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A Praga beffa atroce per la Fiorentina, al 90esimo trionfa il West Ham

La Viola ha pagato caro il coraggio e il cuore con cui ha affrontato questa finale e sul più stupido dei contropiedi ha perso la Conference League all’ultimo minuto.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
La delusione dei giocatori della Fiorentina
La delusione dei giocatori della Fiorentina (Foto Ansa)

Un’altra beffa, cominciano a far male queste finali delle italiane. La Fiorentina domina la partita, per 80 minuti il West Ham non pensa ad altro che difendersi e poi la vince al novantesimo. Se non è destino crudele questo che cos’è? Gli Hammers erano anche passati in vantaggio senza aver fatto nemmeno un tiro in porta, grazie a un rigore per una sciocchezza di Biraghi, e i viola l’avevano pure recuperata con uno splendido gol di Bonaventura. Alla fine forse ha pagato caro il coraggio e il cuore con cui ha affrontato questa finale e sul più stupido dei contropiedi ha perso la Conference League all’ultimo minuto. Sia detto chiaro.

A Italiano non si può rimproverare niente

Questo risultato non è un bello spot per il calcio: il West Ham, con i suoi tifosi ubriachi che hanno tirato di tutto in campo, bottigliette, accendini, scarpe, bicchieri, ferendo anche Biraghi, non ha giocato a football, ma ha solo cercato di impedire agli altri da giocare. Ha sfruttato cinicamente gli errori e le uniche due occasioni della partita, il fallo di mano del capitano viola e l’impresentabile Igor che ha lasciato scappare via Bowen per il 2-1. Ma alla fine, come per la Coppa Italia, la squadra più bella è quella che esce sconfitta. A Italiano non si può rimproverare niente. E’ arrivato in fondo nelle due coppe e ha riportato la Fiorentina in Europa. Fa un calcio spettacolare votato all’attacco. Se dovesse andar via sarebbe una grave perdita per Commisso. E i rumors sempre più insistenti, purtroppo, lo danno già in viaggio verso Napoli, nonostante le diplomatiche smentite di quel marpione di De Laurentiis.

Il West Ham ha marciato con il passo della grande

Era una finale molto difficile per la Fiorentina. Alla Eden Arena di Praga sono scese in campo le squadre che hanno dimostrato di essere le migliori della Conference League. Gli Hammers, i martelli, sono una tipica formazione inglese, molto fisica e con una prudente predisposizione al gioco offensivo, perché David Moyes, scozzese come il suo idolo Alex Ferguson, le ha insegnato saggezza e attenzione, costruendo una difesa abbastanza ermetica, come ha saputo dimostrare nell’eccellente cammino europeo, dove è arrivata alla finale con appena sette gol incassati. Se in Premier, in mezzo a tutte le corazzate del campionato inglese, ha deluso le aspettative finendo appena sopra la zona retrocessione, al quattordicesimo posto, in Conference ha marciato con il passo della grande: 13 vittorie e un pareggio, compreso il play off di luglio.

La mediana è il suo reparto più forte

Il suo reparto più forte è la mediana, dove brillano la stella di Rice, il capitano, nazionale di Southgate, valutato circa ottanta milioni e destinato a lasciare il West Ham quest’estate, e l’idolo di casa qua a Praga, Thomas Soucek, ex giocatore dello Slavia, corteggiato a suo tempo anche dai Viola. Davanti invece c’è uno dei giocatori più temuti dalla Fiorentina, quel Lucas Paquetà che il Milan non ha avito la pazienza di aspettare, uomo di talento e corsa che con le sue accelerazioni può rompere gli equilibri della partita. Anche il centravanti Antonio, 6 reti in Conference, è da tenere d’occhio, uno che non ha paura di fare a sportellate e che è utilissimo a far da sponda negli schemi di Moyes. Gioca Emerson Fittipaldi, l’unico italiano degli Hammers in campo. Ogbonna e Scamacca, invece, sono ancora infortunati.

Alla Fiorentina mancava Castrovilli

Dall’altra parte non c’è Castrovilli, un’assenza importante. Ma il segreto della Fiorentina sta seduto in panchina, uno di quegli uomini che sta cambiando il calcio in Italia. Vincenzo Italiano ha puntato tutto sulle idee, e le sue idee sono fondate sul coraggio: con chiunque, anche contro i più forti, gioca solo per vincere. Il suo curriculum parla per lui: una promozione in serie B, poi un’altra in serie A con Lo Spezia. una salvezza conquistata, e con la Fiorentina prima è riuscito a prendersi l’Europa e adesso queste due finali, Coppa Italia e Conference.

