Tris Lazio, prima sconfitta per la Juve. Il Napoli non vince più e l’Atalanta fa festa

A CR7 rispondono Luiz Felipe, Milinkovic-Savic e Caiceido. Udinese in vantaggio con Lasagna, poi il pari. Tutti gli anticipi della 15^ giornata

TiscaliNews

Dopo 195 giorni la Juventus cade pesantemente in campionato. L'ultima sconfitta dei bianconeri risaliva al 26 maggio, sul campo della Sampdoria, in una partita quasi senza significato. Questa volta la sconfitta ha un sapore e un peso diversi, perché è maturata sul campo della terza in classifica, la Lazio, e avrebbe potuto anche assumere connotati numerici diversi dal 3-1 finale, soprattutto se Immobile non si fosse fatto parare un rigore da Szczesny.

Crollo bianconero

Una Juve inizialmente molto determinata e concentrata ha fatto spazio a una squadra molle e un po' svagata, che ha accusato limiti di atletici non indifferenti. Nella seconda parte della ripresa, in particolare, la Juve è apparso sulle gambe, incapace di tenere il passo dei biancocelesti che hanno dimostrato di avere una marcia in più. La Juve ha dato per scontato prima la vittoria e poi il possibile pareggio, dando l'impressione di pensare che, tanto, prima o poi, qualcosa sarebbe successo e che il gol sarebbe arrivato. Invece, è venuta fuori la Lazio con una prestazione maiuscola, da grande squadra.

Lazio da Champions

Una prestazione da Champions contro una squadra che la Champions vorrebbe tornare a vincerla. Come sempre, però, al netto dei meriti e dei pregi dei vincitori, ma anche delle debolezze degli sconfitti, sono stati gli episodi a fare la differenza. L'espulsione al 23' della ripresa di Cuadrado per fallo da ultimo uomo sulla 'Frecciarossa' Lazzari, ha fatto pendere l'ago della bilancia dalla parte della squadra di Simone Inzaghi. Da quel momento la Juve non è stata più in grado di tamponare sulle ripartenze avversarie ed è franata al cospetto della furia biancoceleste. La Lazio è divenuta straripante e ha trovato un successo di platino nel bel mezzo di una serata da tramandare ai posteri.

Gioia e sofferenza

C'è un tempo per soffrire e un tempo per gioire. La Lazio dimostra di sapere bene come metabolizzare, e smaltire senza conseguenze, il vantaggio dei bianconeri che, al primo, vero affondo sono micidiali per freddezza e lucidità. Bentancur, fra i migliori finché resta in campo (deve alzare bandiera bianca dopo uno scontro), avvia l'azione per Dybala che è bravo sulla destra dell'area a pulire il pallone per Ronaldo che, appostato sul palo opposto, insacca a due passi dalla porta. La Juve ci aveva provato altre due volte, sempre con Dybala (bravo Strakosha), poi con Bernardeschi, che sbaglia l'impatto col pallone di testa da posizione assai favorevole. Il gol annacqua l'impeto della Lazio, ma lo stato d'ipnosi dura poco, perché i biancocelesti cominciano a mettere alle corde la Juve che, prima di rintanarsi, sfiora pure il raddoppio con Ronaldo, questa volta di testa, in un'azione simile a quella dell'1-0. A forza di provarci - e di crederci - arriva il gol di Luis Felipe, che raccoglie di testa un cross delizioso di Luis Alberto, sfrutta un 'vuoto aereo' di Bonucci, anticipa Alex Sandro, insaccando il pari.

Secondo tempo

Nella ripresa accade di tutto. Anzi, di più. Strakosha regala un pallone al limite a Dybala che viene riacciuffato con un mezzo miracolo da Acerbi e non può concludere al 21'. Due minuti dopo Cuadrado ferma come può Lazzari e va fuori, anche se l'incertissimo Fabbri (prestazione da dimenticare, la sua) va a consultare chissà perché la Var. Sarri toglie Bernardeschi e inserisce Danilo. Ma l'inerzia del match è cambiata e la Lazio al 29' trova il 2-1 con una prodezza di Milinkovic, che stoppa un cross di Luis Alberto e fulmina Szczesny. Al 34' ancora Szczesny protagonista nel bene e nel male: atterra Immobile in area e poi gli respinge il rigore, oltre alla successiva conclusione. Il miracolo del portiere polacco non basta alla Juve che viene graziata da Fabbri (c'era un altro rigore su Immobile), poi subisce addirittura il 3-1 di Caicedo, appena entrato, sugli sviluppi di un 4 contro 1 con Immobile ancora stoppato da Szczesny. Finisce in gloria per la Lazio, la Juve se ne torna a testa bassa, lasciando a Roma la propria imbattibilità.

