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Tutti i segreti della Roma divina di Capitan Futuro, che impone la sua legge del quattro e va ai quarti

E’ una squadra così bella che non bastano i risultati a capire la sua trasformazione. De Rossi gli ha dato un’anima nuova, il coraggio di credere in se stessa e la voglia di correre

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Tutti i segreti della Roma divina di Capitan Futuro, che impone la sua legge del quattro e va ai...
(Ansa)

Capitan Futuro non lo ferma più nessuno. Non vince. Stravince, e impone ancora la sua legge del quattro. Quattro a zero anche al Brighton. Una partita divina. E’ una Roma così bella che non bastano i risultati a capire la sua trasformazione. Mourinho ha dato tanto ai giallorossi, due finali consecutive e un orgoglio di appartenenza di cui qualsiasi tifoso non può che essergli grato. Ma De Rossi gli ha dato un’anima nuova, il coraggio di credere in se stessa e la voglia di correre, correre, e ancora correre. E’ questa la grande differenza. Capitan Futuro ha spostato la visione oltre i nostri piccoli confini e le nostre ataviche, così radicate paure.

In Italia c’è solo il Bologna capace di giocare questo calcio agli stessi ritmi con vista sul futuro, e non a caso sono le due squadre che nel nostro campionato stanno viaggiando quasi allo stesso passo dell’Invincibile Inter di questa stagione. La Roma che ha travolto il Brighton di De Zerbi non s’è mai fermata un secondo, ha tenuto schiacciato il piede sull’acceleratore dal primo minuto all’ultimo, approfittando anche, va detto, dei colossali errori della inguardabile difesa degli inglesi. La Roma, al contrario, si potrebbe quasi dire che ha vinto una partita d’attacco proprio grazie alla sua difesa. E quando Ardinga riusciva a bucarla sulla sua fascia destra (l’unico neo dei giallorossi), ci ha pensato Svilar, un ragazzino di 22 anni imposto da De Rossi al posto del titolarissimo Rui Patricio. Non è certo questo l’unico merito del tecnico. Nei suoi miracoli, c’è anche la resurrezione di Pellegrini, finito ai margini nel 352 di Mou, e soprattutto quella di Paredes, da due anni a questa parte ormai un annoiato turista che scendeva in campo con le ciabatte ai piedi e l’asciugamano sulla spalla. Ha ridato a El Shaarawy il suo ruolo e sta ritrovando pure Spinazzola. Poi ha convinto tutti a fare la partita per giocare, non per impedire agli altri di farlo. Una rivoluzione fondata su un solo comandamento: la corsa. Se corri più degli altri puoi fare tutto questo.  

Alla fine De Zerbi era annientato, lo sguardo nel vuoto e gli occhi arrossati come se gli scappasse da piangere. Il fatto è che ha partecipato alla festa come uno sparring partner. 

Annunciata come un «manifesto del bel calcio», la partita dell’Olimpico presentava comunque alcune incognite sia per il Brighton che per la Roma. Gli inglesi innanzitutto, a differenza della sua avversaria, non stanno vivendo un momento molto felice. E l’obiettivo di De Zerbi era proprio quello di cercare un rilancio nell’Europa League per cancellare le ultime tre partite disputate, con un bilancio di due sconfitte e un pareggio, in cui aveva incassato cinque gol e realizzato uno solo, non un bel biglietto da visita con la prospettiva di dover affrontare attaccanti come Dybala e Lukaku. In avanti, poi, ha pesato nelle sue scelte la rinuncia obbligata a Karou Mitoma, la stella della squadra che dovrà rimanere fuori per tutta a stagione a causa di un infortunio rimediato nel match contro lo Sheffield, per colpa di una entrata killer di Holgate.

Il tecnico italiano si era visto così costretto a cambiare la struttura offensiva della squadra, schierando Buonanotte e Enciso a supporto dell’unica punta, Welbeck, preferito a Ferguson. La nuova Roma di De Rossi arrivava invece a questo appuntameto con la giusta condizione mentale e un gruppo ormai consolidato di giocatori che hanno sposato interamente le idee e il gioco voluti dall’ex capitano. I risultati sono stati fino adesso eccezionali: una sola partita persa su sette, contro la corazzata dell’Inter, ma soprattutto una fila di prestazioni sempre convincenti, con Dybala, Pellegrini e Lukaku che hanno preso per mano la squadra. L’unico cruccio di De Rossi riguarda le fasce, dove la Roma tende a subire troppo, oltre a dover fare i conti con l’emergenza a destra, per via degli infortuni a Karsdorp e Kristensen.

Che il manifesto del bel calcio non fosse la solita etichetta sparata a casaccio, lo si è capito subito sin dall’inizio. In poco più di dieci minuti, una grande parata di Steele su zuccata di Lukaku, una volata di El Shaarawy arrivato solo davanti alla porta, ma senza più forze, un palo di Adingra con quasi autogol di Ndicka, e la rete di Dybala, in contropiede fulminante innestato da Paredes (incredibile come De Rossi sia riuscito a rivitalizzare l’argentino). Dodici minuti ed è già successo di tutto. E lo spettacolo non è che è finito qui. La Roma raddoppia al 40’ con Lukaku su un errore madornale di Dunk, ma nel mezzo tra un gol e l’altro, ci sono due squadre che non smettono un attimo di correre e guardare in avanti e i giallorossi sono salvati due volte dai miracolosi di Svilar su copi di testa ravvicinati di Welbeck. Si gioca a ritmi altissimi (come non siamo abituati a vedere in Italia) e la Roma, come temeva il suo tecnico, soffre un po’ troppo sulle fasce, soprattutto a sinistra, nonostante l’ottima prestazione di Celik, più bravo però in fase offensiva, dove Adingra riesce a scappare tutte le volte: le tre grandi occasioni del Brighton nascono tutte dalle sue fughe e dai suoi cross. Nella ripresa uno poteva pensare che la Roma si fermasse dopo aver corso così tanto. E invece no. E’ stato il Brighton a mollare. I giallorossi no. Undici Mandrake. Mancini e Cristante fissavano il risultato in mischia. Quattro a zero. Il timbro di Capitan Futuro

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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