[L’analisi] Il clamoroso addio di Marotta, l’altro Ronaldo della Juve. Un licenziamento che pagheranno a caro prezzo

Dalle prime indicazioni, pare di capire che sia una decisione della società. Marotta è stato il grande artefice di tutti i successi di questi anni, dopo aver ricostruito una squadra che arrivava dalla serie B e che stava collezionando solo anonimi settimi posti. Pare di capire che non si sia trattato di un addio amichevole, visto il tono dimesso e amareggiato con il quale Marotta si è presentato sugli schermi di Sky, mentre tutti facevano festa per il rotondo successo sul Napoli

Beppe Marotta
Beppe Marotta

E adesso come la mettiamo? Dovremmo stare tutti a parlare di Juventus Napoli e della vittoria schiacciacampionato dei banconeri, se non ci fosse una notizia bomba, molto più importante, anche per il prosieguo della stagione, che è stata annunciata subito dopo la partita dal diretto interessato sui teleschermi di Sky: Beppe Marotta sta per lasciare la Juve, e non sarà più amministratore delegato proprio nell’anno in cui più di ogni altra volta sembra più credibile l’assalto alla Champions, come sottolinea dagli studi Condò. «Sì le nostre strade si separano. Saremo più chiari più avanti. Adesso sono anche un po’ emozionato, evidentemente. Sono stati otto anni molto belli, coronati da grandi successi. Non posso dimenticare queste cose e resterò sempre legato alla Juventus e ai suoi uomini».

Dalle prime indicazioni, pare di capire che sia una decisione della società, visto che l’amministratore delegato non ha parlato di dimissioni, ma ha tenuto solo a sottolineare che il suo nome «non comparirà sulla lista del Consiglio», come ha detto lui stesso, con uno sguardo che denunciava una certa amarezza. «La società e gli azionisti stanno attuando una politica di rinnovamento», ha aggiunto.

L’annuncio è stato ancora più sorprendente, considerando che questo è l’anno in cui la Juventus, dopo sette stagioni vissute a radere al suolo il campionato italiano, ha cambiato decisamente marcia quest’estate con l’acquisto sensazionale di Cristiano Ronaldo, che ha alzato nettamente l’asticella della società portandola sempre più vicino, se non addirittura allo stesso livello, delle grandi società europee. Per di pù questa settimana a Marotta era stato appena consegnato il best executive come miglior manager europeo. Ma nel calcio, come nella vita, tutto passa e tutto cambia.

Resta comunque il fatto che una scelta così forte in questo momento del campionato appare abbastanza incomprensibile: Marotta è stato il grande artefice assieme ad Agnelli e Paratici di tutti i successi di questi anni, dopo aver ricostruito una squadra che arrivava dalla serie B e che stava collezionando solo anonimi settimi posti. Ma Paratici è legato a filo doppio all’ex amministratore delegato, essendo una sua creatura, scovata e coltivata nella precedente esperienza alla Samp e poi portata alla Juve: ed è logico pensare che anche lui seguirà Marotta nel suo addio.

L’altra cosa altrettanto inspiegabile che pare di capire è che non si tratta di un saluto abbastanza amichevole, visto il tono dimesso e amareggiato con il quale Marotta si è presentato sugli schermi di Sky, mentre tutti facevano festa per il rotondo successo sul Napoli.

Contro la squadra di Ancelotti, la Juventus ha tirato fuori una grande prova di forza e Cristiano Ronaldo ha disputato la sua migliore partita della stagione, alzando ancora di più il suo livello di gioco e trascinando la squadra nella rimonta dopo il gol di Mertens che aveva aperto i giochi dopo appena dieci minuti: due assist, un palo, azioni travolgenti, il centro gravitazionale degli undici di Allegri. Successo importante tanto più che per i primi venti minuti si era visto solo il Napoli, che sembrava nettamente superiore, pressando la Juve su tutti i palloni e creando più di un pericolo alla porta di Szczesny. Un palo e un gol approfittando di un errore in uscita di Bonucci.

Ma dopo quei venti minuti è venuta fuori la Juve, con tutta la sua fisicità e soprattutto con Cristiano Ronaldo che ha deciso di prendere la squadra sulle spalle, umiliando tutti i difensori che cercavano di fermarlo e vestendosi anche da leader caratteriale. Nella ripresa, dopo essere passata in vantaggio con Mandzukic che ha ribattuto in rete un grande palo di Ronaldo da fuori area, la Juve ha sofferto molto, anche quando gli avversari erano rimasti in dieci, per l’espulsione di Mario Ruiz (doppio giallo), salvata da due grandi parate di Sczcesny.

Alla fine ci ha pensato ancora Ronaldo a mettere al sicuro risultato, con un colpo di testa che è stato accompagnato in rete da Bonucci, per la prima volta in questa stagione applaudito dallo Stadium: l’uomo che aveva aperto la partita con un suo errore l’ha chiusa con un gol. L’altalena del calcio, si scende e si sale. Ci sarebbero tante cose da dire. Si potrebbe parlare dell’espulsione di Ruiz, giudicata frettolosa da Ancelotti, della ottima partita che ha disputato il Napoli, che rende ancora più pesante il successo della Juve. Della partita di Ronaldo si è già detto, ma non basta: ha spezzato la retroguardia degli azzurri con le sue azioni, ha corso per due retrocedendo anche nella propria metà campo per difendere, ha fatto l’ala e il centravanti.

Allegri ha tenuto in panchina il suo uomo più in forma, Bernardeschi, facendolo entrare solo nell’ultimo quarto d’ora. Dybala, schierato come punta, ha fatto il centrocampista, restando però sempre in partita. Sono tutti segnali buoni per i bianconeri e preoccupanti per gli altri. Dubitiamo però che possano mantenere questo stato di grazia per tanto tempo. Potremmo parlare di questo e di altro sulla partita. Ma da oggi tiene banco Marotta. Perché, che piaccia o no, la Juve perde il suo Ronaldo nel consiglio d’amministrazione. Ed è un vuoto che pagherà caro.