La partita

La partita era cominciata come da previsioni. I viola hanno subito cercato di attaccare in forze con tanti uomini nella metà campo avversaria. E il West Ham s’è ritirato nelle sue zolle per colpire in contropiede. Schema rispettato sin da subito: al primo minuto veloce ripartenza degli inglesi e tiro da fuori, abbastanza telefonato, di Antonio. Per il resto gran rumore di ferraglie e clangori. Bowen duro su Biraghi, Gonzalez a terra per una gomitata di Rice, e Dodò, colpito da Benrahma, perde sangue dal naso. Tutto in dieci minuti. Sul taccuino ci sono due tiri da fuori area che sfiorano il palo, uno per parte, di Mandragora e Rice. Gli inglesi si difendono a pieno organico, tenendo anche Antonio in copertura. La metà campo degli Hammers è un ingorgo nell’ora di punta, è quasi impossibile trovare degli spazi liberi. Gli inglesi continuano a picchiare. Antonio atterra Milenkovic, che non è proprio uno mingherlino che se ne sta buono, e difatti due minuti dopo cerca di rendergli la pariglia, con un’entrata che manda a gambe all’aria l’attaccante giamaicano. Non è una bella partita, ma non per colpa della Fiorentina. Il West Ham sembra la Juve di Allegri, che preferisce non far giocare piuttosto che giocare. Però quello che voleva lo sta ottenendo: in 45 minuti non ha subito neanche un tiro in porta. E poi cerca il gol da calci da fermo. Il solito errore arbitrale crea una situazione di pericolo al 43’: non vede un netto fallo di mano di un giocatore inglese e sul prosieguo dell’azione fischia una punizione per il West Ham, da cui scaturisce una mischia confusa nell’area viola, che è proprio l’unico schema di gioco cercato dagli uomini di Moyes. Proprio allo scadere del recupero, la Fiorentina segna, ma il gol di Jovic, che ribatte in rete dopo il palo centrato di testa da Kouamé, viene annullato per il solito centimetro di fuorigioco. Sarebbe stato il giusto suggello a un primo tempo, giocato solo ad una porta. La Fiorentina s’è resa veramente pericolosa solo nell’occasione del gol annullato, ma almeno ha provato a onorare la finale. Il West Ham s’è arroccato nella sua area con il pullman piazzato davanti ad Areola.

Secondo tempo

Il secondo tempo continua sulla falsariga del primo. La Fiorentina che fa gioco e il West Ham che pensa solo a difendersi, aspettando l’episodio buono, stile Allegri e corto muso, il calcio è un gioco semplice, basta non prendere gol. E ha ragione lui. Al quarto d’ora, da una rimessa laterale, Biraghi correndo in area accanto a Bowen tocca con la mano il pallone, tanto involontariamente quanto nettamente, e l’arbitro Del Cerro Grande va a rivedere le immagini al check e decreta il rigore. Mohamed Benrahma non fallisce. il West Ham non ha fatto niente per tutta la partita ed è in vantaggio. La Fiorentina invece il suo gol se lo deve costruire. Non è un episodio, ma il risultato della sua continua pressione. Su un cross in area Gonzalez vola in cielo e serve Bonaventura che in caduta, fuori equilibrio, palleggia col destro e col sinistro infila Areola con un diagonale. Tre minuti dopo la Fiorentina avrebbe anche l’occasione per passare in vantaggio, con Ginzalez che si libera sulla fascia e mette in mezzo, dove Cavral serve di rimorchio Mandragora che dal dischetto potrebbe sfruttare un rigore in movimento: prende anche la mira, solo che è sbagliata e il suo tiro lambisce il palo. Ma da questo momento in poi il West Ham cambia registro, come insegnano quelli dei pullman, che le loro carte se le giocano negli ultimi 15 minuti quando l’avversario è più stanco. E va vicino al gol due volte in pochi minuti. All’80’ Dodò salva sulla linea dopo una parata di Terracciano, anche se l’azione era viziata da un fallo su Milenkovic. Poi Soucek impegna con un colpo di testa il portiere viola all’83’. Adesso continua ad attaccare il West Ham, anche se la Fiorentina non molla e su una ripartenza Amrabat impegna da fuori area Areola. Altre mischuie nell’area viola. E poi al novantesimo con la squadra di Italiano tutta buttata in avanti per lo sprint finale, Paquetà trova l’imbucata per Bowen lanciato nel vuoto: un gioco da ragazzi arrivare in area e segnare. Un’altra beffa è consumata. Il calcio sarà anche un gioco semplice, come dice Allegri, fatto di episodi, ma perdere così fa ancora più male.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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