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Chi sono le favorire dell'Europeo e chi può essere l'outsider. Ma sarà il campionato della Next generation

A dar retta ai bookmakers, che è gente che un po’ se ne intende, ma pure al Cies, l’Osservatorio del calcio, l’Italia non è tra le grandi favorite di questo Europeo.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Chi sono le favorire dell'Europeo e chi può essere l'outsider. Ma sarà il campionato della Next...
Foto Ansa

A dar retta ai bookmakers, che è gente che un po’ se ne intende, ma pure al Cies, l’Osservatorio del calcio, l’Italia non è tra le grandi favorite di questo Europeo. Sta lì, sulla soglia, dietro quelle più accreditate, sempre al sesto posto. Variano un po’ quelle davanti, perchè ad esempio al Belgio di Lukaku e De Bruyne o al Portogallo di Ronaldo c’è chi ci crede e chi per niente, ma gli azzurri non si muovono. In ogni caso chi gode più di tutti i favori dei pronostici, in misura pressoché unanime, è la Francia, campione mondiale in carica e un bel gruzzolo di talenti da schierare, da Mbappé a Kanté e Pogba. Dietro di lei i pareri si fanno più discordi

Il Cies vede la Germania o la Spagna, mentre le società di scommesse piazzano l’Inghilterra. Quella sugli uomini di Southgate è una incertezza che ha qualche ragione di essere. A Londra e dintorni dominano la Champions, con due squadre in finale, hanno la League più importante d’Europa e del mondo, le squadre più forti e più ricche, i giovani più promettenti e più ambiti, eppure con la Nazionale in un modo o nell’altro non riescono mai a far quadrare i conti. Questa volta partono con il grande vantaggio di giocare in casa la parte finale del torneo. E come se non bastasse schierano una formazione di tutto rispetto, che mette insieme la classe e l’esperienza di Harry Kane, desideroso di mettersi in mostra a maggior ragione dopo aver annunciato la sua possibile separazione dal Tottenham, con talenti giovanissimi di grandissima aspettativa come il ventiduenne Mason Mount e il classe 2000 Phil Foden. Resta solo il problema di fondo, e cioé che questi campioni per qualche motivo abbastanza incomprensibile finiscono per rendere sempre meno con la maglia della loro nazionale.

Occhio invece alla Germania. Joachim Loew è al passo d’addio dopo lunghi anni sulla panchina dei tedeschi. Ha portato in bacheca un titolo mondiale (2014) e una Confederation Cup (2017). Gli manca l’Europeo, che ha solo sfiorato nel 2008, e prima del passaggio di consegne a Hans Flick farà di tutto per colmare questo vuoto. Può contare su uno dei centrocampi migliori del torneo assieme a quello della Francia, nobilitato dall’intramontabile Kroos e da Goretzka, finalmente cresciuto ad alti livelli, oltre che da Jasom Musala, 18 anni appena, perfetto per il 4-3-3, uno dei giocatori più attesi a questo europeo. Davanti schiera un terzetto che può far molto male, Sané, Timo Werner e Kai Havertz, 21 anni, fresco fresco di Champions League decisa da un suo gol.

Non ci sentiamo di mettere sullo stesso piano la Spagna, vincitrice nelle edizioni del 2008 e 2012, segnata negli ultimi giorni dalla positività al Covid di Busquets e dalle successive polemiche. Nel ricambio generazionale delle Furie Rosse, che fanno a meno di un pilastro come Sergio Ramos, nemmeno convocato, l’uomo di maggior risalto sembra dover essere Dani Olmo, 23 anni, ormai punto fermo di questa nazionale, che nel tridente d’attacco affianca Torres e Morata. E’ senza dubbio un gruppo forte, che non ci sembra però dello stesso livello di Francia, Germania e Inghilterra.

Discorso uguale per il Belgio, nonostante possa permettersi di schierare il numero 10 più forte d’Europa, quel De Bruyne in cerca di una definitiva consacrazione, e un centravanti dello spessore di Lukaku, diventato un perfetto uomo squadra sotto la guida di Antonio Conte. Ai margini di queste pretendenti alla corona restano il Portogallo di Ronaldo e l’Italia di Mancini.  

 Ma i grandi tornei, racchiusi tutti in un mese di gare senza respiro, riservano sempre delle sorprese. Conta tantissimo lo stato di forma, decisivo più ancora del valore della singola squadra. La cosa più importante in competizioni come queste è arrivare nelle condizioni migliori per potersi giocare il torneo tutto d’un fiato. Non c’è tempo per recuperare. Ci sono grandi campioni che si presentano stremati al nastro di partenza dopo una stagione tirata la massimo, e comprimari baciati dalle stelle che come per miracolo trasformano in oro quello che toccano, com’era successo a Schillaci nei mondiali del ‘90. A giudicare dalle amichevoli, la fortuna potrebbe sorriderci perché a Insigne, uno dei nostri uomini di punta, sembra riuscire tutto e bene. Se mantiene questo stato di forma anche quando il gioco si farà duro, avremo un grosso atout da giocarci.

La concorrenza è tanta, perché questi europei non cominciano solo nel segno dei campioni. Quelli ci sono sempre stati e anche questa volta non sono pochi. Ma i vari Lukaku (28 anni), De Bruyne (29), Lewandoski (329, Kane (27), Kanté (30), Ronaldo (36), Benzema (33) e Griezman (30) dovranno reggere all’assalto della meglio gioventù che mai come oggi si è presentata così in forze. Molti di loro sono nell’Inghilterra, da Foden a Mount, da Sancho a Bellingham, che ha solo 17 anni e non è ancora titolare, ma di cui si dice un gran bene. Però quasi tutte le nazionali schierano qualcuno di questi rampanti. L’Olanda ha De Light e De Jong, il Portogallo Joao Felix, la Germania Havertz (uno su cui puntare a occhi chiusi, assieme a Foden), la Spagna Olmo, la Svezia Kulusevski e la Francia l’ormai corteggiatissimo Mbappè. Manca solo Haaland, che è un’assenza pesante. E l’Italia? Avrebbe Chiesa, che però sembra fuori forma. Ma c’è un ragazzino, che chissà se le stelle gli sorridono. Si chiama Raspadori.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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