati, quattro sconfitte di seguito per il Milan nei derby, da quel tre a zero di Riad, senza mai riuscire a segnare la miseria di un gol. E questo qualcosa vuol già dire. Poi lo sentenzia lo stato di forma delle due squadre, mascherato per un tempo solo dall’attenzione difensiva dei rossoneri che sognavano di ripetere le partite con il Napoli. Appena hanno dovuto spingere per vincere non c’è stata storia.

Pioli può consolarsi, perché pochi avversari sarebbero riusciti oggi come oggi ad aver ragione di questa Inter. Inzaghi adesso aspetta l’esito dell’altra semifinale. Se la roulette dirà Manchester City noi siamo sempre più convinti che ha una grande occasione per riportare la Coppa nella città della Madonnina, ripetendo la finale vinta dal Chelsea di Tuchel contro Guardiola. Se si troverà di fronte il Real sarà solo più dura perché Ancelotti è un volpone che non lo freghi facilmente, ma non partirebbe comunque battuto. Sarebbe da sbattere in faccia, quella Coppa, a tutti quei tifosi e quei giornalisti tifosi che l’hanno insultato cacciandolo già via da Milano. Dall’altra parte della barricata, Pioli ha fatto quel che poteva in questa sfida di ritorno. Il suo problema è che era costretto a vincerla. E così diventava una scalata impossibile da affrontare. Troppa differenza, con Leao acciaccato e senza Bennacer.      

Il pronostico è tutto per l'Inter

Non è che il Milan avesse molte speranze, nonostante le solite dichiarazioni di rito della vigilia. Si è trovata a incrociare le armi contro un Inter in condizioni di forma pressoché perfette, avendo impostato tutta la sua preparazione con l’obiettivo mirato quasi esclusivamente su questo finale di stagione. Per di più, Pioli deve rinunciare a Bennacer, l’elemento più importante del suo centrocampo, ed è costretto a schierare un Leao solo a mezzo servizio, che difficilmente potrà strappare in velocità con il rischio di aggravare la sua elongazione. D’altro canto se si analizzano i dati degli ultimi due mesi, come ha fatto il Corriere della Sera, il confronto fra le due sfidanti è impietoso.

I numeri degli ultimi dieci match dicono che il Milan ha portato a casa tre vittorie, contro 5 pareggi e due sconfitte, rimediate entrambe negli ultimi match senza segnare in casella neanche un gol, mentre l’Inter vanta 8 vittorie, arrivando al derby da sette successi consecutivi, un pareggio e una sconfitta, 26 gol fatti e sei subiti, con una differenza reti ragguardevole di più venti, ancora più pesante se rapportata a quella dei rossoneri (9 gol fatti e sei presi: più uno). Se poi a tutto questo aggiungiamo i dati della partita d’andata, al Milan non restava davvero che sperare in un miracolo. A conferma del differente stato di forma, i numeri sulla distanza coperta dalle due squadre indicano che l’Inter ha corso per quasi 118 chilometri contro i 114,2 dei rossoneri, marcando una differenza notevole che si fa ancora più illuminante se accostata ai dati sui tackle (9 a 4) e sui palloni recuperati (43 a 26) oltre che sulla pulizia delle ripartenze con 17 disimpegni riusciti contro nove.

Primo tempo molte occasioni pochi gol

Però nel calcio non si sa mai e la speranza è l’ultima a morire. Pioli nelle dichiarazioni della vigilia aveva lasciato capire che l’importante è non prendere gol, soprattutto all’inizio, il che farebbe presupporre una partita molto difensiva, tipo quelle col Napoli. Ma l’Inter è un’altra cosa. E poi le quattro punte schierate contraddicono questa impressione. Le formazioni sono quelle annunciate. Per Inzaghi lo stesso undici dell’andata, con Dzeko e Lautaro e Brozovic in panchina. I rossoneri con Leao e Messias, Krunic al posto di Bennacer e Thiaw che sostituisce Kjaer. Nei primi minuti due tiri insidiosi sopra la traversa, uno di Theo e l’altro di Barella.

