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Gasp scrive la storia. La notte magica dell'Atalanta e di Lookman. La Dea d'Europa

Dopo il tre a zero al Liverpool di Klopp, il tre a zero al Bayer Leverkusen, sempre allo stesso modo. Calcio moderno, verticale, con le marcature a scalare,

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

Inchinatevi al Gasp. Confeziona la partita perfetta, nella sera che rompe l’incantesimo maledetto: è bravo, fa giocare bene la sua squadra, insegna calcio, lancia i giovani, ma non vince mai. E invece vince. E stravince. Batte gli Imbattibili, li mette alle corde e non molla mai, picchia da tutte le parti. Tre gol a zero e continua a picchiare, perché alla fine è ancora l’Atalanta ad andare vicina alla quarta rete. Un trionfo. Gasp, nella magnifica serata di Dublino, ha dato l’ennesima lezione di calcio.

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Dopo il tre a zero al Liverpool di Klopp, il tre a zero al Bayer Leverkusen, sempre allo stesso modo. Calcio moderno, verticale, con le marcature a scalare, il possesso palla finalizzato solo a cercare l’imbucata o l’uomo libero da lanciare sulle fasce, intensità e pressing a tutto campo, novanta minuti sempre in avanti, senza paura. Questa è la notte di Gasp. E di Lookman, tre gol e giocate da leccarsi i baffi. Ma Gasperini è salito in cattedra, se ce ne fosse ancora bisogno. Ha cambiato il calcio degli Anni Duemila. Solo Guardiola e lui l’hanno fatto. Adesso è entrato a pieno titolo nella storia del football.  

Gli imbattibili

La finale a Dublino della Europa League ha messo di fronte due squadre quasi sorelle. Innanzitutto, lo schema: 3421 per entrambe. Poi la filosofia: aggressiva, moderna. Dietro ls scrivania, sono divise dai soldi (le Aspirine ne hanno molti di più). Soldi o non soldi, quella di questa stagione è stata comunque la prima Bundesliga della sua storia vinta dal Bayer, dopo 103 anni. Sul campo, l’Atalanta non rinuncia mai ad asfissianti marcature a tutto campo.

Xabi Alonso no. Xabi ha studiato da Guardiola. Il giorno che schiaffeggiò i colossi del Bayern tre a zero, segnando così la svolta del campionato, spiegò che la partita non l’aveva vinta con il possesso, «ma con il gioco senza palla. I miei giocatori sono stati semplicemente straordinari nell’occupazione degli spazi». Nella sua carriera da calciatore ha avuto come allenatori Mourinho, Ancelotti, Guardiola e Del Bosque e ha sempre detto di aver imparato qualcosa da tutti e quattro. Ma sono cose che si dicono. La verità è che la sua squadra ha lo spirito che hanno le squadre del Gasp, con alcuni concetti del Pep, come quelli degli spazi, appunto.

Quando arrivò al Bayer l’anno scorso, le Aspirine erano in fondo alla classifica dopo 8 giornate. Lui le portò al sesto posto, arrivando alle semifinali di Europa League, eliminato solo dal muro eretto alla BayArena da Mourinho. Poi l’altra estate disse che voleva una squadra più offensiva, in grado di controllare le partite. E la dirigenza gli comprò Xhaka dall’Arsenal, lo svincolato Grimaldo, Nathan Tella, Victor Boniface e Josip Stanisic. Nessuna stella di prima grandezza. Ma è così che ha costruito gli Imbattibili, 51 partite senza sconfitte prima di questa finale, con 42 vittorie e solo 9 pareggi.

La tattica del Gasp, tutti avanti

Gasp ha avuto una sola idea in testa per colpire gli invincibili. Attaccarli a tutta. Tre punte sin dall’inizio? Lookman, Scamacca e de Katelaere insieme? No, di più. Tutti avanti, nella metà del campo del Bayer. I risultati si sono visti subito, perché la difesa di Xabi Alonso ha dimostrato di soffrire questa aggressività. Splendida azione di Zappacosta sulla fascia, cross a rientrare e Lookman che sbuca in area per piazzarla di piattone dove Kovar non può arrivare.

Undicesimo, uno a zero. Poi su una palla rubata a metà campo, Lookman si libera con un tunnel e la mette nell’angolino. Due a zero, 26 minuti. Sembra un sogno. Per tutto il primo tempo, l’Atalanta continua ad attaccare, con Gasperini che urla ai suoi di non mollare, che bisogna prenderli nella loro metà campo. La Dea lascia alle Aspirine soltanto le ripartenze, Grimaldo e Frimpong che s’involano nelle praterie. Pericoli solo uno: Grimaldo sbaglia il pallonetto da solo davanti a Musso, che si ritrova la sfera tra le mani. I primi quarantacinque minuti si sono chiusi così.

L'incredibile Lookman

Il secondo tempo è un’altra musica, soprattutto perché Xabi Alonso non ha più intenzione di assecondare il gioco di Gasp e di farsi chiudere nella sua metà campo. Mette in campo un’altra punta, Victor Boniface, e cerca di prendere possesso della partita e di venire avanti a pieno organico. Ma Gasp è una testa dura, e appena può l’Atalanta cerca di rifare la partita del primo tempo. Il fiato non è più quello degli inizi e dopo tanto correre le gambe cominciano a diventar pesanti. Ma c’è Lookman. C’è sempre lui, ancora lui.

Alla mezz’ora, Scamacca lo vede alla sua sinistra e lo lancia verso l’area del Bayer: doppio passo e sventola di sinistro al sette. Tre a zero, 75 minuti. E’ vero che adesso si entra in zona Leverkusen, una squadra che non molla mai, e che molto spesso viene fuori nel finale della partita (ne sa qualcosa la Roma): in questa stagione è riuscita a mettere a segno la bellezza di 33 gol solo dall’ottantesimo minuto in poi. Ma questa volta tre gol sono tanti da recuperare. E dall’altra parte c’è una Atalanta straordinaria. E Lookman, l’eroe della serata. Alla fine si danna pure l’anima a dare una mano alla difesa. A modo suo. Tunnel e via. Ma cosa ha fatto stasera Lookman?  

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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