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Inter e Roma meglio di tutte. Ecco perché non convincono Lazio e Milan

Ma non bastano due giornate per dire come va una stagione

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Foto Ansa
Foto Ansa

Non bastano due giornate per dire come va una stagione. Per capirci qualcosa, però, sì. Nella sua storia ultracentenaria, ad esempio, la Juve che non vince una partita nelle prime due domeniche ha conquistato lo scudetto una sola volta su venti, e proprio con Allegri, stagione 2015/2016. Ma quella era decisamente un’altra Juve, con il miglior Buffon e la BBC dietro, Mandzukic, Morata, Coman e Dybala davanti, e soprattutto un altro centrocampo, visto che poteva permettersi Pogba, Marchisio e Khedira. Questa Juve deve arrendersi all’evidenza, e non saranno certo Pianic o Witsel, due vecchietti ai margini di Barcellona e Borussia, proposti disperatamente in giro come pacchi regalo, a cambiarne il destino. Le prime due giornate suggeriscono un’altra realtà, che non è certo quella definitiva, ma nemmeno da sottovalutare. Ci sono due squadre che emergono nettamente sopra le altre, e sono l’Inter e la Roma. Salernitana e Verona non sono certo avversarie da tenere in grande considerazione, ma Genoa e Fiorentina sì. Le formazioni di Ballardini sono sempre molto ostiche, sono muri piantati in difesa difficili da abbattere, con centrocampi di cursori dediti solo alla fase distruttiva, e la facilità con cui Inzaghi ha avuto ragione di queste trincee inguardabili ci ha sinceramente impressionato.

La Roma invece sta semplicemente dimostrando di essere la squadra più solida e concreta del campionato. E fa un certo effetto coglierne la sicurezza e la determinazione con cui risolve le partite, caratteristiche che appartengono in genere ai più forti, ai club dominanti. In pochissimo tempo, Mourinho è riuscito a entrare nella testa dei suoi giocatori, a cambiare le loro prospettive e le loro convinzioni, a farne un gruppo che entra in campo sempre con la certezza di far male all’avversario, chiunque sia. Come se allenasse ancora l’Inter del triplete, come se fosse la stessa cosa. L’unica differenza sta nel rapporto con l’esterno. Perché non spara a vanvera, come fanno tanti, ma cerca di nascondersi, e aspetta ancora ad aggredire il nemico, come se dovesse capire bene chi sia e non volesse mirare a vuoto. Ci sono quegli storici della Roma, Lazio e Juve, e arriverà il loro turno. Però lui sa bene che dovrà fare i conti con qualcun’altro per inseguire già quest’anno il sogno dello scudetto. E quando succederà questo, ci sarà da divertirci. Vorremmo prenotare subito un posto in prima fila alle sue conferenze.

Ora, a leggere la classifica, tutte le grandi sono lì davanti, con lo stesso punteggio. Eppure non riusciamo a dare lo stesso peso che diamo a Roma e Inter anche alla Lazio e al Milan. E’ vero che gli uomini di Sarri stanno vincendo e giocando bene, ma Empoli e Spezia sono davvero poca cosa - non fatevi ingannare dalla vittoria in casa di una Juve così scarsa e brutta da far tristezza -. E poi per la Lazio vale lo stesso discorso che facciamo per i bianconeri, che alla fine i conti bisogna farli anche sulle rose a disposizione e quella approntata da Lotito e Tare non ci pare delle più indicate per veleggiare nei piani alti. Sarri è bravo, e dopo l’esperienza nella Juve, con cui è riuscito comunque a vincere lo scudetto, ha finalmente dei giocatori «allenabili», che non sono dei solisti e sui quali si può costruire una squadra, ma se il loro livello non è alto, più di tanto è impossibile alzare l’asticella. Per il Milan il discorso è diverso.

I rossoneri hanno il miglior dirigente della serie A assieme a Marotta, e cioé Massara, uno che a Roma hanno conosciuto bene. Ogni volta lui e Maldini riescono a fare campagne acquisti mirate e intelligenti. Ma alla fine è come se costruissero un Milan a immagine e somiglianza del suo allenatore, un incompiuto, bello e bravo fin che vuoi, ma indefinito, non realizzato fino in fondo. Per di più, quello che ha vinto da provinciale contro la Sampdoria nella prima giornata, al netto di cronache un po’ troppo condizionate dal tifo, è stato davvero poca cosa, parecchio bruttino. Per ora, a dirla tutta, ci sembra meglio il Napoli di Spalletti. Noi restiamo sempre più convinti della nostra griglia scudetto di 15 giorni fa: Roma o Inter per lo scudetto, terza Atalanta, e quarta o Napoli o Milan. Fuori la Juventus, che è la stessa dell’anno scorso e che ha risolto da par suo il problema Ronaldo cacciandolo via, e quindi indebolendosi. Adesso tutti quelli che l’avevano pronosticata senza se e senza ma come dominatrice assoluta del campionato, cominciano a ricredersi. E ad accorgersi che con un centrocampo così scarso puoi al massimo galleggiare a metà classifica, e ti va già bene.

Volgendo lo sguardo più in basso, coglie l’occhio fino adesso la Fiorentina. Distrutta e resa inguardabile per due stagioni da Iachini (Vlahovic riserva di Kouamé, Chiesa terzino e altre nefandezze del genere), stiamo scoprendo per ora che tanto male poi non è. E’ ancora presto per esserne sicuri, ma persino più nella sconfitta con la Roma che nella vittoria col Torino, ha dato davvero ottimi segnali di gioco e di consistenza. Nessun volo pindarico, ma Italiano potrebbe diventare uno di quegli allenatori che raccontano il calcio alle generazioni future, come Sacchi e Sarri, o come Lippi e Mancini. Il suo limite fino adesso è l’incostanza delle sue squadre, sempre up and down. Forse è un problema di preparatore, certo è che con lui rischi di andare sull’ottovolante, passare da batoste incredibili a vittorie epocali.

In fondo c’è la lotta per non retrocedere. E’ presto per parlarne, ma qualcosa sembra già delinearsi. Nonostante sia fermo a zero punti, noi vediamo fuori da questa bagarre il Genoa, perché i suoi catenacci e le sue trincee rendono molto bene con i pari grado. Pensando solo a difendersi potrà perdere con le grandi, ma poi si rifarà. Chi sta peggio dietro? Empoli, Verona, Spezia, forse Salernitana. Il Cagliari ha l’uomo migliore per barcamenarsi in quelle acque, Semplici, ma la rosa è troppo indebolita rispetto all’anno scorso. E rischia grosso anche lui.

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   

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