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Il Napoli perde solo per una questione di centimetri. L'Inter gioca mezz'ora, poi si arrende al Bayern

Per le due italiane la classifica era già scritta prima.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Foto Ansa
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Napoli e Inter perdono due a zero. Il risultato è lo stesso, ma sono due sconfitte diverse. L’Inter gioca bene e meriterebbe di passare in vantaggio, fino a quando non segna il Bayern e da quel momento in pratica sparisce dalla partita. Il Napoli perde solo per una questione di centimetri: un gol annullato agli azzurri per un niente e uno convalidato al Liverpool per lo stesso motivo. Sconfitta ingiusta. Ma non conta niente. Per le due italiane la classifica era già scritta prima. E’ una strana partita quella di Ansfield. Si affrontano due squadre molto offensive, costruite per asfissiare gli avversari alla ricerca del gol. Ma dopo tutti i complimenti della vigilia («il Napoli gioca il miglior calcio d’Europa, può arrivare in finale di Champions»), Klopp sembra davvero convinto che contri Spalletti è meglio essere più prudenti del solito. Così il primo tempo sfila via incredibilmente noioso, ravvivato solo da alcuni lampi improvvisi.

Quando parte Kvara è spettacolo puro: va via in tunnel, corre come un centometrista. Verso il quindicesimo supera l’avversario con uno scavetto, entra in area e viene spinto alle spalle con il gomito da Konaté, rotolando per terra: per noi sarebbe rigore, per l’arbitro no. Alla mezz’ora le uniche fiammate: Ndombelé tira a botta sicura su suggerimento di Kvara che ha appena seminato il panico nelle retrovie degli inglesi, ma Allisson para. Risponde subito il Liverpool: piatto destro di Thiago da fuori area e respinta plastica di Meret. Poi Jones ci prova di testa, ma la palla finisce sopra la traversa. Ci sarebbe ancora una fuga in contropiede di Salah che arriva solo davanti al portiere azzurro, bravissimo a deviargli il tiro in angolo, ma era in fuorigioco. Davvero un po’ poco per una partita che annunciava i fuochi d’artificio.

Il secondo tempo sembra partire su altri auspici. Una squadra che fino adesso ha segnato 50 gol in 17 partite può farne davvero nessuno oggi? E segna il Napoli, Ostigard su punizione battuta da Kvar: il Var ci mette cinque minuti, un tempo in sospensione un po’ irreale, con i giocatori immobili e il pubblico che canta a riempire l’attesa, per decidere che è fuorigioco per una questione di millimetri, neanche di centimetri, uno spicchio di gomito. Più che offside è il caso: un millimetro di sfortuna. Si riprende e il Napoli va di nuovo vicinissimo al gol. Kvara dal centro area, tiro sporcato da un difensore che Allisson si ritrova in mezzo alle gambe. Però pare un’altra partita adesso. Il Liverpool rompe gli indugi e prova ad attaccare in massa. Ma non dura molto, perché il Napoli non ci sta a chiudersi indietro. Così ritorna un po’ la situazione del primo tempo: due squadre offensive che non si offendono. Il Liverpool si rende pericoloso sui calci d’angolo. E proprio su un corner arriva il gol con un imperioso stacco di Darwin Nunez, un giovanissimo grande talento, ex Benfica, che Klopp centellina con il contagocce. Salah ribadisce in rete, ma la palla era già entrata. Dopo il vantaggio, il Liverpool vola sull’entusiasmo.

Il Napoli però non ci sta. Raspadori spara alto al volo da posizione favorevole. Dall’altra parte Nunez fa vedere quanto è bravo: azione personale, dribbling su Kim e palla d’oro per Salah che dovrebbe solo spingerla in rete se Ostigard non gliela togliesse miracolosamente dai piedi. Poi altre mischie, e ancora su calcio d’angolo segna di nuovo Nunez che potrebbe essere in off side: altro controllo Var eterno, questione di centimetri. Gol valido. Finisce così. Si vince o si perde per un niente.

