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Il Milan vince, un tiro e un gol. Napoli commovente e decimato per il ritorno

L'andata dei quarti di finale di Champions finisce 1-0 per i rossoneri ma i partenopei hanno dimostrato compattezza. Qualificazione aperta

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il Milan vince, un tiro e un gol. Napoli commovente e decimato per il ritorno
Bennacer esulta dopo il gol (Ansa)

Il calcio è questa cosa qui. Esser belli non vuol dire essere più forti. Il Milan fa una partita da catenaccio vecchio stile, alla faccia di tutti quelli che osannano Pioli come giochista, e ha ragione del Napoli che attacca per tutti i novanta minuti e crea un mucchio di occasioni, ma senza Oshimen e senza punte non riesce mai a pungere. Uno a zero il risultato finale. Ma sul ritorno al di là del punteggio, peseranno sugli uomini di Spalletti soprattutto le assenze di Kim, già diffidato e ammonito, e Anguissa, espulso. Ovviamente, giochismo e non giochismo non conta niente. Contano di più il risultato e le situazioni. Pioli ha sistemato il suo Milan, arroccandosi nella difesa a tre per lanciare negli spazi le sue frecce, da Leao a Diaz e Theo Hernandez, e la partita l’hanno vinta questi tre. Il gol è merito dei primi due, e le sgroppate del francese hanno portato all’espulsione di Anguissa. Nonostante la vittoria di corto muso, la semifinale per ora sorride a un derby tutto milanese. Anche perché in vista del ritorno bisogna considerare un altro fattore: il Napoli è più forte, il Milan è più in forma. E a questi livelli conta di più la seconda cosa.

Milan e Napoli sono arrivate alla sfida di Champions, terzo incrocio della stagione, con il pronostico completamente ribaltato rispetto alle logiche del campionato, che vede l’assoluto dominio degli azzurri con i rossoneri appesi faticosamente al quarto posto, a 22 lunghezze dalla capolista. Ma la mattanza del Maradona, quel sorprendente 4-0, ha un peso psicologico troppo rilevante, nel bene e nel male, per essere messo da parte come un capitolo chiuso. Il Napoli deve fare ancora a meno di Oshimen, e chissà se lo riavrà per il ritorno fra nemmeno 7 giorni. Per di più si è fermato anche Simeone - problemi muscolari, un mese di stop -, Raspadori è reduce da un altro infortunio e Spalletti è costretto a giocare senza punte, con Elmas falso nueve. E’ un'emergenza che il tecnico toscano deve affrontare per la prima volta in questa stagione. Pioli invece è riuscito a far rifiatare qualcuno dei suoi e può schierare la stessa formazione che ha espugnato il Fuorigrotta cavalcando impietoso sullo stupore annichilito dei padroni di casa. In queste condizioni, come si fa sinceramente a non considerare favorito il Milan?

Anche così rimaneggiato il Napoli però non riesce a tradire se stesso. Aggredisce i padroni di casa con il coraggio e l’intensità di sempre e gà al primo minuto Kvara calcia quasi a botta sicura dall’interno dell’area piccola, Maignan è battuto, ma Krunic respinge sulla linea di porta. Al 4’ci prova Anguissa con un destro da fuori area, che il portiere francese devia in angolo. Ma non è mica finita: cross di Mario Ruiz e Di Lorenzo da buona posizione impatta bene di testa ma non centra la porta. E mentre il Milan cerca di rialzarsi con qualch contropiede, il Napoli continua a spaventare San Siro: Kvara va via in serpentina, poi scambia con Elmas e fa partire un rasoterra deviato in angolo da Kjaer. Due minuti dopo Zielinski prova una conclusione potente dalla distanza che impegna Maignan alla deviazione in angolo. Questo Napoli è semplicemente commovente, bello e arioso. La prima parte della gara è un vero e proprio assedio alla porta del Milan: in 15 minuti ha già creato cinque grandi occasioni da gol. Purtroppo, almeno in questa fase iniziale, sembra pagare carissima l’assenza di Oshimen.

