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Rigori sbagliati, Giroud e Osimhen: il Napoli non va oltre il pari, Milan in semifinale

Pioli gioca una partita cinica contro il bel palleggio inconcludente di Spalletti. Squadra chiusa e ripartenze micidiali, i rossoneri fra le prime quattro d'Europa

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Giroud lustra la scarpa di Leao, autore dell'assist al suo gol (Foto Ansa)
Giroud lustra la scarpa di Leao, autore dell'assist al suo gol (Foto Ansa)

Ha vinto il migliore? Beh, a guardare la classifica del campionato non sembrerebbe. Ma nella Champions e nelle Coppe non conta solo essere i più forti e i più bravi, perché quello che conta più di tutto è il momento. E questo era il momento giusto del Milan, che ha concentrato tutti i suoi sforzi per arrivare in forma adesso, in questi mesi che decidono la sua stagione europea. Quella italiana è convinto di recuperarla quando sarà - appunto - il momento. E allora non ha vinto il migliore ma ha vinto chi stava meglio. Il catenaccio di Pioli, roba che pure Allegri se lo sogna, ha resistito anche a Fuorigrotta, e l’ha fatto con più merito di quanto ne aveva avuto a San Siro. Uno a uno il finale.

Primo: non prenderle

Due rigori sbagliati, o parati, uno per parte, poche azioni da rete, due gol in chiusura di tempi, emozioni col contagocce come si addice all’italico football. Più che altro abbiamo assistito a una splendida partita difensiva, quella del Milan, perchè non basta far muro, ma bisogna anche saperlo fare e avere gli uomini dominanti in area. Pesano, forse, sull’eliminazione del Napoli, gli errori arbitrali di San Siro e il rigore negato al San Paolo dall’ottimo Marciniak (anche i più bravi sbagliano: averne comunque di arbitri così). 

Muro e contropiede, il calcio cinico di Pioli

Nell’atmosfera bollente del Maradona, molto diversa da quella polemica dello 0-4 in campionato, contestata aspramente da Spalletti - «se fanno ancora così, prendo e vado a casa» -, si era ripartiti dal gol di vantaggio del Milan messo a segno da Ismael Bennacer nell’andata di San Siro. Il Napoli, mutilato dal mediocre arbitraggio del romeno Istvan Kovacs con il rosso a Anguissa e il giallo a Kim, aveva deciso di tappare questi due buchi mica da poco con Ndombelé e Juan Jesus. In compenso, Spalletti ritrova Osimhen, collaudato nella coda ansimante del pareggio a reti inviolate col Verona. A fare i conti della serva, dei tre tenori di questo Napoli ne mancano comunque sempre due. Pioli invece può permettersi di schierare ancora gli stessi undici che per due volte hanno già avuto ragione degli azzurri da un mese a questa parte, dopo averli gelosamente conservati a riposo nelle sfide di campionato, riproponendo lo stesso schema che così bene ha funzionato nelle sfide precedenti: tutti a far muro dietro e rari morsi in contropiede, innestati dalla lampada di Ibrahim Diaz e dalle sgroppate di Theo e Leao.

L'assedio inutile, il rigore negato e il gol del Milan

Così si comincia come da previsioni, con i rossoneri rintanati a pieno organico nella propria area e persino Giroud a far da stopper antico per svettare nelle mischie. Calci d’angolo uno dietro l’altro, pressing asfissiante dei padroni di casa, si gioca solo negli ultimi undici metri dei rossoneri, intasati peggio di un ingorgo nell’ora di punta. Oshimen ne ha sempre quattro o cinque attorno. Nei primi minuti, Kvaratskhelia riesce anche a liberarsi della gabbia di Calabria e Krunic, ma le sue conclusioni sono sempre ribattute da qualche difensore. In venti minuti di pressione ossessiva, non c’è però una vera e propria azione pericolosa, ad eccezione di due tiri di Politano, di gran lunga il migliore, uno parato e l’altro sull’esterno della rete. Al Milan invece basta affacciarsi una volta nell’area del Napoli e uno sciagurato intervento di Mario Rui su Leao, dopo che l’attaccante rossonero aveva già passato il pallone, sembra indirizzare subito anche questa partita: rigore ineccepibile. Tira Giroud, abbastanza angolato a mezza altezza, Meret vola e rinvia. Questo episodio sembra incidere in qualche modo sullo svolgimento della partita.