L'Inter gioca mezz'ora, poi si arrende al Bayern

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L’Inter il suo piccolo miracolo l’ha già fatto ed è passato agli ottavi mettendo in fila tre grandi prestazioni compreso il capolavoro con annessa lezione di calcio al Camp Nou. Questa sfida di Monaco è un Gran Galà, una festa per onorare le più brave dle girone e lo spettacolo. Al seguito dei nerazzurri c’è una nutrita schiera di tifosi. Speriamo che questa volta i capibanda della curva gli lascino vedere la partita in santa pace. Fa effetto che alla pur deprechevole baruffa di Firenze sia stato dato lo stesso risalto di un fatto gravemente criminoso come quello di San Siro, con famiglie che avevano pagato caro trasferte e biglietti, costrette a uscire dallo stadio sotto la minaccia dei coltelli. Su questo episodio e pure sul resto non confidiamo in nessuna inchiesta di Report e soprattutto della Magistratura. Ormai dobbiamo tristemente constatare che anche di fronte a vicende così gravi si muovono solo se c’è la Juventus (e lo scrive uno che non è di certo un tifoso juventino).

Ma a Monaco questo brutto ricordo è alle spalle. Inzaghi fa un po’ di turn over e si presenta senza Di Marco, Skriniar e Mkhitaryan risparmiando anche Dzeko, ma senza rinunciare a Barella e Lautaro Martinez. Alle prime battute è un Inter versione Barcellona, che attacca con molti uomini e si rende subito pericoloso. Barella ci prova due volte: il primo tiro di potenza viene messo in calcio d’angolo da Ulreich, il secondo è praticamente parato da Mané con le mani, che il Var giudica in protezione del volto: niente rigore. Dopo questo avvio così incoraggiante l’Inter preferisce ritirarsi nei suoi poderi lasciando venire avanti il Bayern. In ogni caso si vede che è una partita completamente diversa da quella di San Siro, quando i nerazzurri stavano a guardare i tedeschi che correvano per il campo e facevano un po’ quello che volevano. Qui i ruoli sembrano invertiti. Anche quando il Bayern prende campo, non riesce a rendersi pericoloso ed è ancora l’Inter che invece va vicino al gol. Il mattatore è Barella, che mette a soqquadro il centrocampo dei padroni di casa.

Ma la palla gol arriva dalla fascia sinistra, con un cross rasoterra di Gosens che pesca Lautaro in scivolata a porta vuota, avendo il pallone scavalcato Neuer: l’argentino lo spedisce incredibilmente fuori. La legge del calcio è impietosa ancora una volta: gol sbagliato, gol preso. E pochi minuti dopo su calcio d’angolo, al primo tiro indirizzato verso la porta di Onana, Pavard, che si è appena liberato del suo marcatore, riesce a metterla alle spalle del portiere nerazzurro. Fino a questo momento il risultato è profondamente ingiusto. Ma i tedeschi ora sembrano prendere fiducia, mentre l’Inter, che forse ha subito il colpo, si abbassa troppo e appiattisce le linee ai limiti della sua area. Da lì alla fine dei primi quarantacinque minuti, difatti sono ancora i padroni di casa a far tremare la difesa nerazzurra, con un destro di Coman, che Onana mette in calcio d’angolo distendendosi a terra.

Secondo tempo

Si comincia e Acerbi segna subito, ma è in fuorigioco. Ci prova Kimmich, risponde Gagliardini, niente di fatto. Inzaghi rimescola le carte: toglie Barella, Gagliardini e Lautaro e manda in campo Calhanoglu, Mkhitaryan e Dzeko. Ma adesso la partita sembra prendere un indirizzo abbastanza netto a favore dei padroni di casa. Segna Choupo-Moting in rovesciata, ma anche lui è in fuorigioco. Musiala va via in slalom stretto, solo che poi spreca tutto con un tocco troppo lento che Onana blocca senza difficoltà. L’Inter pare aver alzato bandiera bianca. Così, poco prima della mezz’ora arriva il raddoppio: gran tiro dalla distanza di Choupo-Moting sotto l’incrocio, e due a zero. Da lì alla fine più niente, partita spenta. Inzaghi ha già la testa alla Juve: quella sfida conta un po’ di più di questo Gran Galà.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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