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La pazza Fiorentina irrompe nel salotto buono della Coppa Italia. Ma ora c'è l'odiato Vlahovic

Nel torneo due semifinali da brivido: il derby della Madonnina che ha appena riaperto lo scudetto e la sfida più bollente del nostro campionato riproposta con la fuga in bianconero di Vlahovic

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Dusan Vlahovic (Ansa)
Dusan Vlahovic (Ansa)

La Coppa Italia più antisportiva che c’è, come la definisce Sarri, regala due semifinali da brivido: il derby della Madonnina che ha appena riaperto lo scudetto in versione andata e ritorno e la sfida più bollente del nostro campionato riproposta con il veleno fresco della fuga di Vlahovic. Inter e Milan ci arrivano in carrozza passeggiando sui resti impresentabili di Roma e Lazio. Fiorentina e Juventus la sfangano sulla campanella, evitandosi solo all’ultimo minuto i supplementari e un finale diverso. I viola di Italiano sono la squadra più imprevedibile che esista, capace di imbarcate disonorevoli come quelle prese dal Torino e dalla Lazio e di imprese al limite dell’impossibile. Con l’Atalanta non vince solo a Bergamo giocando in dieci, ma lo fa gettandosi in avanti mentre è in inferiorità numerica con tutti i suoi uomini.

Fiorentina pazza e meravigliosa

La Fiorentina è pazza e meravigliosa per questo, perché è completamente fuori dagli schemi, gioca con lo stesso spirito e lo stesso cuore che ci mettevano tutti i bambini del mondo, tornando a casa solo dopo il buio con le ginocchia sbucciate e gli scappellotti della mamma che s’era sgolata a chiamarli. Aveva fatto così anche con la Roma, alla prima giornata di campionato all’Olimpico, in dieci e tutti avanti, mai doma e però sconfitta, 3 a 1. Con l’Atalanta l’hanno aiutata due rigori, che hanno mandato su tutte le furie il solito Gasperini: l’allenatore degli orobici è grandissimo e gli va riconosciuto il merito di aver fatto anche scuola (vedi Juric e Tudor), ma ha questo difetto, lo stesso di Mourinho e Mazzarri, che è sempre colpa degli altri, soprattutto degli arbitri, e sinceramente comincia un po’ a stufare.

L'Atalanta deve ritrovare il Muriel dell’anno scorso

La verità di Atalanta-Fiorentina è che tutti i tre gol dei viola sono perfettamente corretti, visti e rivisti alla moviola, perché c’erano i rigori e non c’era nessun fuorigioco di posizione influente nella rete di Milenkovic, mentre lascia molti dubbi l’espulsione di Martinez Quarta: è Muriel che va a sbattere contro la scarpa del difensore dopo che questi ha toccato la palla. Gasp ha un solo nemico di questi tempi: la sfortuna. Dopo Zapata e Ilic rischia di perdere anche Palomino, uscito zoppicante dal campo. E solo se ritrova il Muriel dell’anno scorso può sopperire in qualche modo all’assenza pesante del colombiano. La Fiorentina invece il suo pezzo da novanta l’ha perso definitivamente e non ci sembra proprio che sia riuscita a sostituirlo. Cabral è solo un colosso d’area e andiamoci piano con gli elogi a Piatek che ha segnato solo su rigore. Ma in una cosa è uguale all’Atalanta: il suo grande talento sta seduto in panchina, è nelle idee e nel coraggio del suo allenatore. E poi aspettiamo Ikoné: per ora non l’abbiamo ancora visto, ma se sboccia, hanno fatto bingo un’altra volta.

La Juve va avanti, ma non riesce sempre a fare quello che Allegri vuole

Affronterà la Juventus, che facciamo fatica a capire: nel secondo tempo ha schiacciato il Sassuolo e l’ha bombardato da tutte le posizioni, meritando ampiamente il successo, ma prima, quando aveva la partita in mano dopo il vantaggio di Dybala, è sembrata sparire dal campo per un tempo intero. Ha qualcosa nella testa che non funziona, come se fosse scollegata con il suo cervello e non riuscisse sempre a fare quello che gli viene chiesto, perché non è nelle sue corde e nella sua anima. Gli manca l’interprete del suo tecnico in squadra, l’allenatore in campo. Un tempo Allegri ne aveva più di uno, aveva Pjanic o Khedira, aveva Mandzukic o il Chiellini che non si rompeva mai. Adesso non ce n’è nessuno e si vede.

Inter vincente grazie a Simone Inzaghi

Chi non ha questi problemi è Inzaghi. Simone ha il talento tutto emiliano di riuscire a parlare con i muri, figurarsi con gli uomini. E’ riuscito a trasformare Sanchez, a farne quasi un titolare, e a migliorare così tanto Dumfries da non far rimpiangere Hakimi. Sinceramente, quando uno vede giocare l’Inter e il Milan si chiede che senso ha tutto quel bombardamento pubblicitario sulla Juve che ritorna pericolosa per lo scudetto. Tra le milanesi e i bianconeri c’è la giusta differenza che c’è in classifica, e non ci sono Vlahovic e Zakaria che tengano, perché è sulla fluidità del gioco che il divario non è colmabile. Inter e Milan (soprattutto i rossoneri di Pioli) hanno asfaltato le due romane con una facilità impressionante.

Bisognerebbe fare più attenzione al Milan

Forse bisognerebbe fare più attenzione al Milan: l’anno scorso di questi tempi perdeva il campionato, quest’anno lo sta ricuperando. Non avrà impegni europei da qui alla fine, ha ritrovato gioco e Giroud. L’Inter rimane nettamente più forte, e la sconfitta del derby è ingiusta oltre che casuale, ma sul lungo percorso potrebbe accusare qualche sbandamento e non si sa mai.

Lazio brutta e Sarri senza rinforzi

Due parole le meritano le romane. La prestazione della Lazio è stata vergognosa, in linea con le dichiarazioni di Sarri, sulla Coppa Italia antisportiva. Il vero problema è che il tecnico toscano non ha gradito il gennaio senza acquisti di Lotito e non ha fiducia in questa squadra. E’ la stessa cosa che è capitata quando allenava la Juventus, e si è visto com’è finita, con un finale di stagione in picchiata. Può darsi che questa volta non accada, ma non punteremmo un centesimo sulla sua permanenza alla Lazio.

Roma, qualche dubbio su Mourinho

Per la Roma invece dobbiamo cominciare ad arrenderci. Mourinho fino adesso è riuscito a spostare il tiro, una volta sugli arbitri, un’altra sui giocatori, come ha fatto dopo la sconfitta con l’Inter quando li ha accusati di essere senza palle, «la cosa più grave per un uomo». Però qualche dubbio su di lui prima o poi viene. Mou è un grande allenatore che è rimasto fermo, con le stesse idee di gioco e di schemi che l’avevano portato in alto. Ma il calcio è cambiato e cambierà ancora più velocemente, e nella ricerca degli spazi deve sforzarsi di cercare qualcosa di nuovo anche lui. Ci ricorda Trapattoni, un grandissimo che alla fine sopravviveva a se stesso. Sono le regole della vita. Ogni stagione ha il suo tempo.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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