Udinese-Napoli 1-1 (Ansa)

Zielinski salva Ancelotti

Il Napoli non riesce più a vincere e impatta con l'Udinese al Friuli Dacia Arena, riacciuffando il pareggio dopo essere andato sotto. L'Udinese di Luca Gotti si porta in vantaggio al 32' con un diagonale di Lasagna servito da un assist in profondità di Fofana. Il Napoli evita la sconfitta solo nella ripresa con il gol dell'ex Zielinski: sinistro dal limite che coglie di sorpresa Musso, immobile tra i pali.

Primo tempo

Il Napoli ultraoffensivo schierato in campo da Ancelotti, con Callejon, Insigne, Mertens e Lozano, fa possesso palla e schiaccia per lungo tempo l'Udinese nella sua metà campo. I bianconeri faticano ad alzarsi, almeno per la prima mezz'ora, ma la squadra di Gotti tiene il campo in maniera sufficientemente ordinata. Quel che basta a spegnere i tentativi piuttosto confusi del Napoli, incapaci di chiamare in causa Musso, del tutto inoperoso. Il primo tiro verso la porta lo firma l'Udinese con una botta da fuori area di Fofana, alto sopra la traversa. E' il 28' del primo tempo; 4' più tardi la squadra friulana sblocca il risultato con una grande accelerazione dello stesso Fofana in contropiede. Il centrocampista franco-maliano lancia in verticale, per vie centrali, Lasagna. L'attaccante si inserisce in area e con un diagonale rasoterra fa passare il pallone sotto le gambe di Meret in uscita, spedendolo nell'angolino. Il Napoli accusa il colpo. La manovra ospite si fa, se possibile, ancora meno incisiva. L'unico brivido arriva al 42' con un cross di Mario Rui che sfila davanti alla linea di porta dell'Udinese che nessuno riesce a toccare, prima della deviazione di Stryger Larsen in angolo.

La ripresa

Ancelotti prova a cambiare le cose nell'intervallo. Fuori Insigne, dentro Llorente. Il Napoli è costretto a rimediare allo svantaggio, accelera il ritmo e al 5' della ripresa colleziona la prima occasione con un tiro di Mertens rimpallato da Ekong, impegnando 3' dopo Musso a una parata non impossibile su tiro centrale di Fabian Ruiz. L'Udinese regge bene l'assedio e prova a ripartire in contropiede. Non sembra mai essere in pericolo, invece, all'improvviso, al 24', subisce il ritorno del Napoli che pareggia i conti con un sinistro di Zielinski dal limite. Musso resta fermo e guarda la palla insaccarsi sul secondo palo. L'Udinese accusa il colpo e il Napoli va vicino al raddoppio con un tiro al volo di Mertens sugli sviluppi di un angolo che termina di poco sul fondo. La partita si innervosisce e si infiamma nel finale. Segno l'espulsione rimediata da Maksimovic al 35' della ripresa per proteste nel tentativo di accelerare la battuta di un calcio d'angolo del Napoli mentre effettua il riscaldamento nei pressi della bandierina, dopo essere stato già richiamato dal direttore di gara. Il Napoli stringe in assedio l'Udinese con una raffica di calci d'angolo ma il risultato rimane invariato.

Atalanta-Verona cede nel finale

Una partita a inseguimento ma l'allievo Juric, col suo Verona ordinatissimo e ficcante, nonostante un Di Carmine doppio, come il vantaggio nei due tempi, finisce per soccombere in dieci al cospetto dell'Atalanta del maestro Gasperini, ormai proiettata alla partita di mercoledì con lo Shakhtar da dentro o fuori in Champions e francamente distratta in difesa.

Primo tempo

Il primo vantaggio ospite (23'), con il centravanti ad arpionare la rimessa laterale di Faraoni bucando la blanda resistenza Palomino-Djimsiti, mentre i bergamaschi si attendevano che la palla sarebbe stata gettata in campo da Rrahmani alcuni metri più indietro, è preceduto da fiammate per spezzare la monotonia di un tema tattico a specchio (3-4-1-2 contro 3-4-2-1), con l'ancata sospetta di Hateboer (4') in area su Zaccagni in combinazione col prestito nerazzurro Pessina, la diagonale in chiusura di Rahmani (8') su Castagne, pescato da Muriel, e il sinistro debole dello stesso colombiano (11') che non approfitta del pasticcio in disimpegno tra Dawidowicz e Bocchetti. Ilicic accusa noie e deve subentrare Malinovskyi (28'). I nerazzurri ci provano, ma al 36' Hateboer incoccia col sinistro il suggerimento di Castagne spedendo in curva. Un giro di lancetta e tocca al Papu su invito dell'olandese da dentro area: la mira non c'è.

