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Il miracolo dell'Atalanta all'Anfield Road e il capolavoro della Roma a San Siro

In Europa League i bergamaschi battono 3-0 il Liverpool, i giallorossi superano il Milan nel derby italiano

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Il miracolo dell'Atalanta all'Anfield Road e il capolavoro della Roma a San Siro
La festa dell'Atalanta (Ansa)

Tutto rischia di scomparire di fronte al capolavoro di Gasperini, capace di portare la piccola Atalanta a espugnare Anfield, annichilendo il Liverpool: tre a zero, e non ci sono parole per spiegare l’ennesimo miracolo del Gasp. Eppure la Roma di De Rossi non ha solo vinto i primi novanta minuti dei quarti di Europa League, uno a zero a san Siro. Ha fatto qualcosa di più, perché ha rimpicciolito il Milan di questi ultimi due mesi, quando aveva cambiato talmente passo da mettere in soffitta tutti gli hashtag Pioliout che infuriavano fino a quel momento. I rossoneri hanno giocato solo gli ultimi dieci minuti della sfida, nel momento in cui cioé ha provato a buttare il cuore oltre all’ostacolo, un forcing più di nervi che di gioco, mentre la Roma a quel punto aveva deciso di ritirarsi nel suo fortino per difendere il vantaggio. Ma fino ad allora, gli uomini di Capitan Futuro sono stati assolutamente padroni del campo, avendo cominciato il match soprattutto con l’intenzione di mettere in difficoltà gli avversari, annullando la sua catena di sinistra, per prender poi coscienza col passar dei minuti che potevano anche andare oltre. E l’hanno fatto, agevolati dalla prova a dir poco incolore di Leao e Theo Hernandez, che hanno costretto il Milan a giocare praticamente in dieci.

Due squadre in forma

Lo scontro fratricida fra le italiane di Europa League ha messo di fronte due delle più serie candidate per la finale. Il Milan e la Roma sono anche assieme all’Inter le squadre più in forma (e forse pure le più forti) della nostra Serie A. Da quando De Rossi ha preso il posto di Mourinho in panchina, rossoneri e giallorossi sono andati avanti a braccetto in campionato, con un sorprendente cammino fatto di otto vittorie, due pareggi e una sconfitta. Oltre ai risultati, anche i numeri sono abbastanza simili da due mesi a questa parte, a cominciare dalla media punti a partita, ovviamente identica, di 2,36, che ha consentito al Milan di conquistare il secondo posto dietro all’Inter e alla Roma, oggi quinta, di rientrare prepotentemente in corsa per la Champions, recuperando addirittura 13 punti su Juve e Lazio e 17 alla Fiorentina. I rossoneri vantano il secondo miglior attacco della serie A (60 gol, dietro solo all’Inter), la Roma il terzo (56 reti segnate).

In difesa la situazione è praticamente identica: la squadra di De Rossi ha incassato finora 35 gol, quella di Pioli 34. Ma restringendo il paragone agli ultimi undici turni di Serie A, cioé dall’arrivo di De Rossi, i gol segnati dai giallorossi sono 24 e quelli dei rossoneri 22, mentre le reti subite da Mancini e compagni 11 e quelle del Diavolo 13. A testimonianza che Capitan Futuro ha senz’altro cambiato il volto della squadra, recuperando il miglior Pellegrini a centrocampo senza più sporadiche apparizioni da sottopunta, con El Shaarawy riportato nel tridente offensivo e Dybala che retrocede per far ripartire l’azione dandole più fantasia, ma senza perdere attenzione alla fase difensiva. La Roma ha sì acquisito con De Rossi maggiore propensione offensiva, però resta una squadra che difende bassa e fa poco pressing, anzi ancora meno di quel che faceva con Mourinho, diciassettesima in questa classifica del campionato italiano e appena quindicesima in quella dei recuperi alti. L’aspetto su cui, invece, appare evidente la rivoluzione compiuta da De Rossi è sul possesso palla, che in due mesi soltanto è già diventata importante e efficace.

Primo tempo dominio della Roma

In ogni caso Capitan Futuro è riuscito a costruire una squadra a sua immagine e somiglianza, una sorta di macchina da guerra che sa essere spettacolare e determinata insieme, e perciò molto concreta. Il primo tempo di San Siro, dominato in lungo e in largo, chiudendosi a riccio per spegnere l’aggressività del Milan ma ripartendo sempre palla a terra, ne è stato un po’ il suo manifesto. Il gol - una zuccata di Mancini all’angolino - è arrivato su calcio d’angolo (un’altra delle specialità della casa), come nel derby, ma tutte le volte che la Roma si è affacciata nella metà campo dei padroni di casa ha sempre seminato il panico fra le retrovie rossonere. Tutto d’un colpo il Milan è sembrato tornato a essere quello della crisi, in faccia a un avversario che ne ha smascherato i limiti, obbligandolo a una partita che non gli lasciava spazi per le sue ripartenze. Tanto il giro palla della Roma è parso fluido e verticale, quanto quello degli uomini di Pioli, privo di ogni intensità, abbastanza contorto e inconcludente, si infrangeva nella sua pochezza, senza più le sgroppate di Theo Hernandez e Leao, completamente assenti dalla partita, a cambiarne il passo.

L'inutile forcing

Nel secondo tempo pure Pioli è costretto ad arrendersi: se non può fare a meno di Theo, sostituisce almeno l’inguardabile Leao, accompagnato da una selva di fischi mentre si avvia in panchina. Il finale, con l’inevitabile forcing dei rossoneri, produce una incredibile palla gol spedita a sfiorare la traversa da Giroud, a due metri dalla porta, servito da uno straripante Chukwueze. Francamente, la fortuna - o la sfortuna, dipende dai punti di vista - questa volta ha reso giustizia al risultat

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