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Finale Napoli-Inter per la Supercoppa della vergogna: un flop in mondovisione

Il primo che dovrebbe rifletterci sopra Luigi De Siervo, ad della Lega Serie A, che alla vigilia era riuscito a dire che «siamo soddisfatti di poter giocare qua in Arabia Saudita"

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
Finale Napoli-Inter per la Supercoppa della vergogna: un flop in mondovisione

La Supercoppa della vergogna. Napoli Inter in finale, e meno male che c’è l’Inter, l’unica cosa bella di questa final four, ma non c’è da stare allegri, anche se qualcuno preferisce far finta di niente. Il primo che dovrebbe rifletterci sopra Luigi De Siervo, ad della Lega Serie A, che alla vigilia era riuscito a dire che «siamo soddisfatti di poter giocare qua in Arabia Saudita. Le quattro squadre faranno sì che il pubblico saudita saprà apprezzare il livello che si vedrà in campo». Non era una battuta. L’aveva detto seriamente. Peccato che il pubblico fino adesso non fosse molto attratto dall’avvenimento.

Per Napoli Fiorentina 9mila biglietti venduti, ma ancora meno spettatori sugli spalti. Un deserto mortificante in mondovisione a far da sponsor al nostro calcio. Complimenti. Tanto più se facciamo un paragone con la Supercoppa spagnola giocata negli stessi stadi, appena una settimana fa, tutti sold out. Per noi, invece, cornice da calcio dilettanti. La nostra non era una Supercoppa. Era una Supercoppa. E' uno spot alla Superlega. Perché questo è stato un disastro annunciato, visto che gli arabi si sono lamentati da subito: aspettavano il Milan e la Juve, e non è venuta nessuna delle due. La Juve, il Milan e l’Inter, in rigoroso ordine decrescente, sono gli unici brand che interessano da queste bande. Alla fine, doveva essere lo spot del calcio italiano, e si è rivelata un fallimento su tutti i piani, sportivi, etici e di immagine. Un vero e proprio flop in mondovisione, che nuoce pure non poco alla strombazzata fidelizzazione al campionato italiano in terra araba.

Il tanto criticato Sarri, rimbrottato da Lotito e da De Siervo naturalmente («Non può aver detto quelle cose», e invece sì, le aveva proprio dette), aveva ragione: «Andiamo a elemosinare in giro per il mondo. Questo è tutto fuorché sport, in maniera miope, un prendi i soldi e scappa. Se questo è il calcio moderno sono felice di essere vecchio». Senza considerare poi che l’Arabia è uno dei posti peggiori al mondo in materia di diritti umani. Il business non guarda in faccia a nessuno, e va bene. Resta il fatto che questo Paese, dove abbiano scelto di venire a far figuracce, applica la legge islamica nella maniera più rigida. La pena di morte è prevista per omicidio, stupro, rapina armata, traffico di droga, stregoneria, adulterio, sodomia, omosessualità, tradimento, spionaggio, reati militari e persino per apostasia, cioè la rinuncia all’Islam. Alla nostra Lega non importa. Preferiamo presentare questa immagine pessima del nostro calcio, che non si merita tutto ciò, ma una dirigenza più qualificata, migliore, che cominci a fare finalmente delle scelte giuste.

Adesso aspettiamo la finale di questa SuperCoppa che comunque distribuisce più soldini che la Coppa Italia: 8 milioni a chi vince, 5 alla seconda, uno e mezzo a testa alle altre. Due tre a zero hanno risolto le semifinali. L’Inter non ha solo rispettato il pronostico, ma ha fatto vedere pure un gran calcio. Non si può dire altrettanto delle altre tre.

La prima sfida, in uno scenario da brutti ricordi, stile Covid, con le urla delle panchine e dei giocatori a riempire le orecchie nello stadio desolatamente vuoto, se l’è aggiudicata il Napoli nuova versione, scuola Mazzarri, cinque dietro e tanti saluti al calcio champagne di Spalletti. Il cambiamento radicale, però, con la Fiorentina ha funzionato: tre a zero netto, Simeone e doppietta di Zerbin. Novanta minuti in difesa e tutti gol in contropiede, come piace al suo tecnico. I viola possono rimpiangere il rigore sbagliato da Ikoné nel primo tempo, ma per il resto hanno fatto poco o niente, ingolfando la metà campo affollatissima degli azzurri senza impensierire mai la trincea di Mazzarri.

Copione diverso per Inter Lazio. Innanzitutto sugli spalti: niente sold out, ma stavolta pubblico ce n’era. Una squadra in campo che ha fatto tutto quello che ha voluto, e un’altra che non s’è capito bene che cosa sia venuta a fare qui. Praticamente inesistente. Gli uomini di Inzaghi hanno dominato in lungo e in largo fio a che hanno voluto, tre gol, due traverse, una quantità incredibile di azioni pericolose. I nerazzurri sembrano giocare un altro sport rispetto alle modeste avversarie della serie A. La prima traversa di Lautaro sarebbe da far rivedere nelle scuole calcio tanto è stata entusiasmante e veloce. Thuram, Calhanoglu su rigore (calcione di Pedro a Lautaro) e Frattesi i marcatori. Col Napoli e il catenaccio di Mazzarri sarà un’altra partita. L’Inter avrà anche un giorno in meno di riposo, e questi può pure contare qualcosa. Però se l’Inter giocherà ancora così, almeno salviamo la faccia.        

Pierangelo Sapegnodi Pierangelo Sapegno   
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