La ripresa

A otto dalla pausa ci riprova l'argentino dal limite con una telefonata appena alzata da terra, poi l'ucraino trova il primo acuto in campionato colpendo nel sette opposto dopo aver ricevuto da Hateboer dai venti metri. Al 2' di recupero Dawidowicz stoppa provvidenzialmente Muriel, lanciato dall'autore del pari. La ripresa comincia con Pasalic chiuso in angolo dalla retroguardia su assist di Freuler, mentre la punizione di Malinovskyi all'11' è fiacca perché da più di 30 metri. Di qua Djimsiti e Palomino frenano Amrabat e Di Carmine sull'azione avviata da Dawidowicz. Niente fortuna per la punizione di Malinovskyi all'11' da 30 metri e rotti, mentre sull'altro fronte Djimsiti e Palomino frenano Amrabat e Di Carmine sull'azione avviata da Dawidowicz, capitolando però insieme a un Toloi capace dello scivolone decisivo sulla manovra susseguente: è il 12', Zaccagni imbecca Lazovic che serve il raddoppio all'unica punta schierata dai suoi. Al 19' c'è il rigore per la Dea dopo 3 minuti di Var: Faraoni ferma Castagne con un calcione sul cross di Hateboer, Muriel insacca dal dischetto spiazzando Silvestri, in seguito attento a proteggere il palo di competenza sul paio di serpentine da mancina del Papu (24' e 25'), la prima volta di piede. Al 40' secondo giallo per Dawidowicz su Barrow e Juric si cautela inserendo Adjapong per Di Carmine. Gomez ci crede e per altre due volte chiama Silvestri a salvarla: grande parata sul secondo sinistro. Sugli sviluppi dell'ultimo corner la scodellata aerea di Palomino viene corretta da Toloi per l'inserimento con piattone nel sacco di Djimsiti.

Inter sprecona fermata dalla Roma

L'Inter spreca, resta a secco per la prima volta in stagione e viene fermata sullo 0-0 da una Roma caparbia. Un pareggio che non sembra accontentare nessuno, ma che soprattutto regala alla Juventus, in caso di vittoria domani in casa della Lazio, l' opportunità di tornare subito in vetta alla classifica. Per una sera Conte è tradito dai suoi attaccanti, che avevano trascinato l'Inter nelle ultime settimana. Una gara decisamente sottotono per Lukaku e soprattutto Lautaro, con l'argentino che sbaglia praticamente tutto, mentre il belga spreca in avvio alcune delle migliori occasioni della serata. Troppi gli errori non solo sottoporta ma anche negli appoggi e negli stop, con i nerazzurri che si fermano dopo 19 partite consecutive in stagione in cui erano andati a segno. Non va meglio alla Roma dal punto di vista degli attaccanti, visto che l'influenza di Dzeko ha costretto Fonseca ad inventarsi Zaniolo da centravanti "alla Totti" (presente in tribuna) supportato dal trio Mkhitaryan, Pellegrini e Perotti alle sue spalle, mentre Mirante ha sostituito in porta l'infortunato Pau Lopez. Conte, invece, riporta Brozovic in mezzo al campo, spostando Borja Valero mezzala.

Primo tempo

Dopo lo show di luci e proiezioni tecnologiche nel prepartita, la gara si accende subito con la prima occasione interista: Veretout regala palla a Lukaku che però trova una grande risposta di Mirante sul suo piatto mancino. Il belga ha subito una seconda palla buona, però non trova la giusta deviazione a pochi passi dalla porta. Intanto Fonseca perde anche Santon, out dopo 15' per un problema muscolare e sostituito da Spinazzola. L'ingresso dell'ex Juve sembra destare i giallorossi, che alzano i ritmi e prendono il controllo del match, mentre l'Inter fatica ad uscire dalla sua metà campo. La spinta tuttavia non porta a pericoli per la porta di Handanovic, chiamato a rispondere solo su due conclusioni centrali di Perotti e Zaniolo. Nel finale di tempo tornano invece a farsi vedere i nerazzurri, prima con un mancino a lato di Lautaro Martinez, poi con un errore di Vecino che in area piccola non calcia ma cerca Lukaku, sbagliando il passaggio. La migliore opportunità capita sul destro di Brozovic dopo l'ennesimo errore in uscita dei giallorossi, ma il croato grazia Mirante calciando alto. Il problema infortuni colpisce anche Conte, costretto a rinunciare a Candreva per un problema muscolare poco prima dell'intervallo.

Secondo tempo

La ripresa si apre ancora con l'Inter in avanti: Borja Valero pesca l'inserimento in area di Vecino, sul cui destro ravvicinato Mirante salva con un gran riflesso. I nerazzurri provano a fare la partita, incappando tuttavia in troppi errori nell'ultimo passaggio. Fonseca si gioca la carta Dzeko per gli ultimi 20', ma è ancora l'Inter a rendersi pericolosa con Lautaro Martinez chiuso in area da Mirante e Spinazzola, che tocca anche col braccio ma Calvarese e il Var lasciano correre. L'argentino sembra avere la palla giusta a 3' dalla fine su cross di Vecino, ma liscia disturbato dal rientro di Mancini. L'Inter prova l'ultimo assalto, senza fortuna: martedì contro il Barcellona servirà il ritorno dei migliori Lukaku e Lautaro per andare a caccia degli ottavi in Champions League.