Poi la partita comincia a prendere una sua fisionomia, con i rossoneri che schiacciano l’Inter nella sua area. I nerazzurri si difendono a pieno organico, Dzeko e Lautaro a fare muro dietro. Tonali va via di forza fin sulla linea di fondo per scaricare dietro su Brahim Diaz che cerca l’angolino dal dischetto, ma il tiro è lento e Onana ci arriva. Risponde subito l’Inter in contropiede, di nuovo Barella e Maignan si salva con la gamba: l’azione però era macchiata da un fuorigioco di Dzeko. E’ un bell’inizio di partita e almeno fino adesso il Milan sembra molto diverso da quello dell’andata, più reattivo e più deciso a fare la partita.

Dall’altra parte però l’Inter può contare su alcuni uomini in gran spolvero, soprattutto Dzeko Lautaro e Barella. Al 24’ Mlhitaryan su sponda di Dzeko, alto di poco, e subito dopo di nuovo Dzeko imbuca nello spazio Dumfries che cerca Lautaro davanti alla porta, ma Thiaw intercetta in angolo. Ancora Inter: tocca ai nerazzurri spingere il Milan nella sua tre quarti, ci prova Lautaro, stop di petto e tiro al volo murato da Tomori. Dopo lo sprint iniziale il Milan sembra sparito, ma all’improvviso Leao fino a quel momento inesistente fa il Leao, va via a Darmian, s’incunea in area e calcia a incrociare sfiorando il palo.

La risposta dell’Inter è veemente, su una punizione Dzeko spizza il pallone di testa e Maignan gli nega il gol con un intervento miracoloso. Ci prova ancora Lautaro, ma ormai il primo tempo è agli sgoccioli. Si ferma Mkhitaryan, entra Brozovic. Quarantacinque minuti senza reti, nonostante le occasioni siano fioccate abbastanza numerose. Il Milan regge l’urto, non sembra più la squadra in balia degli avversari dell’andata, e crea anche qualche pericolo. L’impressione però che, al di là di tutto, l’Inter sia più forte resta intatta. Si difende in undici e riparte con molti elementi, impostando gioco pure con apparente facilità.

Nelle file nerazzurre, tutta la difesa partecipa alla costruzione, e i centrocampisti e gli attaccanti sono in grado di pressare sempre l’avversario, esercitando così un presidio totale del campo. E’ un sistema senza dubbio dispendioso che richiede un grande stato di forma dei protagonisti, ma che dà i suoi frutti. Alla resa dei conti l’opposizione del Milan pare troppa leggera. Leao nonostante il suo numero che ha spaventato Onana, è un lontano parente del giocatore che squassa le difese con le sue sgroppate, Theo Hernandez non lo si vede quasi mai in avanti e Diaz, imbrigliato com’è dal pressing interista, non riesce ad accendere la luce.

Non c'è storia vince il più forte

Il secondo tempo comincia com’è finito il Milan. Però la clessidra scende inesorabile e i rossoneri sembrano quelli che vorrebbero ma non possono. Vorrebbero anche attaccare, solo che l’Inter fa troppo paura e forse hanno anche ragione perchè un gol adesso sarebbe una condanna senza appello. Dopo un quarto d’ora passati a guardarsi, alla fine la squadra di Pioli cerca di prendere in mano le redini della partita. Solo che i limiti accennati nel primo tempo, adesso diventano macigni che pesano. Leao vaga per il campo senza affondare, però di nuovo lui serve di testa una palla per Messias, anticipato da Onana, che è l’unica azione vagamente pericolosa nei primi 25 minuti della ripresa.

La realtà è che appena si deve giocare per vincere, chi vince è il più forte. Cioé l’Inter. Fanno tutto Lukaku e Lautaro, si passano la palla in area e se la ripassano fino a quando il Toro si allarga e infila Maignan. Da qui alla fine non c’è storia. In campo ci sono solo i nerazzurri. L’Inter va vicino al raddoppio, con Lukaku, che pare tornato quello di due anni fa in questa notte magica. Uno a zero, ma può bastare. Inzaghi non si è mai chiuso a difendere il doppio vantaggio dell’andata, l’ha giocata sempre cercando di costruire, chiudendo per lunghi tratti il Milan a ridosso della sua area. Ha meritato anche per questo. Si va a Istanbul. E adesso basta sottovalutare sempre l’Inzaghino, Mister Dispiaze.

Pierangelo Sapegnodi P. Sapegno   
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