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Che Napoli, serata memorabile con il Liverpool. L'Inter guarda, il Bayern corre

Travolti i vicecampioni d'Europa, finisce 4-1. Nerazzurri imprecisi e sciuponi restano a zero punti

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
(Foto Ansa)
(Foto Ansa)

Solo il Napoli fa festa, ma che festa. Travolge i vicecampioni d’Europa, il grande Liverpool di Klopp, con un memorabile 4 a 1. Mette sotto Salah e i suoi per tutta la partita, li spaventa, li asfissia, si butta negli spazi come abbiamo visto fare solo alle corazzate europee. Ecco, in questa magica serata di Champions, il Napoli non sembra una squadra italiana. Corre e si diverte. Il contrario di quello che fa l’Inter. Nelle intenzioni di Inzaghi forse c’era un’altra partita, fatta di coraggio e ripartenze micidiali. Invece viene annientato dallo strapotere fisico del Bayern, infiacchito dalla sua corsa, con una difesa di belle statuine impalate a guardare le triangolazioni rapide di Sané e banda, senza sapere che cosa fare.

E come il 4-1 sta persino stretto agli uomini di Spalletti, così il passivo del Meazza (2 a 0 per i tedeschi) avrebbe potuto essere ancora più grave. Non è un bel momento per i nerazzurri, già feriti dal derby. Sono ancora i favoriti nella lotta allo scudetto, solo che devono mettere a posto un po’ di cose. Il Napoli, invece, sembra il Milan dell’anno scorso: è partito che non ci crede nessuno. Ma è così che si fanno i miracoli. Pioli e Spalletti sembrano gli unici, comunque, ad aver capito la lezione del calcio d’Europa: devi avere più intensità nel gioco e correre più degli altri.

Le partite. Inzaghi rivolta un po’ la squadra. Ma con i cambi ci rivela anche la sua analisi sulla sconfitta del derby, e ci dice che Handanovic non è più quello di un tempo e forse ha qualche colpa su uno o due gol del Milan, che De Vry non lo convince più tanto, Barella continua a non essere al top e che lui forse s’è sbagliato a non schierare mai Gosens fino adesso. La vera sorpresa però è che al posto dell’azzurro gioca Mkhitaryan, una scelta offensiva e coraggiosa contro la corazzata tedesca. Il tecnico nerazzurro evidentemente ci crede.

Il suo curriculum, in fondo, lo consacra come un uomo di coppe, capace anche di strapparle al dominio Juve dei 9 scudetti, uno che fa rendere le sue squadre più nelle sfide che sul passo lungo. Senza Lukaku, si affida all’esperienza di Dzeko (62 presenze in Champions) e Mkhitaryian (42), con la scommessa Gosens sulla sinistra, sperando che prima o poi torni ad essere il giocatore dell’Atalanta. E in effetti l’Inter se la gioca alla pari, senza timori reverenziali, puntando tutto sul contropiede. Solo che i tedeschi sembrano degli alieni che corrono il doppio più veloce (l’eterno problema del calcio italiano) e al 25’ Sanè concretizza il dominio territoriale con un’azione personale, dopo che Onana si era opposto per due volte a Muller.

Nel secondo tempo, la musica sembra cambiare, almeno all’inizio. L’Inter ha deciso di non aspettare soltanto il contropiede buono. Alza la testa, e per due volte Dzeko crea qualche pericolo nell’area del Bayern. Ma il fiato è quello che è, appena i tedeschi accelerano, si fa notte: meraviglioso scambio in velocità Coman e Sanè, e D’Ambrosio la mette dentro. Autogol e due a zero. Da quel momento (siamo al 66’), sembra affondare nella sua depressione. Inzaghi fa tutti i cambi che può per ravvivarne lo spirito e la corsa, ma i tedeschi sembrano padroni, tagliano il campo da una parte all’altra, pressano compatti e corrono come matti, e per fortuna che ora c’è Gnabry che sbaglia tutto. Solo che il calcio è strano: proprio quando l’Inter pare scomparsa dalla partita, su un errore in disimpegno del Bayern Correa si trova a tu per tu solo davanti a Neuer e la butta fuori. Poteva essere il gol che cambiava volto al match. Non è serata.  

La bella notte di Napoli

Ma che notte, invece, a Napoli. Klopp schiera Firmino, al centro dell’attacco, preferendolo al giovane astro Darwin Nunez. Non è un Liverpool al meglio, e in Premier per ora sta faticando. Diciamo che si vede. Il Napoli, dal canto suo, comincia con i fuochi d’artificio: palo di Osimhen dopo neanche un minuto, e al quarto, al termine di una splendida azione in contropiede, Milner devia con la mano il tiro di Zielinski. Rigore e gol del polacco, Alisson da una parte e palla dall’altra. Osimhen mette a ferro e fuoco la difesa del Liverpool e si conquista un altro rigore dopo 16 minuti (Van Djik in ritardo gli frana sul piede). Solo che questa volta Alisson indovina l’angolo e ci arriva. Ma il Napoli non molla: prima Kvaratskhelia fallisce il raddoppio, dopo un uno-due con Osimhen, e poi Anguissa trafigge di nuovo Alisson con un gran sinistro. Al 42’ si fa male Osimhen (stiramento), entra Simeone, ma la musica non cambia: è suo il 3-0, su una splendida azione dello spumeggiante e immarcabile Kvara (c’è il suo zampino su tutte le azioni pericolose del Napoli). Sta succedendo qualcosa di incredibile: gli inglesi sembrano quelli con la maglia azzurra.

Il Liverpool è demolito, ma il bello è che il secondo tempo comincia com’era finito il primo: contropiede e Zielinski fa quattro. E non stiamo sognando, è tutto vero. Luiz Diaz dà un po’ di ossigeno al Liverpool: 4-1. Il risultato che fissa una notte magica. E’ tutto vero. E’ proprio successo.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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