Il Milan? Sta facendo una partita all’italiana, tutto chiuso dietro cercando qualche ripartenza, alla faccia del giochismo sbandierato alla vigilia. Il bistrattato Inzaghi deve aver fatto scuola. Ma è un Milan molto più catenacciaro dell’Inter. E il suo contropiede velenoso non cerca azioni corali cone ha fatto l’Inter a Lisbona, ma sfrutta le corse solitarie nelle praterie vuote di Leao e Theo Hernandez, come capita al 25’ con il portoghese che va via in percussione tutto da solo presentandosi davanti a Meret sospinto dal boato di San Siro: il suo rasoterra angolato sembra insaccarsi alla sinistra del portiere azzurro, ma si spegne a lato sfiorando il palo. Dopo il quarto a spron battuto, il Napoli ha tirato un po’ i remi in barca, ma il Milan si guarda bene dal prendere in mano la partita. Preferisce lasciare il pallino al Napoli, che però adesso non affonda più. E’ evidente che Pioli ha impostato la sfida solo sulle ripartenze. E ha ragione lui: contropiede micidiale al 39’, Diaz si libera con una veronica a centrocampo e scarica su Leao che trova Bennacer lanciato in area, tiro potente e niente da fare per Meret. E’ un risultato ingiusto, per quanto visto fino adesso, ma in una partita di calcio questi sono concetti che non contano e sono per di più le scuse dei perdenti. E dopo il gol di fatto il Milan prende fiducia e il Napoli rivede gli incubi del 4-0 al Maradona. Il finale del primo tempo è tutto dei rossoneri, che vanno vicino al raddoppio prima con Tonali che vede ribattuto il suo tiro da di Lorenzo e poi con Kjaer che colpisce il palo di testa su una mischia da calcio d’angolo.

La sensazione è che la grande bellezza del Napoli stia pagando troppo cara l’assenza d Oshimen che al cambio fa 21 gol in campionato e 4 in Champions. Elmas e Lozano non si sono praticamente visti e Kvara, costantemente raddoppiato da Calabria e Krunic, è andato a sprazzi e non è stato devastante come nelle sue migliori occasioni. Il secondo tempo comincia com’era iniziato il primo, col Napoli che stringe d’assedio i rossoneri. Al 4’ Kvara sfugge in dribbling e trova Elmas, che finalmente fa il centravanti: Maignan para deviando sulla traversa. Al 7’ è Di Lorenzo che semina il panico nella difesa milanista e il sui tiro è deviato in angolo. L’impressione è che si ripeta il canovaccio dei primi 45 minuti, con il Napoli che costruisce gioco senza riuscire veramente a pungere però. Tiene la difesa molto alta sulla linea di centrocampo e quando il Milan riesce a passarla sono dolori.

Così per fermare le sgroppate di Theo, Anguissa è costretto a ricorrere alle maniere brusche. Si becca un cartellino giallo, giusto, al 72’ e un altro un po’ troppo severo francamente due minuti dopo: rosso e espulsione. Che l’arbitro stia indirizzando l’andamento del match lo si vede abbastamza chiaramente quando al 77’ ammonisce anche Kim dopo avergli fischiato un fallo che non esisteva: il coreano era diffidato e salterà il ritorno. Napoli in dieci con la prospettiva di dover affrontare la sfida del Maradona senza il suo faro del centrocampo, Anguissa, e il suo perno della difesa, Kim, e con Oshimen in forte dubbio e comunque non al massimo. Il Milan capisce lo sbandamento degli avversari e trova il coraggio che non ha avuto per tutta la partita. Solo che vicino al gol ci va il Napoli e per due volte, all’86’ e all’87’. Prima Maignan leva miracolosamente dal sette un tiro improvviso di Di Lorenzo. Poi Olivera di testa sfiora la traversa. E’ finita. Il Milan ha vinto così, due ripartenze e nient’altro. Adesso diranno tutti che Pioli è un grande. Bah. Forse aveva ragione Spalletti quando se l’era presa con Guardiola che aveva candidato il suo Napoli alla Champions. Come sanno bene sotto al Vesuvio certe cose te le tirano...

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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