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L'Italia che regala coraggio e fierezza si merita la semifinale di Wembley

Contro il Belgio abbiamo sofferto solo nei dieci minuti finali, com’era logico

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
L'Italia che regala coraggio e fierezza si merita la semifinale di Wembley

Ce la meritiamo Wembley, e ce lo meritiamo tutto il più grande spettacolo del mondo, perché fino adesso nessuno è stato bravo come noi, e nessuno ha la nostra voglia di vincere, questa rabbia di vivere incisa nel volto di Vialli, nel suo respiro di sollievo alla fine, in tutto questo tempo che siamo stati capaci di sognare. C’è voluta una partita quasi perfetta nel giorno in cui abbiamo pure battuto il record di vittorie consecutive, che sono 15, lasciando alle spalle la Germania e proprio il Belgio. Ma la notte magica di Monaco ci ha regalato soprattutto l’immagine scolpita di un’Italia diversa da sempre, ci ha regalato il senso del coraggio e della fierezza, di essere noi stessi senza aver paura degli altri e di tutti.

Abbiamo sofferto solo nei dieci minuti finali, com’era logico, e nella ripresa avremmo potuto rendere molto più rotondo il risultato, se non ci fosse stato Immobile che ha sprecato tutti i palloni che toccava e tutto quello che c’era da sprecare. Non abbiamo mai dimenticato di giocare a calcio, e questa è stata la nostra forza. Perdiamo Spinazzola, di gran lunga il migliore dei nostri, quello che scappava a tutti sulla fascia e pochi minuti dopo salvava sulla linea il tap in di Lukaku a porta vuota, abbracciato dagli azzurri come se avesse fatto un gol. Questa è davvero una brutta notizia. Ma per arrivae in cima, questa salita la dobbiamo fare e bisogna soffrire.

Non è il Belgio del 2016, quello che affrontiamo all’Allianz Arena, la squadra più forte del mondo secondo il ranking della Fifa: questa volta è molto più prudente e attento a non lasciare gli spazi in contropiede che quella nazionale aveva regalato agli uomini di Conte. Nella notte di Monaco il contropiede provano a farlo loro. C’è De Bruyne, e si vede. Ma rimangono coperti, non accorciano in avanti, e ci aspettano per ripartire velocissimi. E lo fanno per quasi tutto il match. Non cambiano idea di gioco nemmeno quando sono sotto, e solo al venticinquesimo della ripresa, Martinez decide di cambiare lo spartito e opta per una squadra più offensiva, facendo entrare Mertens davanti e mettendo la difesa a quattro con due terzini che cominciano a spingere, o lasciandola a tre in certe fasi per portare Thorgan Hazard a fare addirittura la quarta punta. Ma all’inizio dell’incontro questa tattica conservativa sembrava doverli premiare.

L’Italia ha preso campo fin dall’inizio, mantenendo a lungo il possesso palla, che nel primo tempo è stato persino di 61 a 39, a testimonianza di un dominio quasi assoluto. Eppure le azioni più pericolose sono del Belgio: dopo il gol annullato a Bonucci, De Bruyne va via in solitaria per tutto il campo e lascia partire una sberla angolatissima dal limite dell’area che Donnarumma devia in angolo con un intervento prodigioso, al 21’. Poco prima ci aveva provato con un’altra legnata su cui si era immolato Chiellini. Poi è la volta di Lukaku, di nuovo dopo una sgroppata in contropiede di De Bruyne, rasoterra velenoso e ancora Donnarumma in angolo. E l’Italia? Davanti Chiesa cerca di creare qualche scompiglio, ma in porta tiri nessuno. Immobile continua la sua serata disastrosa, s’impappina in area al posto di servire Chiesa liberissimo.

Poi all’improvviso la luce. Pressing alto degli azzurri, Verratti ruba palla e serve Barella, che si libera con un dribbling di tre pali della luce con la maglia rossa attorno a lui e la sbatte in rete nell’angolo. E’ un gol quasi uguale al due a zero di Pessina contro l’Austria. Adesso l’Italia domina. Chiesa sfiora il palo e continuiamo ad attaccare. Al 43’ Insigne si invola e da fuori area piazza la sua mattonella. Sembra già chiusa. Invece Di Lorenzo spinge in area Doku e Lukaku trasforma il penalty. E’ un rigore ingenuo, ma la spinta è netta.

Nel secondo tempo ci dovremmo aspettare 45 minuti di sofferenza. E invece, continuiamo come abbiamo finito. Teniamo campo e creiamo altri pericoli alla porta di Courtois. Immobile fa di tutto, cicca palloni, tenta improbabili sforbiciate, perde qulsiasi contrasto. Niente paura: qualche esperto che non ha mai giocato a calcio in vita sua e degli stadi ha frequentato solo le curve, continuerà a dargli la solita sufficienza nelle pagelle. Il Belgio va in contropiede. Solo nei dieci minuti finali ci assedia. Ma dietro Bonucci e Chiellini hanno fatto una partita strepitosa. E a centrocampo, lo ripetiamo sino allo sfinimento, ancora una volta Jorginho, il giocatore più sottovalutato degli azzurri, è determinante. Non perde mai una palla, detta i tempi, intravede sempre gli spiragli giusti e fa pure un mucchio di legna. Indispensabile. Ma è inutile fare una classifica degli undici che hanno battuto il Belgio. Stanno tutti dentro gli abbracci dei tifosi alla fine della partita, come quello che ha catturato il Chiello stringendolo alla curva dei nostri immigrati. Sono tutti figli di Mancini, il fuoriclasse che ha inventato quest’Italia.

E’ così che andiamo a Wembley, a testa alta, come quasi mai ci è capitato, senza fregare nessuno, senza colpi di fortuna, senza catenacci da brutti sporchi e cattivi. Alla faccia di Gary Linaker che diceva che eravamo tornati così. O di Vieira e Neville, che erano sicuri che avevamo battuto solo squadre deboli e che non saremmo andati avanti. Detto per inciso, la debole Svizzera, giocando in dieci contro undici, ha ceduto alla Spagna solo ai rigori. E invece, le grandi Germania e Francia sono fuori. E il Belgio l’abbiamo fatto fuori noi. Così, solo per toglierci qualche sassolino dalla scarpa. Noi, adesso, facciamo rotta su Wembley.      

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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