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Italia, che paura contro l'Austria. Ma i cambi Mancini doveva farli prima

Quella con l’Austria non è stata la solita Nazionale, alcuni uomini cominciano a sentire la stanchezza e il gioco ne risente

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Italia, che paura contro l'Austria. Ma i cambi Mancini doveva farli prima
Foto Ansa

Andiamo avanti, ed è bello vedere l’abbraccio di gioia sfrenata fra Vialli e Mancini, «andiamo a Monaco a cantare l’inno d’Italia!», come urlano alla tv facendo tremare i microfoni, ma che sudata, che sofferenza. E quanta paura. C’è stato un momento, nel secondo tempo, anche dopo il gol annullato ad Arnautovic, che leggevi negli sguardi degli azzurri uno strano sgomento, come se sentissero un fato avverso pesare sul loro destino.

E invece è il cielo che ci ha sorriso. Ci hanno salvato venti centimetri, quelli del fuorigioco di Arnautovic, perché senza quella piccolezza catturata solo dall’occhio elettronico, non so se saremmo riusciti a riprenderci. Sono stati i cambi a trasformare la nostra Nazionale, cambi che sono arrivati in extremis, magari solo un po’ tardi. Diciamo la verità, senza troppe buone maniere: non hanno portato soltanto forza fresca, hanno tolto anche i peggiori dal campo.

Quella con l’Austria non è stata la solita Italia, a parte un travolgente Spinazzola che non ci ha fatto mancare niente, distanze siderali sul contachilometri, sgroppate irresistibili, traversoni per tutti e interventi miracolosi in difesa: alcuni uomini cominciano a sentire la stanchezza, altri forse hanno recuperato meno di quello che si pensava dagli infortuni, e il gioco ne ha risentito ancora più di quel che si poteva immaginare.

Lo si è visto già nel primo tempo, quando gli azzurri attaccavano e l’Austria sembrava pensare solo a difendersi e l’Italia è riuscita a costruire solo due occasioni da gol. Soprattutto non faceva paura, che era ciò che provavano gli avversari quando li avvolgevamo con il nostro gioco. Deve averlo capito anche Franco Foda, il tecnico degli austriaci, che nella ripresa ha cambiato lo spartito e ci ha messo alle corde. Forse i cambi, Chiesa per Berardi, Locatelli per Verratti e Belotti per Immobile, Mancini doveva farli prima. Può darsi che l’abbia frenato la paura di bruciare psicologicamente i suoi uomini.

Ma è un rischio che non si può più correre. Per capirci, oggi la differenza tra Chiesa e Berardi sta tutta in un cross di Spinazzola, che Berardi solo e soletto svirgola comicamente, e che Chiesa dalla stessa posizione ha controllato di testa e ha infilato in rete al volo di sinistro. E non è nemmeno un caso, che l’altro gol della vittoria per 2 a 1 l’abbia segnato Pessina, altra forza fresca e dirompente buttato nella mischia al posto di Barella, lui bravo, ma troppo nervoso, e già ammonito.      

Eppure, non era cominciata male. L’Austria ha fatto finta di attaccare per cinque minuti canonici, giusto il tempo di far credere agli allocchi che sarebbe stata una sfida a viso aperto, poi ha fatto la partita che aveva preparato Franco Froda, prima di capire che poteva osare di più: un catenaccio monumentale, un 4-5-1 che per lunghi tratti è un 9-1, tutti dietro a far muro e davanti solo Arnautovic. Ma dopo 45 minuti ha acquisito la consapevolezza che l’orso non era così brutto e ha cominciato a mettere il naso fuori, a prendere campo, a tenere palla e a far paura davvero.

Però si era visto subito che sarebbe stata un’altra partita rispetto a quelle del girone. L’Austria fa un pressing indemoniato e in qualche occasione l’Italia dimostra di patire questa pressione. Anche perché gli uomini di Foda non si affidano per il contropiede al classico lancio lungo e pedalare, ma costruiscono quasi sempre ripartenze manovrate e perciò più minacciose. E poi nella ripresa le azioni pericolose sono tutte loro, a parte una sforbiciata svirgolata da Berardi solo in area al 40’, prima di essere sostituito. L’Austria non è il Galles o la Svizzera. Ma anche da noi qualche giocatore comincia a denotare i suoi limiti. Più di tutti Immobile, beneficiato per qualche motivo a noi incomprensibile da commenti e voti di telecronisti e giornali come se fosse un fuoriclasse.

Anche nelle altre partite, a parte i gol, segnati comunque a risultati già ampiamente acquisiti, dopo averne sbagliato una caterva, non è che avesse brillato granché. Il suo inizio con l’Austria è già da incubo. Solo palle perse. E qualcuna pure velenosa. All’ottavo minuto spreca una bellissima azione di Spinazzola, di gran lunga il migliore dei nostri, facendosi rubare la palla con un impaccio abbastanza imbarazzante. Fa una gran cosa, un piccolo capolavoro, al 33’ del primo tempo, quando con un tiro da fuori area stampa la palla sul palo esterno: ma è l’unica cosa che ha fatto in tutta la partita. Per il resto, sommando tutti i suoi errori, possiamo tranquillamente affermare che con lui purtroppo abbiamo giocato in undici.

Senza contare che anche altri hanno reso molto al di sotto delle aspettative. Verratti non ha ripetuto la partita con il Galles. Lento, molto in difficoltà con il pressing austriaco, mai capace di aprire il gioco con palle illuminanti. Tutto il centrocampo è parso in difficoltà, come se si fossero dimenticati di dar subito la palla agli attaccanti. Oddio, visto cosa ne faceva Immobile, qualche problema c’era. E pure Berardi non è sembrato proprio in giornata. Anche Bonucci e Acerbi non sono stati impeccabili. In compenso sono stati eccezionali i terzini, Di Lorenzo e Spinazzola. E poi tutti e quattro i nuovi entrati. Magari sarebbe meglio ripartire da loro. Intanto andiamo avanti. E teniamoci nel cuore l’abbraccio fra Vialli e Mancini.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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