Il peso della paura

Il Napoli, non si sa quanto spaventato, rallenta istintivamente i ritmi e il Milan ritrova un po’ di coraggio, creando subito un’altra grande occasione con Giroud che spara un sinistro potente da distanza ravvicinata, ribattuto da un intervento alla disperata di Meret. Subito dopo, altri segnali poco incoraggianti per Spalletti: si fanno male di seguito, uno dietro l’altro, Politano e Mario Rui, costretti a uscire, sostituiti da Lozano e Olivera. Che la fortuna non sia tanto amica lo si vede quando verso il quarantesimo Leao in scivolata trova il piede di Lozano in piena area, ma Marciniak, uno dei migliori arbitri al mondo, e il Var non vedono il rigore abbastanza netto. L’impressione è che con questo catenaccio chiuso a doppia mandata da Pioli, l’unica maniera per sbloccare il risultato è l’episodio fortuito, un rimpallo in mischia, l’errore di un difensore, o un rigore, appunto. E siccome piove sempre sul bagnato, sono appena finite le proteste che Ndombelé (pessima partita la sua, quanto è mancato Anguissa!) perde palla vicino all’area del Milan e Leao s’invola in fantastica progressione saltando tre uomini uno dietro l’altro, per consegnare a Giroud, solo e libero davanti alla porta, il gol del vantaggio.

E’ il 43’, e il primo tempo si chiude così. Risultato giusto, obiettivamente, che non fa una grinza. A differenza di San Siro, quando il Napoli aveva creato moltissime occasioni da gol, questa volta anche se il suo assedio è molto più continuo e asfissiante, neanche una volta è riuscito a far tremare la porta difesa da Maignan. Al contrario il Milan, si è affacciato tre volte dall’altra parte, due volte ha sfiorato il gol e nell’ultima l’ha fatto. Leao è una freccia miracolosa che non ha neppure bisogno di un arciere, fa tutto da solo, prende palla e va. Kjaer è semplicemente perfetto, in area non c’è un pallone che non finisca sulla sua testa. E Giroud fa tutto, il difensore, l’unico attaccante, sbaglia un rigore e poi segna la rete del vantaggio. Ma al di là di tutte queste considerazioni, pesa enormemente l’errore di Marciniak sul penalty non assegnato al Napoli.

Osimhen pareggia troppo tardi

Secondo tempo. Neanche un minuto e questa volta l’inizio sembra diverso dal primo tempo, Kvara se ne va in serpentina, entra in area e dal fondo cerca un tiro a giro che sfiora la traversa. Ma è un fuoco di paglia. Perché il canovaccio riprende il suo corso, con il Milan che stringe ancora di più le maglie in difesa, e il Napoli non trova sbocchi e neanche idee per il suo gioco. L’unica azione che produce sta negli sprint di Kvara, il solo forse che continua a crederci, e che di nuovo al’11’ parte da metà campo sulla fascia, ne fa fuori uno in velocità, entra in area e ne supera altri due e poi spara in porta: alto. Al 15’ altra azione personale, questa volta di Lozano, e di nuovo palla sopra la traversa. La Grande Bellezza non è più nel gioco, ma solo più nei suoi uomini. Che però forse non sono più quelli dei momenti migliori o del Napoli di qualche mese. Gli azzurri si buttano avanti, senza molto costrutto, più cuore che testa, più disperazione che speranza. All’80’ forse la partita potrebbe riaprirsi, quando per un intervento di Tomori con la mano, Marciniak fischia il rigore che non aveva dato nel primo tempo.

L'errore determinante di Kvara

Sul dischetto si presenta Kvara, ma il suo tiro non è troppo angolato e un grande portiere come Maignan, uno dei migliori del mondo, pescato per pochi euro, riesce ad arrivarci. Ci provano ancora Olivera di testa su calcio d’angolo, palla fuori di poco, e Kvara nella solita azione personale e c’è di nuovo Maignan a dire di no. Poi Sentenza Oshimen non sbaglia all’ultimo minuto, una testata in mischia anticipando tutti. La Champions è persa, ma l’onore è salvo.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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